Libera Cronaca da Italia bene comune 1578 del 22 e 23 giugno 2015

Libera Cronaca da Italia bene comune 1578 del 22 e 23 giugno 2015

# Je suis Charlie

# No al facismo”

# Se togliendo i diritti agli operai si incentiva l’Occupazione, perché non togliere i diritti -privilegi ai politici italiani per incentivare la Democrazia?

Dal numero 1536 qualunque e-mail che sarà pubblicata sul blog liberacronacachenonce sarà anticipata da nome, cognome del soggetto che l’ha inviata e da questa SPECIFICAZIONE: il blog non si assume nessuna responsabilità in ordine alla veridicità delle comunicazioni. Ciò non ci esime eventualmente dall’ intervenire su quanto riteniamo pregiudizievole. E’ assicurato il diritto di replicare.

Blogger Giuseppe Vezzoni

Conflitto di Gaza, crimini di guerra israeliani e palestinesi

Da Giuseppe Vezzoni,addì 22.6.2015

Trovate credibili le accuse di crimini di guerra perpetrati dagli israeliani e dai palestinesi di Hamas. La commissione d’inchiesta dell’Onu sul conflitto a Gaza scoppiato nel luglio 2014 ha redatto un rapporto con il quale si invita “la comunità internazionale a sostenere il lavoro della Corte penale internazionale sui Territori occupati”. In poco meno di due mesi furono uccisi 1462 civili palestinesi, un terzo dei quali erano bambini”. I gruppi armati palestinesi lanciarono indiscriminatamente 4881 razzi e 1753 colpi di mortaio su Israele, uccidendo 6 civili e ferendone 1600.

Dieci anni fa la sentenza di condanna per le 10 SS colpevoli della strage di Sant’Anna di Stazzema

Il Sindaco Maurizio Verona scrive al Presidente Mattarella: “Si continui a lavorare per la verità e la giustizia. Aspettiamo il Presidente a Sant’Anna di Stazzema.

Da Michele Morabito,addì 22.6.2015

Stazzema_ Caro Presidente,

Le scrivo oggi perché il 22 giugno è una data importante per la Comunità di Sant’Anna di Stazzema e in particolare quest’anno, in quanto dieci anni fa, il 22 giugno 2005 il Tribunale Militare della Spezia, a 61 anni dall’eccidio, davanti a decine di superstiti, in un’atmosfera di forte tensione emotiva, emetteva la sentenza di condanna all’ergastolo per le SS colpevoli del massacro. La fine del processo che si sarebbe concluso negli anni successivi con la conferma della Corte di Appello Militare di Roma il 21 novembre 2006 e ratificata definitivamente dalla Prima Sezione penale della Cassazione l’8 novembre 2007, segnò una svolta nella storia della nostra Comunità. Dopo anni di oblio, di archiviazioni, di leggende che si crearono attorno alle responsabilità della strage, si metteva una parola definitiva, si scrivevano i nomi di coloro che il 12 agosto 1944 avevano messo in atto quel disegno di distruzione pianificato a tavolino che avrebbe portato ad altre stragi lungo la Linea Gotica nell’estate/autunno 1944 sino a quella di Marzabotto a cui siamo uniti da un comune destino, che oggi è un comune impegno per il futuro. E’ stata una memoria difficile, contrastata, che ha avuto bisogno della testardaggine di pochi che non si sono rassegnati all’oblio e che hanno fatto sì che l’Italia dopo 50 anni di facesse i conti con queste stragi che hanno colpito in particolare donne, vecchi e bambini. Abbiamo assistito in questi anni a grandi gesti simbolici come quello compiuto dal suo predecessore Giorgio Napolitano e dal Presidente tedesco Joachim Gauck, che hanno voluto fissare su una lapide l’impegno dei nostri Paesi verso un futuro di pace, verso il comune impegno per l’Europa come spazio di una memoria condivisa che trova spazio in un contesto di verità. Una verità ed una giustizia che la Germania ha voluto negare ancora una volta: dopo la prima archiviazione della Procura di Stoccarda, dopo la decisione della Corte di Karlsruhe di riaprire il procedimento per la strage e di assegnarlo alla Procura di Amburgo, dove risiedeva l’ultima SS che poteva rispondere delle proprie azioni e già condannata in Italia, si era aperto uno sprazzo di speranza. Una speranza di nuovo affossata il 26 maggio 2015 quando la Procura di Amburgo ha archiviato i procedimenti giuridici, trasmessi il 22 agosto 2014 dalla Procura di Stoccarda. Gerhard Sommer, membro della 16° Divisione SS-Panzergrenadier, corresponsabile in qualità di comandante di compagnia, è risultato permanentemente incapace di sostenere un processo, secondo una perizia che l’avvocato Gabriele Heinecke non ha esitato a definire lacunosa e inadeguata. Suona quasi come una beffa il Comunicato della Procura di Amburgo in cui si legge testualmente “Dalla valutazione del cospicuo materiale delle indagini risulta che l’imputato – se fosse in grado di sostenere un processo – con molta probabilità sarebbe stato accusato di assassinio aggravato per crudeltà e bassi moventi”. Questa è l’Europa che non ci piace: quella che consente ai criminali di guerra di vivere serenamente la loro vita da uomini liberi, cittadini rispettati, da padri di famiglia onorati, godendo di quei privilegi che i morti e superstiti di Sant’Anna di Stazzema non hanno potuto godere. Alcuni giorni or sono abbiamo svolto nella Fabbrica dei Diritti un convegno sui crimini dei fascisti nelle zone di occupazione per gettare una luce su un tema poco studiato e spesso volutamente dimenticato dietro il mito del buon italiano. I criminali non hanno nazionalità: ai giovani che chiamiamo ad essere portavoce e costruttori di pace dobbiamo insegnare che i crimini contro l’umanità non vanno in prescrizione e ci sarà sempre qualcuno che non si rassegnerà ad occultamenti, cavilli burocratici ed altro per rimandare la giustizia. L’archiviazione della Procura di Amburgo è una brutta pagina della nostra storia perché nessuno di questi criminali pagherà più per ciò che ha commesso. Per noi restano tali e continueremo a raccontare sempre di più questa storia, anche se senza una piena giustizia non ci può essere piena verità.

Mi chiedo, signor Presidente, quale giustizia sia quella che tutela il carnefice e impedisce il compimento del sacrosanto diritto di ogni vittima di conoscere il nome del proprio assassino, di quello della propria madre, del proprio padre, della propria famiglia, dei propri amici di infanzia. Sant’Anna di Stazzema è stato un luogo che ha cessato di vivere 71 anni fa, si è spopolato, ha visto andar via i pochi superstiti, ha visto chiudere la scuola. Oggi più che mai il Parco Nazionale della pace di Sant’Anna di Stazzema è un luogo di incontro, capace con la forza che gli viene dal passato, di guardare al futuro. Non ci siamo rassegnati e continueremo a parlare della nostra storia perché non vi siano altre Sant’Anna nel mondo, perché si getti lo sguardo sulle tragedie del mondo contemporaneo, il dramma della fame nel mondo, degli sbarchi, dell’accoglienza, delle guerre dimenticate. Il processo della Spezia che si concluse 10 anni fa, ebbe il merito di riaprire le bocche cucite dei nostri superstiti che per anni avevano cercato di rimuovere gli incubi in un silenzio che fu dimenticanza colpevole dello Stato. Nella sentenza di condanna dei carnefici trovarono la fiducia nelle istituzioni, la speranza che si potesse davvero compiere la giustizia: seppero i nomi, ma non odiarono i carnefici. Il perdono era arrivato anni prima. Trovarono nuova speranza che i colpevoli potessero essere consegnati alla storia per le loro responsabilità. La sentenza di Amburgo ci ha ferito, ma non farà venir meno l’impegno e l’amicizia nei confronti di tutti coloro che si impegnano per la memoria.

La attendiamo a Sant’Anna di Stazzema con trepidazione quando i Suoi appuntamenti Le consentiranno una visita ai nostri luoghi ed ai nostri superstiti. Cordiali saluti.

Il Sindaco di Stazzema

Dott. Maurizio Verona

Sant’Anna di Stazzema, 22 giugno 2015

Il consigliere Giuseppe Mario Poli non fa più parte del consiglio comunale di Stazzema

Il consigliere Stagi scrive al Presidente del consiglio Alessio Tovani,addì 22.6.2015

Egregio sig. Presidente,

mi preme segnalare come sul sito ufficiale del Comune, alla pagina relativa alla composizione del Consiglio Comunale, figuri ancora il nome di Giuseppe Mario Poli nella lista di opposizione. Come a lei è noto, il sig. Poli si è dimesso ormai da tempo, al suo posto è subentrato il sig. Simone Rossi che ha già partecipato a diversi Consigli Comunali. Come al solito lo strumento principale di informazione per i cittadini viene tenuto in scarsa considerazione e non viene aggiornato in maniera adeguata, segno inequivocabile di un andamento generale alquanto sconclusionato di un comune allo sbando. La saluto cordialmente. Il consigliere comunale Baldino Stagi

Mario e il mago, lettura scenica con Cristian Giammarini & Giorgio Lupano

Casa di Goethe a Forte dei Marmi (Lu)unnamed

Da Maren Westermann,addì 22.6.2015

Forte dei Marmi_ Venerdì 26 giugno 2015, ore 17.00 Hotel Regina (dove Thomas Mann soggiornò nell’estate del 1926)

Introduce Elisabeth Galvan, curatrice della della mostra “Mario e il mago. Thomas Mann e Luchino Visconti raccontano l’Italia fascista

Nel 1926 Thomas Mann, la moglie Katia e i figli più piccoli – Elisabeth e Michael – trascorsero le vacanze a Forte dei Marmi, alla Pensione Regina (oggi Hotel Regina)

Tre anni più tardi, nell’agosto del 1929, Mann scrisse una parte consistente del racconto Mario e il mago durante una vacanza sul Mar Baltico. La novella, metafora del clima contemporaneo, ci parla dell’orgoglio nazionalistico di cui rigurgitava ogni angolo di spiaggia, del moralismo a buon mercato del borghese di turno. E’ la storia di uno spettacolino di provincia dove Cipolla ”il mago”, ipnotizzatore non dichiarato, manipola gli spettatori in un crescendo di autocompiacimento, anche verbale, fino alla rottura finale.

La lettura è una produzione Casa di Goethe in occasione della mostra

“Mario e il mago. Thomas Mann e Luchino Visconti raccontano l’Italia fascista.

A Viareggio, una pedalata di oltre 50 km tra bollettini drammaticamente rievocativi di una conoscenzaDSCN0785DSCN0787

Da Giuseppe Vezzoni,addì 22.6.2015

Siamo stati toccati dolorosamente da una cronaca di questi giorni che ci ha lasciati senza parole, più vicini di quanto può sembrare alla terribile notizia che ha distrutto la vita a quanti ne sono restati coinvolti e sconvolti, e che anni fa abbiamo conosciuto e frequentato. La pedalata Mulina- Viareggio e ritorno è stato un andare a ritroso usando la moltiplica del dispiacere e del senso dell’incredulità. Vogliamo con queste poche righe esprimere una sommessa vicinanza a tanta sofferenza e confidare nel credere che il grande coraggio che serve per superare questa drammatica falesia della vita è possibile e anche imperativo trovarlo, soprattutto per chi, indifeso e annichilito, si trova davanti a siffatta proibitiva vertigine e per il rampollar ancora acerbo della vita non ha altro aiuto a cui aggrapparsi se non quello dell’amore di coloro che gli sono accanto.DSCN0781DSCN0784

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