Libera Cronaca da Italia bene comune di pochi 1685 del 23 e 24 novembre 2015

Libera Cronaca da Italia bene comune di pochi 1685 del 23 e 24 novembre 2015

Je suis Charlie

# No al facismo”

# Se togliendo i diritti agli operai si incentiva l’Occupazione, perché non togliere i diritti -privilegi ai politici italiani per incentivare la Democrazia?

# Non si può condannare la parola

Dal numero 1536 qualunque e-mail pubblicata sul blog liberacronacachenonce sarà anticipata da nome, cognome del soggetto che l’ha inviata e da questa SPECIFICAZIONE: il blog non si assume nessuna responsabilità in ordine alla veridicità delle comunicazioni. Ciò non ci esime eventualmente dall’ intervenire su quanto riteniamo pregiudizievole. E’ assicurato il diritto di replicare. Evitiamo le offese, il turpiloquio, le ingiurie alla razza/sesso/religione e il ricorso al linguaggio che violi la legge italiana, istighi a delinquere, alla violenza, alla diffamazione, ecc.. Precisato ciò, il blog liberacroanacachenonce non potrà essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi dei diritti di terzi.

NON INVIEREMO PIU’ IL GIORNALIERO LINK DI LIBERA CRONACA,

IL GIORNALE CHE NON C’E’

COMUNICAZIONE:

A seguito dei ricorrenti disservizi di invio link che riscontriamo da settembre, dal numero 1670 di Libera Cronaca del 2 e 3 novembre 2015 cesserà questa operazione che sicuramente non agevolerà i contatti al blog ma che tuttavia eviterà, da ora in poi, di pensare che a causa della mancata ricezione del link il giornale che non c’è non sia uscito.

Da oggi, chiunque vorrà leggere ciò che sarà quotidianamente pubblicato su Libera Cronaca, non avrà altro che da scrivere su Google Giuseppe Vezzoni o liberacronacachenonce e subito dopo premere il tasto INVIO .

Blogger Giuseppe Vezzoni

giuseppevezzoni@gmail.com

Il nostro sistema bancario sicuro,ma intanto il Governo e Bankitalia salvano quattro banche

Da Giuseppe Vezzoni,addì 23.11.2015

Fino alla noia c‘è stato assicurato che il nostro sistema bancario è sicuro differentemente da quello di altri paesi. Così non pare,visto che ieri il Governo ha varato un piano di salvataggio da 3,6 miliardi di euro per evitare il fallimento della Cassa di Risparmio di Ferrara, di Banca delle Marche, di Banca Etruria e della piccola Cassa di risparmio di Chieti e il conseguente effetto domino che avrebbe innescato. Il provvedimento è stato finalizzato a riportare in equilibrio finanziario e patrimoniale questi istituti, scongiurando il loro fallimento sia il ricorso al bail-in che entrerà in vigore nel 2016, un provvedimento che avrebbe fatto pagare il risanamento ad azionisti e creditori. Tra questi istituti anche quello di Banca Etruria, di cui il padre del ministro Maria Elena Boschi ha ricoperto la carica di vicepresidente fino al commissariamento. Per il conclamato dolo e le irresponsabilità amministrative, i dissesti degli istituti di credito dovrebbero essere fatti pagare ai Cda, e, secondo il grado della responsabilità, al personale direttivo bancario, poiché certi avventurismi finanziari e operazioni ad alto rischio non possono passare inosservate. Ma c‘è sempre qualcuno che copre le sciagurate operazioni degli affossatori di banche e dei cinici amministratori dei risparmi di una vita. I responsabili se ne escono sempre con sontuose buonuscite e con i patrimoni messi al sicuro nonostante i danni procurati ai singoli cittadini, alla società e all’economia. Tanto a pagare sono chiamati i soliti fessi, i negletti di questo paese in cui al posto della trasparenza e della legalità a prevalere sono gli intrallazzi irresponsabili, la corruzione e le mafie di ogni genere. Una deriva immorale e indecente di persone che trova sempre porte aperte e vie di fuga nelle istituzioni, nella giustizia e nel mondo economico-finanziario. Dal 2016, con il bail-in, si corre il rischio che gli amministratori e i dipendenti degli istituti mantengano depositi sotto i centomila euro nel portafogli delle banche in cui operano e lascino l’onere del risanamento ai soci, ai creditori e ai correntisti. Ma i 3 miliardi e 600 milioni di euro di questa operazione chi li pagherà veramente? Noi scriviamo i soliti noti, i cittadini /risparmiatori polli del paese che siamo diventati.

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Rischio povertà, nessun calo nel 2014

Da Giuseppe Vezzoni,addì 23.11.2015

Dai dati Istat nnel 2014 l’indicatore del rischio povertà o esclusione sociale rimane pressoché stabile rispetto al 2013. Cala la percentuale di persone in famiglie “gravemente deprivate”, la stima passa dal 12,3% all’11,6%, ma il lievissimo miglioramento è azzerato dal rialzo della percentuale inerente alle persone a bassa intensità lavorativa, che dall’11,3% sale al 12,1%. Il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,5% del reddito totale, al 20% più povero solo il 7,7%. Nel dettaglio le persone a rischio di povertà sono stimate nel 2014 al 19,4%, mentre i nuclei familiari gravemente deprivati l’11,6%. Le persone appartenenti a famiglie dove l’intensità lavorativa è bassa rappresentano il 12,1%.

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Reder, fascisti e numero di morti, fascicolo Sant’Anna di Stazzema

Le imprecisioni ascoltate e lette in merito alla cerimonia di premiazione Verità e Giustizia Premio Giustolisi

Da Giuseppe Vezzoni,addì 23.11.2015DSC_0200Ipad 23 nov 329 (1)

Precisiamo subito che un membro della giuria del Premio Giustolisi c’è apparso indisponente, mentre il presidente della Camera e del premio sono stati molto disponibili, così come gli altri giornalisti, premiati e non.

Intanto nella bozza del docufilm su Franco Giustolisi che è stato proiettato al Senato nel giorno della proclamazione dei vincitori e sabato scorso a Sant’Anna, una raccolta di immagini video sul noto giornalista finalizzata alla prospettiva di fare un film in sua memoria, sono emersi errori storici e giudiziari per quanto concerne sia la responsabilità che si continua ad attribuire a Reder sia sul ritrovamento del fascicolo sulla strage di Sant’Anna nell’armadio di Palazzo Cesi, sede della Procura generale militare. Contro il reparto comandato dal maggiore nazista nonché criminale di guerra Walter Reder non sono emerse responsabilità per quanto concerne la strage del 12 agosto 1944. Continuare a insistere sulla sua responsabilità è una disattenzione ormai da censurare senza appello. Quel filmato su Reder va tolto perché ne va della credibilità del lavoro che si vorrebbe concretizzare.

Se è vero che il fascicolo sulla strage di Sant’Anna di Stazzema era fra le centinaia di fascicoli che il giudice Antonino Intellisano portò a scoprire nel maggio 1994 in un armadio o scaffale di Palazzo Cesi a Roma, è anche vero che il fascicolo fu rintracciato mesi prima, nel febbraio 1994, dal ricercatore Paolo Paoletti nei National Archives di Washington, e che tale scoperta fu ufficializzata nel mese di aprile via fax al sindaco pro tempore di Stazzema Gian Piero Lorenzoni. Paoletti propose al sindaco, per onorare il 50° della strage,  la pubblicazione di un piccolo volumetto e chiese quattro milioni e mezzo delle vecchie lire per il suo lavoro. La proposta non andò a buon fine per la cifra richiesta ma la rivelazione dove trovare il fascicolo era stata ormai fornita, tanto che l’importante incartamento, contenente pure il lasciapassare rilasciato a fine strage al fascista Alemaro Garibaldi e rivelatosi il grimaldello con cui scardinare la verità che voleva Reder boia di Sant’Anna e risalire alla vera unità criminale, fu materialmente portato a Stazzema dal prof. Paolo Pezzino in occasione di un suo viaggio di lavoro negli States.

Questa storia, il cui seguito si protrarrà fino al 1999, è pubblicata sul libro Un prete indifeso di una storia a metà di Giuseppe Vezzoni ( 1 ed. 2006 2 ed. 2014). Nonostante ciò continua ad essere sistematicamente bypassata con la bretella con cui si vuole che il fascicolo sia stato scoperto mesi dopo a Palazzo Cesi.

Durante le manifestazioni sentiamo in continuazione ripetere il numero di 560 vittime, cifra che non ha trovato neppure il riscontro fatto dalla Procura militare di La Spezia. Per esempio il presidente del Consiglio regionale toscano, Giani, nel suo intervento a braccio di sabato ha riferito di 550 vittime, mentre su Il Tirreno di ieri si legge che « furono giustiziati settant’anni fa dai fascisti decine di civili». 

Queste inesattezze, che sarebbe tanto facile e intellettualmente onesto evitare, ci spronano a non mollare l’osso di una vicenda la cui verità ci appare assai più propedeutica a una storia da fare che a quella che invece dovrebbe essere fatta. Sono passati 71 anni e continuare a essere approssimativi non si fa un bel servizio alla storia ma neppure alla doverosa memoria.

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Lettera con cui l’ex sindaco di Stazzema Gian Piero Lorenzoni ha giustificato la sua forzosa assenza dalla cerimonia di premiazione del Premio Verità -Giustizia Franco GiustolisiIpad 23 nov 348

Consigliere Comunale Gian Piero Lorenzoni,21.11.2015

Al cortese attenzione del Sindaco

OGGETTO: Cerimonia premiazione premio giornalistico “Franco Giustolisi – Giustizia e Verità”.

Le scrivo la presente per informarla che sabato 21 non potrò essere a Sant’Anna per assistere alla cerimonia di premiazione della prima edizione del premio giornalistico dedicato, e meritevolmente, alla memoria di Franco Giustolisi.

Un impegno indifferibile, ma soprattutto sopraggiunte difficoltà personali, mi costringono, mio malgrado, a rinunciare alla prestigiosa cerimonia, alla quale mi unisco idealmente e nonostante la mia forzata assenza voglia sentirmi e considerarmi pienamente partecipe, le chiedo di estendere i miei più sinceri saluti agli intervenuti e tra tutti in particolare alla cara Livia Giustolisi.

Voglio brevemente ricordare l’amico Franco che, con il suo libro “L’Armadio della Vergogna”, ha permesso che venissero alla luce, dopo 50 anni di oblio e di colpevole silenzio, molte delle stragi nazifasciste di civili compiute in Italia tra il 1943 e il 1944.

Per la sua meritoria attività nel 2001 il consiglio comunale di Stazzema volle riconoscerlo come “cittadino onorario” per l’instancabile impegno speso alla ricerca della verità e l’affermazione della giustizia e, il 12 dicembre 2001, gli volle conferire la cittadinanza onoraria, quasi ad un anno esatto dalla promulgazione della Legge 381 che ha istituito il Parco nazionale della pace di Sant’Anna di Stazzema.

Pregevole e degno d’ogni possibile gratitudine è stato il suo costante e tenace impegno finalizzato al coinvolgimento delle Istituzioni centrali e periferiche perché si facesse finalmente luce, anche attraverso la costituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare, sulle responsabilità politiche e giuridiche che dagli anni ’50, per una presunta e cieca “ragione di Stato”. Franco si è sempre opposto a tutti quelli che ritennero arbitrariamente e colpevolmente celare ed occultare la giustizia e la verità storica, compiendo così, per molti decenni dal dopo guerra, un’ulteriore violenza verso la memoria della migliaia di vittime civili e verso coloro che reclamavano verità e giustizia.

Franco si è battuto, e molte volte in piena solitudine, senza se e senza ma, senza mai guardare in faccia a nessuno, non solo contro il revisionismo storico ma anche contro una certa politica accomodante, propensa a dimenticare in nome di una “memoria unificata” che assomiglia alla “ragion di stato”, per la ricerca di una verità senza la quale non ci può essere verità né giustizia.

Quella verità e quella giustizia in nome delle quali un popolo di antifascisti ha vinto la prima, faticosa, battaglia.

Spetta a noi tutti continuare la sua battaglia per non dimenticare mai la sua attività e per onorare al meglio di quando possiamo fare il suo “grande” nome.

NB: Abbiamo chiesto oggi al consigliere Lorenzoni di inviarci la lettera che è stata letta sabato all’inizio della cerimonia di premiazione unitamente a quella con cui il Procuratore Capo della Procura militare di Roma, dott. Marco De Paolis. ha motivato la sua assenza.

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