Libera Cronaca da Italia bene comune di pochi 1758 del 24 e 25 febbraio 2016

Libera Cronaca da Italia bene comune di pochi 1758 del 24 e 25 febbraio 2016

Je suis Charlie

# No al facismo”

# Se togliendo i diritti agli operai si incentiva l’Occupazione, perché non togliere i diritti -privilegi ai politici italiani per incentivare la Democrazia?

# Non si può condannare la parola

Dal numero 1536 qualunque e-mail pubblicata sul blog liberacronacachenonce sarà anticipata da nome, cognome del soggetto che l’ha inviata e da questa SPECIFICAZIONE: il blog non si assume nessuna responsabilità in ordine alla veridicità delle comunicazioni. Ciò non ci esime eventualmente dall’ intervenire su quanto riteniamo pregiudizievole. E’ assicurato il diritto di replicare. Evitiamo le offese, il turpiloquio, le ingiurie alla razza/sesso/religione e il ricorso al linguaggio che violi la legge italiana, istighi a delinquere, alla violenza, alla diffamazione, ecc.. Precisato ciò, il blog liberacroanacachenonce non potrà essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi dei diritti di terzi.

Blogger Giuseppe Vezzoni

giuseppevezzoni@gmail.com

E se i politici italiani fossero petalosi?

E se i politici italiani fossero davvero petalosi, ossia che promettono il cambiamento con i peti che fuoriescono loro dalla bocca? Aria che profuma di indennità e vitalizi vari.

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Premio Fondazione Henraux

In memoria di Erminio Cidonio

Da Newsletter Fondazione Terte Medicee, addì 23.2.2016

bando HENRAUX 2016

La Fondazione Henraux, nata per onorare con progetti culturali e scientifici la tradizione della lavorazione del marmo nei diversi ambiti della scultura e del design, dell’architettura e della decorazione, bandisce un concorso pubblico, riservato a giovani scultori, per la partecipazione al “III Premio Internazionale di Scultura Fondazione Henraux, in memoria di Erminio Cidonio”, da tenersi nel mese di Luglio 2016 presso la Henraux S.p.A. di Querceta di Seravezza.

Il premio è nato nell’anno 2012 in linea con la prestigiosissima storia dell’azienda, che ha sempre fatto propria consuetudinee metodo di lavoro la collaborazione con i grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, e la valorizzazione di giovani talenti. L’esempio più fulgido è dovuto alla passione e lungimiranza di Erminio Cidonio (amministratore unico dell’azienda) che, a partire dai primi anni Sessanta del Novecento, invitò presso Henraux i più importanti scultori dell’epoca
(Henry Moore, Hans Jean Arp, Henri Georges Adam, Joan Mirò, Georges Vantongerloo, Emile Gilioli, Francois Stahly, Antoine Poncet, Alicia Penalba, Morice Lipsi, Maria Papa, Jacques Lipchitz, Rosalda Giraldi, lsamu Noguchi e molti altri ancora), realizzando numerose loro opere e gettando le basi per la istituzione di un museo di scultura.

In una fase storica di rilancio del settore e di nuovo interesse artistico, manifestato dal sempre più frequente utilizzo del marmo nelle avanguardie, la Fondazione intende attrarre e sostenere i giovani artisti nell’utilizzo del marmo e nell’elaborazione di opere d’ingegno in cui possano essere coniugate e rinnovate le antiche tradizioni manifatturiere con le nuove esigenze concettuali della creatività presente.

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Contenzioso Enel Comune di Stazzema sui canoni concessori non ricognitori

” L’ Enel ha rinunciato alla sospensiva per una sentenza più rapida. Pertanto il Tar non ha emesso nessun provvedimento,né ha espresso valutazione sul ricorso”.

Dal consigliere Baldino Stagi,addì 24.2.2016

Enel ribatte al comune

Stazzema_ La Nazione di ieri ha pubblicato un comunicato con il quale ENEL smentisce drasticamente le affermazioni del sindaco Verona il quale ha diffuso la falsa notizia della vittoria del Comune nel ricorso al TAR per la vicenda dei “canoni concessori non ricognitori”. Vedremo come la vertenza contro ENEL andrà a finire, intanto mi prendo la briga di scrivere, ancora una volta, che il dott. Verona non è per niente attendibile e lo dico avendone avuto ormai più di una dimostrazione certa. Tempo fa mi vidi addirittura costretto a darne notizia al Prefetto il quale, però, non ha ritenuto di dover intervenire ma prima o poi qualcosa dovrà pur accadere.  In un paese civile gente come questa sarebbe costretta al ritiro dai suoi stessi elettori, in Italia, invece,  è quasi  considerato un vezzo. Bene, questo conferma ancora una volta che il detto “ognuno ha il governo che merita” è più che mai attuale con buona pace degli stazzemesi che continueranno a pagare concessioni cimiteriali e unità collabenti. In questi casi a Terrinca si dice che “il male cerco un’è mai assai”. Ma come si può sopportare che un amministratore possa utilizzare la sua posizione per diffondere a mezzo stampa notizie non vere ? E come possono i cittadini fidarsi di un simile personaggio quando fa ricorso continuamente a un siffatto comportamento? E come fanno i consiglieri di maggioranza a tacere e sottostare a simili eccessi?

Il consigliere comunale sempre orgogliosamente all’opposizione. Baldino Stagi

Re: Il corsivo è stato posto da Libera Cronaca.

Per meglio comprendere, da Libera Cronaca n. 1736:

Di fatto il Tar ha dato ragione al Comune di Stazzema”, commenta il Sindaco Maurizio Verona, “sulla possibilità di applicazione dei canoni concessori e non ricognitori per i quali avevamo già previsto le relative entrate. Sono somme che riteniamo siano dovute e che evidentemente, anche in seguito alla sentenza del Tar sono risultate applicabili. Sono risorse che aumenteranno la capacità di spesa del nostro Comune e che finanzieranno opere importanti per i nostri cittadini. La sentenza ci conferma la bontà del percorso che avevamo svolto lo scorso anno”.

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Teatro. “Don Milani, un viaggio lungo un mondo”. Lo spettacolo di Gionni Voltan in scena il 26 febbraio alle Scuderie Granducali di Seravezza

Da Ufficio Stampa, iLogo, Fabrizio Lucarini Seravezza, 23 febbraio 2016Foto2 scena spettacolo

Seravezza_ La vicenda umana e religiosa di Don Milani, il parroco di Barbiana, raccontata grazie alle testimonianze dei suoi “ragazzi” per parlare ancora di giustizia, libertà, responsabilità e conoscenza. E’ questo lo spettacolo “Un viaggio lungo un mondo” di Gionni Voltan che andrà in scena venerdì 26 febbraio alle ore 21.15 sul palco del Teatro delle Scuderie Granducali di Seravezza in Versilia (Lu). Un evento che rientra nel cartellone 2015/2016 dal titolo “Dentro le storie” con la direzione artistica di Elisabetta Salvatori e organizzato da Fondazione Terre Medicee e Comune di Seravezza. Don Lorenzo Milani (Firenze 27 maggio 1923, Firenze 26 giugno 1967), è stato una delle figure più controverse e contrastate della Chiesa cattolica tra gli anni ’50 e ’60. Un grande uomo e sacerdote a cui Gionni Voltan da voce con un monologo a dir poco commovente.  Semplice nella messa in scena (un leggio, un ombrello, musica e video proiezioni di foto di repertorio tra cui anche le foto degli “allora ragazzi” a cui dobbiamo le testimonianze) e senza alcun dubbio efficace anzi, la storia di quest’uomo che ha lottato tutta la vita per l’istruzione dei meno abbienti, per difendere l’obiezione di coscienza, per la trasmissione pedagogica della sua conoscenza di maestro è portata da Voltan con tale sincero trasporto, con una tale coinvolgente empatia da lasciare chiunque vi assista con un forte disarmo interiore. Lo spettacolo nella sua semplicità è l’occasione per conoscere meglio una persona che forte del suo potenziale umano, ha intrapreso una vera rivoluzione nel luogo in cui si trovava, andando con coraggio contro l’istituzione che professava il suo stesso credo solo in apparenza, infondendo speranza e spirito di collaborazione in tutti i ragazzi a cui insegnava, non piegandosi mai nemmeno per un attimo alle imposizioni che andavano contro la sua natura. Claudia Capellini con questo testo, Gionni Voltan con la regia e con la sua prova di attore offrono uno spunto di riflessione profondo, partendo dal racconto di una vita che ha lasciato il segno, senza acclamazioni, fasti o riconoscimenti spettacolari, ma con l’incisività di chi punta a creare valore e umanità.  Info e prevendite:  Fondazione Terre Medicee: tel. 0584.757443, mail:segreteria@terremedicee.it  sito web:  www.terremedicee.it   

Gionni Voltan nato a Prato nel 1961, Ha frequentato e concluso come attore la scuola teatrale fiorentina di “Orazio Costa” “anno 1981/82-82/83”; precedentemente ha frequentato la scuola di recitazione del teatro Metastasio di Prato, diretta da Mario Rellini “1980/81”. Infine ha partecipato a vari laboratori: “Clown-Mimo” diretto da Lando Francini a Milano; “Danza moderna” C/O Studio Performance a Firenze; “Canto lirico” c/o Scuola comunale G. Verdi a Prato. Dal 1984 al ‘92 ha lavorato in vari spettacoli come attore e regista nella compagnia teatrale T.P.O., compagnia convenzionata con il teatro Metastasio, Stabile della Toscana. Nel 1997 ha fondato l’Associazione Culturale “Aracne”, svolgendo un’intensa attività didattica rivolta ai ragazzi e agli adulti, incentrando i propri laboratori a partire dal metodo basato sulla narrazione e sulla lettura animata di letteratura per ragazzi e per adulti. Il progetto di Letture/Spettacolo “L’arte di narrare” e “Il Salotto di Lettura” svolto insieme all’attore Bruno Santini, è stato rappresentato in decine di città e luoghi diversi come biblioteche, scuole, ludoteche, teatri ecc.

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Seravezza Fotografia. Domani alle Scuderie Granducali si apre al pubblico la mostra collettiva “Falsi d’Autore”. Sabato, alle 17,30, l’inaugurazione ufficiale

Un evento espositivo organizzato dal Gruppo Fotografico Iperfocale sul tema del falso nella fotografia ma proposto in modo divertente e creativo.

Ufficio Stampa agenzia ILogo, Prato. Fabrizio Lucarini ,Seravezza, 24 febbraio 2016Falsi-dAutore

Seravezza_ Si apre domani giovedì 25 febbraio alle 15 presso le Scuderie Granducali di Seravezza (Lu), la mostra collettiva del Gruppo Fotografico Iperfocale di Pietrasanta dal titolo “Falsi d’Autore”. Si tratta di uno degli eventi espositivi della XXIII edizione di Seravezza Fotografia, appuntamento ormai consolidato a livello nazionale organizzato dalla Fondazione Terre Medicee, dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Seravezza con il patrocinio della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e la direzione artistica di Ivo Balderi. “Falsi d’Autore” è nata da un’idea di Libero Musetti, presidente del Gruppo Fotografico Iperfocale. Il risultato è un percorso espositivo che comprende 23 grandi fotografie scattate dai componenti del gruppo che si sono ispirati, reinterpretandole però con divertente ironia, alle fotografie di autori famosi ma mettendoci la propria visione, talvolta per sfida, o semplicemente per misurarsi in creatività ma sempre con grande rispetto delle regole del gioco. Una libera interpretazione di scatti famosi realizzati da grandi fotografi di fama mondiale come Giovanni Gastel, Robert Mapplethorpe, Erika Bresson, Robert Capa, Elliott Erwitt, Francesca Woodmann, James Nachtwey. “Ci si fa beffa della verità, non solo per sovrapporsi ma, anzi, per primeggiare sul capolavoro fotografico originale”, spiega Susanna Bertoni una delle autrici e vicepresidente del Gruppo. “Non ci siamo accontentati di replicare immagini famose – prosegue – ma ci abbiamo messo del nostro, quasi in competizione con il maestro e con la foto originale. Una vera prova di carattere, quindi, un braccio di ferro con il fotografo riconosciuto, uno splendido gioco sapientemente condotto da tutti i componenti del gruppo in completa sintonia ed affiatamento artistico”. La mostra sarà aperta da giovedì 25 febbraio ad ingresso libero fino al 6 marzo dal giovedì al sabato dalle 15 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 19. L’inaugurazione ufficiale invece è prevista sabato 27 febbraio alle ore 17.30. Prosegue poi al Palazzo Mediceo di Seravezza, viale L. Amadei 230, la mostra principale della rassegna del maestro Franco Fontana dal titolo “Full color, Polaroid e astrazioni architettoniche”. Curata da Denis Curti, l’esposizione ripercorre gli oltre cinquant’anni di attività di questo grande fotografo, tra i primi in Italia, a schierarsi con tanta convinzione e fermezza in favore del colore rendendolo protagonista in particolare nelle fotografie dedicate al paesaggio. La mostra di Franco Fontana è aperta  fino al 10 aprile 2016 dal giovedì al sabato dalle 15 alle 19 e domenica e festivi 10 – 19. Il biglietto d’ingresso al Palazzo Mediceo è di 6 euro (intero),  4 euro (ridotto).

Info e programma: www.seravezzafotografia.it   tel. 0584.757443/756046

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Don Innocenzo Lazzeri, il dott. Mario Lucchesi di Pietrasanta e i coniugi Giuseppe Mansueto Rossi e Maria Rossi di San Pellegrino in Alpe proclamati “Giusti tra le Nazioni”Busto don Innocenzo Lazzeri 001

Da Marco Piccolino,addì 23.2.2016,postato ore 06,35 del 24.2.2016

Caro Giuseppe, oggi ho ricevuto una bella notizia, dalla Yad Vashem, l’organizzazione israeliana che conserva la memoria della Shoa, che ti trasmetto perché farà piacere a tutte le persone interessate ai tragici eventi del ’44 e, più in generale, a tutti i versiliesi.

Don Innocenzo Lazzeri, insieme con altre tre persone, il dott. Mario Lucchesi di Pietrasanta e i coniugi Giuseppe Mansueto Rossi e Maria Rossi di San Pellegrino in Alpe nel Comune di Castiglione Garfagnana sono stati proclamati “Giusti tra Nazioni” (Righteous among the Nations) per l’aiuto dato, a partire dal 1943 alle famiglie ebraiche Ventura e Sraffa di Pietrasanta, anche a rischio della loro vita.
Io ho ricostruito questa storia che inizia a Farnocchia dove nella seconda metà del ’43 gli abitanti del paese nascondono e proteggono gli Sraffa, e poi don Innocenzo che li fa rifugiare nella canonica quando l’ostetrica del paese ne denuncia la presenza; e poi prosegue ancora con il loro spostamento (aiutati dai farnocchini) prima a Greppolungo, poi da Camaiore a Castiglione Garfagnana e San Pellegrino in Alpe (prima nell’auto di Mario Lucchesi, figlio del famoso Pietro, direttore dell’ospedale di Pietrasanta, e poi a piedi da Castiglione a San Pellegrino) sulla base soprattutto del racconto di Franca Sraffa, l’unica diretta  protagonista ancora in vita.

Ho inviato la domanda alla Yad Vashem nel maggio del 2005, allegando le testimonianze  oltre che di Franca Sraffa, e di Elisa Pardini e Franco Bertelli, due anziani  abitanti di Farnocchia che penso tu conosci, e che ti allego per darti un quadro della storia. 

E’ una storia bella di solidarietà e, almeno in senso morale, molti abitanti di Farnocchia, dovrebbero ricevere questa designazione. Un caro saluto, Marco Piccolino

RE: Alcuni passaggi tratti dalle testimonianze che hanno consentito la proclamazione di “Giusti fra le Nazioni”. I testi ci sono stati inviati da Marco Piccolino, che ringraziamo

“(….) Quando mia sorella nacque, l’ostetrica del paese, Siria Catelani, che era di ideologia fascista, si recò al comando tedesco per denunciare la presenza in paese di una famiglia ebrea. In questa condizione di grave pericolo fummo accolti per alcuni giorni dal parroco di Farnocchia, Don Innocenzo Lazzeri, che ci nascose nella canonica. Accadde però che la stessa ostetrica informò i fascisti o i tedeschi del nostro rifugio e venne una pattuglia a fare una perquisizione nella canonica. Ricordo sempre quei terribili momenti. C’eravamo rinserrati in un luogo nascosto della canonica e la mia sorella di pochi mesi era attaccata al seno di mia madre. Se fosse accaduto che la bimba avesse smesso di succhiare il latte materno e avesse iniziato a piangere, la nostra presenza sarebbe stata svelata, e io e la mia famiglia, insieme al sacerdote che ci aveva ospitato, avremmo corso un grave pericolo per la nostra vita (…)”. “(…) Io sono fermamente convinta che, per l’aiuto che ci hanno dato in quell’epoca difficile, queste persone che hanno permesso la nostra salvezza meritino di essere inclusi nel novero dei Giusti delle Nazioni di Israele. Tra questi in particolare Don Innocenzo Lazzeri e Maria Rossi. E poi anche Giuseppe Mansueto Rossi, e i loro figli Franco e Franca Rossi, la sorella di Maria, Rosina Rossi, e il Dott. Mario Lucchesi”.

In fede, Franca Sraffa, vedova Venturelli (Marina di Pietrasanta, 18 Aprile 2015 )

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“(…) Ad un certo punto, a causa dei pericoli a cui andavano incontro persone di religione ebraica, questa famiglia fu costretta ad abbandonare la propria abitazione e venne nascosta nella canonica della Chiesa di San Michele dal parroco Don Innocenzo Lazzeri. In quel periodo ospitare o aiutare ebrei poteva comportare gravissime conseguenze, e il nostro parroco lo fece con generosità conoscendo i pericoli a cui andava incontro (…)”.

In Fede Franco Bertelli (Farnocchia 18 aprile 2015)

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” (…) Improvvisamente verso la fine del 1943, gli Sraffa non si videro più in paese. Io chiesi a mia madre più volte dove erano andati, ma mia madre non volle dirmi mai nulla. Seppi dopo la guerra che erano stati ospitati per alcuni giorni nella canonica dal nostro parroco, Don Innocenzo Lazzeri, e poi erano andati via da Farnocchia. Era a quel tempo molto pericoloso ospitare ebrei o dare loro qualsiasi tipo di aiuto. Don Innocenzo, pur conscio dei pericoli a cui andava incontro, non esitò a farlo (…) “.

In Fede Elisa Pardini (Farnocchia 18 aprile 2015)

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Una migliore memoria per Adelia e Maria Giovanna BerrettiPresentazione in Sant'Agostino 001

Mulina di Stazzema 22 febbraio 2016

Egr. Sig. Sindaco di Stazzema

Giunta Comunale

Consiglieri comunali

Comitato Onoranze Martiri di Sant’Anna di Stazzema

Oggetto: Una migliore memoria per Adelia e Maria Giovanna Berretti, rispettivamente di anni 19 e di anni 23 , trucidate il 12 agosto 1944 in località Mulini di Sant’Anna. (Prot. n. 1900 del 22.02.2016)

Signor Sindaco,

la testimonianza che pongo alla sua attenzione correda con maggiori e inediti particolari la tragica vicenda delle sorelle Adelia e Maria Giovanna Berretti, uccise dai nazifascisti il 12 agosto 1944 in località Mulini di Sant’Anna.

La signora Maria Bresciani, moglie del superstite di Sant’Anna Angiolo Berretti, deceduto l’8 maggio 2015, ci ha confidato un cruccio che finora non aveva rivelato a nessuno a riguardo di una migliore memoria a favore di Adelia e Maria Giovanna Berretti, sorelle maggiori di suo marito Angiolo, trucidate dai nazifascisti il 12 agosto 1944 in località Mulini di Sant’Anna.

A sentire la signora le due ragazze meriterebbero una memoria specifica per il fatto che si prodigarono ad avvertire e conseguentemente a mettere in salvo molti abitanti di Sant’Anna, soprattutto gli uomini. Esse potevano salvarsi, ma il babbo Eugenio, già al lavoro quella mattina nel suo podere sotto Foce di Compito, dopo essere stato avvertito dalle figlie di mettersi in salvo comandò loro di andare a dare l’allarme che stavano per arrivare tanti sconosciuti.

Effettivamente il comportamento esemplare delle due giovani sorelle meriterebbe una memoria più adeguata, anche per storicizzare su un marmo quanti, come Adelia e Maria Giovanna, si spesero durante quella drammatica imminenza della strage per dare l’allarme e mettere in salvo il più possibile gli abitanti maschi del paese.

Le due sorelle, di mattina presto, erano partite dalla casa di Sennari per andare al Mulino di Samuele, in località Fornetto di Pontestazzemese, a macinare un bolgetto di granturco.

Testimonianza di Maria Bresciani, moglie del superstite della strage di Sant’Anna Angiolo Berretti. (Raccolta da Giuseppe Vezzoni il 17 febbraio 2016)

La signora Maria Bresciani in Berretti ci ha raccontato cosa avvenne all’alba della strage, in località Foce di Compito.

« O babbo, scappate perché ci sono tanti tedeschi ma anche degli italiani che vengono su » dissero Adelia e Maria Giovanna al genitore.

« A me non ci pensate, io so già dove nascondermi. Andate a Sennari e cercate il più possibile di avvertire gli uomini e i giovanetti che ci sono i tedeschi. Mi raccomando, camminate e avvertite! » rispose loro il padre Eugenio.

La signora Maria ha ipotizzato le località di Sant’Anna da cui le due sorelle potrebbero essere passate a dare l’allarme prima di giungere a Sennari scendendo dalla Foce di Compito: dai Bambini, dal Moco, dal Colle e da Fabiani.

A riprova del racconto che ci ha fatto la signora Maria, richiamiamo l’articolo che Giuseppe Vezzoni scrisse per il Corriere della Versilia l’11maggio 2004.

Nei giorni scorsi è salita alla ribalta della cronaca la notizia dei 202 fascicoli che nel dopoguerra furono inviati alla magistratura ordinaria. Essi contenevano denunce raccolte dagli inquirenti italiani contro civili e militari che si macchiarono di reati compiuti, eccidi, rapine, furti, che causarono la morte 750 persone. Nei faldoni c’erano i nomi dei collaborazionisti italiani. Tuttavia, solo pochi procedimenti penali furono portati a sentenza. Il superstite di Sant’Anna, Angelo Berretti1, ci scrive una lettera al riguardo, ricordando il detto che quando il ladro è in casa, non si scopre mai.

Nonostante il tempo di 60 anni trascorsi dalla strage di Sant’Anna – scrive Berretti i collaborazionisti italiani restano avvolti nella nebbia.

Quale fu il motivo di quell’orribile tragedia, quali furono i nomi di coloro che fecero strada ai militari tedeschi ? chiede il superstite, ricordando le centinaia di persone che furono sorprese ancora nel sonno durante quel sabato del 12 agosto 1944.

Un eccidio – accusa Berretti – che non fu sentito dai politici italiani del tempo. I superstiti di allora ben conoscevano la verità, di come andarono le cose. Ma dalle autorità italiane queste testimonianze – prosegue la lettera – non furono ascoltate, nonostante che alcuni scampati avessero affermato la presenza di versiliesi, facendo i nomi degli accompagnatori dei tedeschi. Tutto restò lettera morta. Un eccidio senza senso di donne, vecchi e bambini, avvenuto per rancore, che restò nell’armadio della vergogna.

Vergogna sopra vergogna – rincara Angelo Berretti – se non si vuole scoprire le persone versiliesi che fecero da guida ai tedeschi. Forse personaggi scomodi! Quella mattina le mie due sorelle, Maria di 23 anni e Adelia di 19, erano appena partite da Sennari per andare a macinare un pochino di granturco al molino delle gobbette, a Pontestazzemese. Giunte sulla Foce di Compito racconta il superstite – dal versante della Porta, laggiù sul sentiero alle grotte di Compito, videro salire degli uomini. Si misero ad ascoltare. Sentirono un uomo che diceva agli altri:

« Coraggio, tra pochi minuti siamo in cima!»

Poi altre voci, ma di stranieri. Maria e Adelia tornarono indietro. Incontrarono mio padre, già nei campi, il quale capì immediatamente dal racconto delle figlie che stava per avvenire un rastrellamento. Disse loro di avvertire gli uomini che trovavano e che restassero accanto alla mamma, che lui si sarebbe nascosto.

Maria Bresciani ci racconta quanto avvenne a Sennari alla famiglia di Eugenio Berretti dopo che le due figlie avevano avvertito che stavano per sopraggiungere i tedeschi. Nel dopoguerra Anna Donatini diventerà sua suocera e il figlio Angiolo suo marito2.

” Dopo essere state avviate dai tedeschi verso Valdicastello, giunte nel bosco le ragazze, la madre Anna ( Donatini Anna) e il figlioletto Angelo andarono a nascondersi in una grotta in un luogo che è conosciuto come ” Le Buche di Davide”. Poiché c’era il timore che portassero via anche i ragazzi, mia suocera, per far vedere che Angiolo non poteva camminare, aveva fasciato il figlio a un ginocchio confidando che la fasciatura potesse evitare questa drammatica eventualità. Il destino volle che la sorella di Anna, Ines (Donatini Ines), zia di Adelia e Maria Giovanna, passasse nei pressi della buca e chiamasse il babbo Aristodemo (Donatini Aristodemo) per sapere dove si trovasse.

« Papà, papà, dove sei? » continuava a chiamarlo nel bosco3.

L’uomo le rispose che non pensassero a lui che era nascosto nel bosco sotto uno strato di foglie.

A questo punto le due giovani sorelle, avendo sentito la zia, dissero alla mamma :

« Mamma, mamma, noi siamo qua drento ma la zia è là fuori. Non possiamo fa finta di niente. Bisogna uscì e dille duve siemo».

La madre annuì e le due ragazze uscirono dalla buca mentre la madre con il figlio Angiolo si fermò all’ingresso. Nel momento in cui Adelia e Maria Giovanna avevano messo i piedi sul viottolo che mena a Valdicastello, arrivarono dei tedeschi e le indirizzarono verso valle, come la zia Ines. La mamma, invece, fece appena in tempo a rientrare nella buca e non fu vista.

Adelia e Maria Giovanna, giunte in località Mulini di Sant’Anna, differentemente a quanto fece la zia, la quale non volle fermarsi al mulino e continuò verso Valdicastello come le era stato ordinato, si fecero convincere a fermarsi nella località per attendere la madre e il fratellino Angiolo, rassicurate dal fatto che i tedeschi erano già passati la mattina.

La mugnaia, ( Pardini Maria), oltre a rassicurare le due ragazze le invitò a mangiare un boccone.

« O bimbe, scommetto che un’avete fatto nianco colazione. ‘ Spettate quì la mamma, che fo du’ ciacci da mangià. I tedeschi son già passi stamani e un torneranno di novo».

Purtroppo non fu così. I nazifascisti passarono nuovamente sul far del mezzogiorno dalla località Mulini di Sant’Anna e massacrarono la gente che vi trovarono.

Dalla testimonianza di Giuseppe Pardini:

” (…) Ai Mulini mia sorella Pardini Maria, suo sposo Mancini Egisto. Li uccisero ai piedi di un castagno sotto la strada, ad una decina di metri dal suo mulino. Nel mulino aderente alla macina le due sorelle Berretti Lilia4 e Maria. Per quanto potei vedere dopo la liberazione erano state uccise, massacrate, perché non c’era un segno di arma da fuoco”.

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Signor Sindaco,

restiamo a disposizione per ulteriori precisazioni o per eventuali iniziative amministrative che questa testimonianza potrebbe stimolare.

Cordiali saluti.

Lì Mulina di Stazzema 22.2.2016

Giuseppe Vezzoni

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Peter Randall-Page  news  projects  exhibitions

New sculpture at Tremenheere Sculpture Gardens, Cornwall
March 20161- 9503a8cb-1082-4d3b-955a-a3b795e49548

A new monumental two piece work by Peter goes on show at Tremenheere.
The dramatic landscape provides a stunning backdrop to contemplative and inspirational artworks by internationally renowned artists. The gardens include permanent works as well as a changing programme of exhibitions and ephemeral installations. More information at 
www.tremenheere.co.uk

Installation at Riverwalk, Millbank, London 
March 20162- 7624ff4a-cadb-45da-85be-b6e088307dfe

Shapes in the Clouds II is being installed in March and will be on public view from summer 2016 located at Riverwalk House between Millbank and the North end of Vauxhall Bridge, a short walk from Tate Britain. 

Curated by Patrick Morey-Burrows of ArtSource.
www.art-source.co.uk

Sculpture Fields exhibition
Ricki Scopes Gallery
Riedlingen, Germany
15 Feb – 15 March 20163- 57c414ea-7266-41be-a9ef-0a71dbbb0601

Peter shows a number of prints in this group exhibition to promote the Sculpture Fields near the Federsee, Oggleshausen, Germany (where his sculpture Federstein is located). The exhibition includes previously unseen paintings, prints, models and film material from many of the artists involved in the original symposiums.

Gerold Jaggle gives a guided tour of the Sculpture Fields on 28 February at 3pm.4- 8c16d76dde4d4575861cd7e608f5e6b4

More information at rickisworkshop.jimdo.com

Force of Nature Exhibition Galerie Valerie Bach Brussels5- dcf71c8f662e48efa7b3cd3fe0016fdf

12 March – 21 May 20166- 09c43d3e-c2fb-4945-a711-a3090387b3a7

Curated by James Putnam, this group exhibition brings together exciting new work – including artists Peter Randall-Page, Mat Chivers, Susan Derges & Kate MccGwire.

More information at www.galerievaleriebach.com

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Pedalata odierna: Mulina Marzocchino, Stazzema capoluogo, curva del Silvano, inizio sterrato Stazzema-Gallicano, La Croce, Mulina.

Stamani abbiamo preso la pioggia da Marzocchino a Seravezza e dalla Curva del Selvano a Mulina. Tuttavia abbiamo percorso oltre 35 km, di cui almeno nove in salita. Niente macchina fotografica. Abbiamo pedalato quasi sempre con la pioggia incombente e in alcuni tratti sotto la pioggia. Ma ormai eravamo partiti, decisi a compiere la pedalata. La previsione di pioggia certa per i prossimi giorni non ci consentirà di salire in bici. Ne riparleremo lunedì prossimo.

1_ Angiolo Berretti in vita si è sempre firmato Angelo.

2_ Da notare che questa accurata ricostruzione non si ritrova nella deposizione che Angiolo Berretti rilasciò l’11 novembre 2004 nell’aula del Tribunale militare di La Spezia. Dalla pag. 83 del libro Tra le pieghe della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema nel settantesimo della Liberazione di Giuseppe Vezzoni (Pezzini editore, gennaio 2016). Angiolo Berretti testimonia:

« Nel bosco ognuno ha preso la sua destinazione che meglio ha creduto: alcuni hanno proseguito verso Val di Castello mentre altri, come me e la mia mamma e altre persone, ci siamo nascosti nel bosco e siamo rimasti lì in attesa che questi spari calmassero. Eravamo di fronte alla chiesa e siamo rientrati a casa circa alle tre del pomeriggio,mentre due sorelle che hanno proseguito per Val di Castello le hanno uccise a Molini di Sant’Anna ».

3_ Anna e Ines chiamavano il padre papà e non babbo perché erano ritornate da bambine in Italia dall’America e pertanto non avevano la dimestichezza toscana e versiliese di usare il termine babbo per rivolgersi al genitore.

4_ Giuseppe Pardini scrive Lilia ma il nome della sorella più giovane è Adelia.

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