Libera Cronaca da Italia bene comune di pochi 1697 del 7 e 8 dicembre 2015

Libera Cronaca da Italia bene comune di pochi 1697 del 7 e 8 dicembre 2015

Je suis Charlie

# No al facismo”

# Se togliendo i diritti agli operai si incentiva l’Occupazione, perché non togliere i diritti -privilegi ai politici italiani per incentivare la Democrazia?

# Non si può condannare la parola

Dal numero 1536 qualunque e-mail pubblicata sul blog liberacronacachenonce sarà anticipata da nome, cognome del soggetto che l’ha inviata e da questa SPECIFICAZIONE: il blog non si assume nessuna responsabilità in ordine alla veridicità delle comunicazioni. Ciò non ci esime eventualmente dall’ intervenire su quanto riteniamo pregiudizievole. E’ assicurato il diritto di replicare. Evitiamo le offese, il turpiloquio, le ingiurie alla razza/sesso/religione e il ricorso al linguaggio che violi la legge italiana, istighi a delinquere, alla violenza, alla diffamazione, ecc.. Precisato ciò, il blog liberacroanacachenonce non potrà essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi dei diritti di terzi.

NON INVIEREMO PIU’ IL GIORNALIERO LINK DI LIBERA CRONACA,

IL GIORNALE CHE NON C’E’

COMUNICAZIONE:

A seguito dei ricorrenti disservizi di invio link che riscontriamo da settembre, dal numero 1670 di Libera Cronaca del 2 e 3 novembre 2015 cesserà questa operazione che sicuramente non agevolerà i contatti al blog ma che tuttavia eviterà, da ora in poi, di pensare che a causa della mancata ricezione del link il giornale che non c’è non sia uscito.

Da oggi, chiunque vorrà leggere ciò che sarà quotidianamente pubblicato su Libera Cronaca, non avrà altro che da scrivere su Google Giuseppe Vezzoni o liberacronacachenonce e subito dopo premere il tasto INVIO .

Blogger Giuseppe Vezzoni

giuseppevezzoni@gmail.com

GIUBILEO DELLA MISERICORDIA 2015

Dopo  quella della cattedrale di Bangui, oggi, Festa dell’Immacolata,

Papa Francesco apre la Porta Santa

della Basilica di San PietroDSCN3166

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Giubileo della Misericordia, una difficile occasione per essere umili e capaci di donarci

Da Giuseppe Vezzoni,addì 8.12.2015DSCN3158

Nei luoghi isolati abbiamo le sensazioni migliori a certificare che l’invecchiamento avanza e che solo isolandoci troviamo momenti di pacificazione con noi stessi. Simili ai gatti, andremo a morire là dove le ciance terrene non arrivano e la preghiera vera e non autoreferenziale è la sorgente di limpida acqua che sgorga improvvisa e inaspettata dal silenzio e dà sollievo al mal di roccia dell’anima.

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 A Pietrasanta si respira già il Natale 2015DSCN3171DSCN3169

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Da Salva banche al Risparmio in fumo

Da Massimo Tarabella, addì 2015

Con la vicenda del decreto salva-banche di questi giorni mi son ritornati due o tre episodi della storia bancaria italiana il cui epilogo si spera di scongiurare, istituendo un adeguato Fondo di Solidarietà. Il primo episodio è il famoso prelievo forzoso dai conti correnti operato dal Governo Amato nel 1992; l’altro quello dei bond Parmalat; e infine il coacervo di balzelli messi da Monti sui conti correnti qualche anno fa. Ognuno con singolari peculiarità, ma dall’uguale risvolto. Ciucciare soldi dai conti dei risparmiatori.

Il fatto è di questi giorni, ed è noto. Per salvare quattro banche che navigavano in cattive acque (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Cassa di Chieti) il Governo ha rimesso il conto anche ai piccoli risparmiatori che avevano sottoscritto le cd obbligazioni subordinate: vale a dire titoli bancari che vengono rimborsati in subordine (dopo) che sono stati rimborsati i creditori ordinari. Con il rischio che, raschiato il barile, i possessori di questi titoli rimangano a becco asciutto; com’è purtroppo avvenuto per circa, 20mila cittadini, che hanno complessivamente perso quasi 800 milioni. Tutto legale, tutto firmato dagli stessi risparmiatori per carità! Rei d’essersi fidati ciecamente dei consigli dei direttori delle loro filiali; i quali pur di incassare hanno tralasciato di spiegargli bene il rischio di non venir rimborsati in caso di liquidazione e/o fallimento della banca. Lo stesso Vice Ministro Morando ha affermato di essere consapevole che la natura delle obbligazioni subordinate “poteva non essere nota a tutti i risparmiatori”.

Adesso, al di là dell’aspetto quantitativo della perdita, la conseguenza più grave è il rischio di intaccare ancora una volta il rapporto di fiducia banca-risparmiatore, in un settore delicatissimo come quello dell’intermediazione del credito. Implicata è, ancora una volta, la mancata vigilanza sulle banche, da parte del Governo che della stessa Banca d’Italia, riguardo le operazioni mobiliari dubbie o rischiose che si operano sul mercato. La speranza di questi piccoli risparmiatori adesso è quella di venir coperti (rimborsati) dall’istituzione di un fondo di solidarietà; ma il problema è sempre quello della coperta corta. Ce ne sarà per tutti risparmiatori? E poi, da dove il Governo recupererà i quattrini? [Le prospettive di crescita PIL sono ancora zero e qualcosa]. Staremo a vedere.

RE: Sembrava una cosettina ed invece è una cosona, ona ona, tanto che ci viene da domandare se i sistema bancario italiano è sano e se i controlli si fanno per impedire che i risparmiatori siano spolpati dei loro risparmi. Così non parrebbe stando a quei 135mila risparmiatori a cui le quattro banche e gli amministratori e gli apicali hanno “ciucciato” loro tutti i risparmi. Considerata la situazione e la massa di prodotti ( si parla di 70 miliardi di euro) che come le obbligazioni subordinate sono stati stipulati e FATTI STIPULARE dagli istituti di credito italiani, il pensare che il fuoco sia stato spento e che non ci sia più il rischio che altri focolai possano propagare nuove fiamme nel sistema creditizio italiano ci pare di affidarci all’insensatezza. Ma gli amministratori e i dipendenti di queste quattro banche le hanno sottoscritte le obbligazione subordinate offerte ai clienti? La magistratura dovrebbe indagare se i dissipatori del denaro altrui hanno dissipato il loro o se invece lo hanno preservato. I responsabili non possono passarlo liscia dopo aver portato sul lastrico i loro clienti. Giuseppe Vezzoni,addì 7.12.2015

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La vendita dei certificati verdi dell’aria pulita delle Apuane

NB: Invitiamo i lettori di Libera Cronaca, per capire meglio l’intervento che ci ha inviato il consigliere comunale Baldino Stagi, di andare a leggere l’articolo, a firma di Tiziano Baldi Galleni, che è stato pubblicato su Il Tirreno di sabato 5 dicembre 2015

Caro Tiziano, credo sia opportuno dare voce anche alla opposizione sull’argomento affrontato sul giornale di ieri in base alle dichiarazioni del Verona. Ti mando quindi qualche riga e spero tu vorrai impegnarti per trovare spazio al dissenso. No ho niente in contrario se vorrai sentire anche Gian Piero per completare il quadro.

Ti saluto. Baldino

Dal consigliere comunale, Baldino Stagi, addì 6.12.2015

Stazzema_ Le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Verona sulla stampa a riguardo della “vendita dell’aria di Stazzema” sono fuorvianti e prive di fondamento. Il suo stesso comportamento tenuto in questi ultimi anni muove in senso contrario e quanto si legge sui giornali. Se premesse tanto al dott. Verona lo stato dell’aria stazzemese, non andrebbe cercando di installare un bruciatore a biomasse nella zona del Col del Cavallo alimentato con legname, i fumi andrebbero certamente ad impattare negativamente sulla composizione di questa aria tanto preziosa. Andrebbe poi chiarito il vero senso di questo misterioso marchingegno del quale non si sa praticamente niente come niente si sa della azienda che avrebbe interesse a presentare un ipotetico progetto, il tutto a conferma che anche la sbandierata trasparenza comunale è molto lontana dall’essere compiuta. In quanto alla dichiarata premura rivolta al mantenimento dei boschi e dell’ambiente, sono molteplici gli episodi in cui si rileva come il sindaco stazzemese abbia agito a loro detrimento. Il teleriscaldamento di Pruno e Volegno doveva essere alimentato con cippato proveniente dai boschi comunali, questo, stando alle promesse dell’amministrazione, avrebbe ottenuto tre risultati: la pulizia ed il mantenimento dei boschi, un risparmio sull’acquisto del legname ed una ricaduta occupazionale. Ebbene, nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto tanto che la provenienza del cippato è tutt’oggi ignota, nessun tronco stazzemese è mai stato arso nel bruciatore e nessun nuovo posto di lavoro è stato creato. Lo stesso spazio del Col del Cavallo doveva servire allo stoccaggio e lavorazione del legname destinato al bruciatore ma il grande caos che si può notare in quell’area è dovuto alla presenza di alberi provenienti da destinazioni sconosciute, comprese le palme con il punteruolo rosso arrivate per compiacere qualche conoscente. In ultima analisi diremo che il famoso e tanto decantato teleriscaldamento non ha mai funzionato e continua a non funzionare, diremo che è servito solo ad ingoiare denaro pubblico senza raggiungere nessun risultato apprezzabile. Per quel che riguarda la protezione del territorio, il dott. Verona ci dovrebbe intanto spiegare che fine ha fatto il CERAFRI (CEntro per la Ricerca e l’Alta Formazione per la prevenzione del Rischio Idrogeologico, Società Consortile senza fini di lucro partecipata dall’Università degli Studi di Firenze e dal Comune di Stazzema) che trova la sua sede nel suo paese di residenza del sindaco, Retignano, e che avrebbe come scopo quello di promuovere attività a carattere scientifico e formativo nel campo della prevenzione del rischio idrogeologico. Si legge sul sito dell’ente che il CERAFRI “intende sviluppare in collaborazione con gli altri Enti Territoriali (Autorità di Bacino, Enti Locali) e con i sistemi formativi e di ricerca pubblici e privati (Scuole, Università, CNR, ecc.) azioni e conoscenze mirate ad accrescere la cultura del rischio idrogeologico, la salvaguardia del territorio e la gestione sostenibile delle risorse idriche. Il CERAFRI sviluppa ricerche e formazione mirate ad accrescere la cultura del rischio idrogeologico, la salvaguardia del territorio e la gestione sostenibile delle risorse idriche”. Anche questa doveva essere una eccellenza versiliese che è stata ormai resa priva di significato. E’ talmente attento al territorio, il dott. Verona, che già quando era presidente dell’Unione dei Comuni ha permesso che si realizzasse una strada (perché di una vera e propria strada si tratta) sotto l’abitato di Retignano in una zona riconosciuta ad altissimo rischio di smottamenti, situato sopra Iacco dove si è verificata la frana di cui tutti siamo a conoscenza. Che dire poi della filiera corta del legno, tanto decantata e tanto sbandierata anche in campagna elettorale? Ad un anno e mezzo dalla elezione nessun segno si è visto che possa far apprezzare un tentativo di messa in atto di quanto promesso. Il tutto a conferma che il sindaco Verona è molto bravo a vendere, semmai, fumo. L’aria la lasci vendere a chi è capace di farlo e pensi semmai ai bisogni immediati dei suoi cittadini.

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Crolla il mito preromano dei pennati e il battage conseguenteLigures Apuani 001

Da Giuseppe Vezzoni,addì 7.12.2015

Il libro Ligures Apuani di Michele Armanini (libreriauniversitaria.it edizioni, Padova, gennaio 2015, pgg. 594, 26,00 € ) è una pubblicazione che gli abitanti delle montagne delle Apuane dovrebbero leggere per comprendere meglio le loro radici ma soprattutto per sottrarsi da certe fascinazioni che non hanno nessun riscontro scientifico ma solo il volo pindarico di autori le cui ali sono state approntate anche con la cera delle istituzioni, come quella che vorrebbe che le incisioni rupestri dei pennati appartenessero all’epoca preromana del Liguri Apuani.

Con ciò non vogliamo disconoscere che le predette incisioni non abbiamo il fascino plurisecolare del tempo che ci tramandano, ma solo avvertire che secondo pubblicazioni scientifiche non sono assolutamente quei segni che ci sprofonderebbero nel mito guerriero del Liguri Apuani. Le incisioni rupestri dei pennati rinvenute sul Monte Gabberi e che sono state oggetto di studio, sono databili alla fine del quinto secolo d.C.

A pag. 222 del libro di Michele Armanini si legge:

« Non hanno invece niente a che vedere con l’epoca preromana le incisioni di pennati presenti come in altre zone delle Apuane centro-meridionali anche sul massiccio del Gabberi, che recenti indagini sperimentali datano al massimo al VI secolo d.C. »

L’autore, con una nota, cita come fonte l’articolo Datazione Assoluta di Incisioni rupestri delle Alpi Apuane per mezzo di simulazione dell’erosione naturale del marmo basate sul metodo “Montecarlo” di Paolo Emilio Bagnoli e Adriano Ribolini, pubblicato sulla rivista Acta Apuana VII-VIII (2008-2009).

Con una piovosità media di 1750 mm/anno, l’incisione più antica è databile nel 565 d.C; con piovosità di 2150mm/anno, la datazione sale al 1063 d.C. Infine con una piovosità media 2450 mm/anno la datazione darebbe l’anno 1105 d.C.

L’incisione più antica delle due croci prese di riferimento, tenendo i dati della piovosità media utilizzati per le analisi inerente ai pennati,  è datata con questa scansione temporale: 1004;1248;1344 d.C.

Gli autori, pur ammettendo che i dati forniti nel lavoro sono “affetti da errore sistematico” la cui entità hanno provato anche a calcolarla,  sono tuttavia convinti di aver “collocato cronologicamente le incisioni in modo sostanzialmente corretto”. Per quanto concerne l’incisione più antica del pennato, questi gli scostamenti in anni, tenendo sempre fermi i tre dati della piovosità media: 78; 79; 81;

invece per l’incisione della croce si  sono  rilevati questi scarti: 105; 92; 81.

Lo scostamento degli scarti di errore che emerge col metodo “Montecarlo” tra le incisioni dei pennati e quelle delle croci in presenza del dato omogeneo della piovosità media, meriterebbe un approfondimento per spiegare il perché si siano rilevate significative differenze nelle specifiche datazioni dei pennati e delle croci. Su una questione Bagnoli e Ribolini sono stati comunque sicuri, tanto che hanno definito fallaci, quindi da abbandonare, le interpretazioni delle incisioni che tendono a collocarle da una parte nel periodo contemporaneo del XIX secolo e dall’altra nel periodo romano o tardo antico.

E’  davvero singolare che nonostante questo lavoro scientifico le istituzioni e le comunità possano aver supportato così superficialmente autori e conseguenti pubblicazioni che anche dopo il 2009, anno in cui è stato pubblicato lo studio sulla datazione delle incisioni rupestri delle Apuane, hanno continuato a far risalire le incisioni dei pennati al periodo dei Liguri Apuani, se non addirittura a quello dei Celti, aumentando così di migliaia di anni lo scarto di tempo intercorso tra le incisioni dei pennati (a.C.) e quelle delle croci (d.C.)

Dallo studio di Bagnoli e Ribolini lo scarto tra le incisioni dei pennati e quello posteriore delle croci si riduce a qualche secolo, con una forbice che va da un massimo di 400 a un minimo di 250 anni .

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Pedalata di stamani: Mulina, Ripa, Salita della Resistenza, Ripa, Strettoia, Castello Aghinolfi, Montignoso, Centoquindici, Via Fonda, Marzocchino,Mulina.DSCN3156DSCN3149DSCN3159

Sono stati circa 40 chilometri quelli compiuti stamani, con la salita della Resistenza che è assai dura. Tre chilometri impegnativi, di cui il primo è quello più duro, dove si ha la pendenza più elevata.In cima la salita termina in una piazzola che intitoliamo dei Preservativi. Un vero schifo, che fa della piazzola un luogo antigienico.DSCN3155

Più pedalabile la salita che da Ripa porta al Castello Aghinolfi, a parte lo strappo che dall’albergo del Grappolo d’Oro mena al ristorante -pizzeria La Cantina e poi gli ultimi 500 metri dell’ascesa che porta al belvedere naturale sul mar Tirreno.DSCN3164

 

 

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