Libera Cronaca da Italia bene comune 1545 del 12 e 13 maggio 2015

Libera Cronaca da Italia bene comune 1545 del 12 e 13 maggio 2015

# Je suis Charlie

# No al facismo”

# Se togliendo i diritti agli operai si incentiva l’Occupazione, perché non togliere i diritti –privilegi ai politici italiani per incentivare la Democrazia?

Dal numero 1536 qualunque e-mail che sarà pubblicata sul blog liberacronacachenonce sarà anticipata da nome, cognome del soggetto che l’ha inviata e da questa SPECIFICAZIONE: il blog non si assume nessuna responsabilità in ordine alla veridicità delle comunicazioni. Ciò non ci esime eventualmente dall’ intervenire su quanto riteniamo pregiudizievole. E’ assicurato il diritto di replicare.

Il blogger Giuseppe Vezzoni

giuseppevezzoni@gmail.com

Boom nuovi contratti lavoro nel primo trimestre: 268.000 contratti con esonero contributivo

Da Giuseppe Vezzoni,addì 12.5.2015

Nei primi 3 mesi 2015 sono stati attivati oltre 1,33 mln di contratti di lavoro mentre i rapporti cessati sono stati 1,012 mln con un saldo positivo di 319.873 unità (+138% sul 2014). Lo fa sapere l’Inps spiegando che tra gennaio e marzo 2014 il saldo era stato attivo per 134.217 unità. Le assunzioni a tempo indeterminato sono state 470.785: +24,1% sulle attivazioni 2014.

A questo boom la Cgil replica che è un regalo alle imprese e che i lavoratori hanno meno diritti. Bisognerà attendere altri dati sulla occupazione e se questi posti saranno stabilizzati dopo che gli incentivi ad assumere saranno terminati. Non vorremmo cantare vittoria troppo presto e poi assistere all’ennesima sconfitta che potrebbe venire da un eventuale boom dei licenziamenti con indennizzo. Inoltre su questi contratti di lavoro a licenziamento contributivo dovremo verificare come gli istituti di credito si muoveranno per elargire eventuali prestiti.

No all’inceneritore di Case Passerini

Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta): “No all’inceneritore di Case Passerini. Sì a impianti più piccoli a ossicombustione che non inquinano”

Da Ufficio Stampa Elettorale – Democrazia Diretta, Paola Baroni,addì 11.5.2015

Firenze_ “Sono contrario a un impianto vecchio come quello che Hera con Quadrifoglio vuole realizzare in zona Case Passerini, a pochi chilometri da Firenze, con una tecnologia che non ha nulla di innovativo, che inquina, esoso nelle dimensioni e nei costi, e con un impatto di circa 300 camion al giorno che ipoteca per i prossimi 15-20 la qualità della vita degli abitanti di Firenze e della Piana fiorentina, per non parlare degli effetti sulla salute”.

Alla vigilia dell’assemblea pubblica organizzata per domani sera (alle 21) al Parterre a Firenze da MammeNoInceneritore, il gruppo di mamme e babbi che “hanno a cuore la salute dei propri figli”, Gabriele Chiurli,candidato a governatore della Toscana per Democrazia Diretta, anticipa, prima dell’incontro a cui parteciperà domani, la propria posizione sul tema inceneritore.

Contrario all’impianto che il consorzio Hera andrà a realizzare tra Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio, in un’area che è conosciuta come il triangolo della morte perché incuneata tra autostrada, aeroporto, discarica e futuro inceneritore, Chiurli parla di un altro sistema di incenerimento: la tecnologia di ossicombustione già utilizzata nella distruzione di rifiuti pericolosi industriali e che ha all’attivo 6 brevetti internazionali. E prende posizione:

“Sulla base della quantità di rifiuti che dovranno essere bruciati, i Comuni dovrebbero fare un ragionamento su impianti di più piccole dimensioni. In quello a ossicombustione si parla di flameless tecnology, il processo di combustione senza fiamma, con residui organici migliaia di volte inferiori ai limiti di legge ed emissioni in atmosfera limitate a vapore acqueo e anidride carbonica. Inoltre un impianto a biomasse è 50 volte più piccolo e costa intorno ai 20 milioni di euro contro i 100-120 milioni di euro di quello di Case Passerini e gli elevati costi di manutenzione che saranno a carico della sempre ormai nota collettività”. 

Sorpresa dopo lo scrutinio per il rinnovo del Cda della Banca della Versilia Lunigiane e Garfagnana: il presidente Guidugli superato dal vicepresidente Stamati

Versilia_ Se qualcosa si era intuito nella composizione dell’elenco dei candidati al Cda deciso dalla Commissione elettorale,tuttavia il prevalere come numero di preferenze del candidato Enzo Stamati (vicepresidente uscente, v.1284 ) sul notaio Umberto Guidugli (presidente uscente, v. 994 ) non era facile da prevedere. Invece la sorpresa è venuta a fine spoglio delle 2527 schede e la sorpresa è aumentata nel constare che anche i candidati Corrado Lazzotti ( v.1162), Marco Alberto Landi (1147), Titano Trento Marsili (v.1046) hanno ottenuto un numero di voti superiori a quello del presidente uscente. Stando all’esito della votazione appare chiaro che il dott. Enzo Stamati, salvo accordi in sede del rinnovato Cda, sarà il presidente della Bcc della Versilia Lunigiana e Garfagnana per i prossimi tre anni. Resta da vedere se l’ex presidente Umberto Guidugli si siederà nel consiglio come consigliere o lascerà il posto al primo dei non eletti.

Presentato ieri pomeriggio a Villa Bertelli il racconto Il Natale di AlfonsoIl Natale di Alfonso 001

Forte dei Marmi_ Davanti ad una discreta presenza di pubblico,ieri pomeriggio Ezio Marcucci e il prof. Paolo Verona hanno presentato nello spazio culturale di Villa Bertelli il racconto breve Il Natale di Alfonso di Giuseppe Vezzoni ( Pezzini editore, dicembre 2014,pgg 31, € 5,00). L’intervento di Ezio Marcucci è stato a braccio mentre il prof. Paolo Verona e l’autore del racconto hanno proposto testi scritti. A fine presentazione c’è stato pure un momento per ricordare il superstite di Sant’Anna Angiolo Berretti, i cui funerali si sono tenuti sabato nella chiesa di S. Bartolomeo di Brancagliana, a Ponterosso di Pietrasanta, e per proporre una iniziativa la cui prima fase dovrebbe avvenire a settembre negli spazi di Villa Bertelli. Ezio Marcucci- a suo vedere e pronti a correggere questa notizia qualora si rivelasse non vera – ha lamentato l’assenza degli amministratori di Stazzema al funerale del superstite, fatta salva la presenza del consigliere Gian Piero Lorenzoni (sindaco pro tempore di Stazzema al tempo della realizzazione della Campana della Pace) e dell’ex amministratore Giuseppe Rossi, del quale ricordiamo la presenza il 12 ottobre 2002 (seppure in forma personale e non ufficiale da vice sindaco o da assessore), il giorno in cui davanti al municipio di Pietrasanta fu esposta per la prima volta al pubblico la Campana della Pace.

Pubblichiamo gli interventi scritti esposti ieri a Villa Bertelli

Presentazione del racconto di Giuseppe Vezzoni Il Natale di Alfonso (Forte dei Marmi, Villa Bertelli, lunedì 11 maggio 2015)DSCN0336

Dal prof. Paolo Verona, addì 11.5.2015DSCN0339

Vi consiglio di leggere questo breve racconto di appena 32 pagine e lo faccio non per una sottaciuta promozione a scopo di vendita, come spesso avviene in questo genere di presentazioni, ma perché, in cambio del pochissimo tempo richiesto dalla sua lettura, ciascuno di voi può ricavarne un sicuro arricchimento interiore.

Il racconto è ambientato cronologicamente nel periodo di Natale del 2013. Si tratta quindi di una storia contemporanea. In essa balenano temi sociali scottanti: la precarietà del lavoro dei trenta-quarantenni, il conflitto mai dichiarato ma sempre latente tra i giovani e gli anziani, che con le loro pensioni, seppur magre, sono considerati privilegiati.

Il protagonista, Alfonso, è sposato e ha due figli piccoli. Lavora in una fabbrica come magazziniere, una mansione di solito tra le più colpite nel caso di tagli occupazionali. Infatti, a due giorni dal Natale, Alfonso riceve dalla sua azienda la notizia di essere stato licenziato insieme a una parte dei colleghi. Per sei mesi sarà messo in mobilità in deroga e riscuoterà un’indennità, poi basta: senza lavoro e senza busta paga da portare in famiglia, pur avendo moglie e due figli da mantenere e un mutuo per l’acquisto della casa da pagare.

Non dico altro sulla trama per non privare i lettori del piacere di scoprire l’esito della vicenda, tanto più che il finale è caratterizzato da un tocco di “suspense”.

Analizzando il racconto, per prima cosa notiamo come l’intento dell’autore sia di aprire i cuori alla speranza. In un momento di totale incertezza, come quello in cui viviamo, ognuno è invitato a riscoprire l’importanza degli amici e degli affetti famigliari. Sembra retorica, ma non lo è: nelle situazioni più difficili ci rendiamo conto di quanto ciò sia fondamentale. Quando siamo colpiti da un dolore ci sentiamo soli, ma l’idea di trovare altri che lo condividano ci fa sentire meno soli. Talvolta ciò succede non solamente con le persone, ma con un semplice animale. Carlotta, la gattina di Alfonso, nella notte di Natale, anziché infilarsi come le altre sere sotto il caldo di una coperta, si accoccola sulle ginocchia del padrone in preda all’angoscia, facendogli sentire con le fusa e con il calore del corpicino tutto il suo affetto e la sua dipendenza.

L’altro intento di Vezzoni ha uno scopo benefico. Egli non vuole limitarsi solo alle belle parole, ma fare anche qualcosa di concreto. Pagate le spese, una parte dei proventi ricavati dalla vendita di questo libriccino sarà devoluta a un negozio di generi alimentari di Pontestazzemese affinché provveda alla spesa di chi si trova in difficoltà.

Tornando all’esame del racconto, uno dei suoi temi fondamentali è la fede religiosa, tanto è vero che Alfonso e famiglia non mancano di assistere alla tv nella notte di Natale alla celebrazione in mondovisione della sua prima messa in San Pietro come Pontefice del Cardinale Bergoglio e che la prefazione è stata affidata a un alto prelato, Monsignor Danilo D’Angiolo. Questi afferma con fervore che Dio è amore, che ama le sue creature, che veglia con tenerezza sulla nostra vita minacciata, fragile e tormentata. Quanti hanno bisogno di pace, di tregua alle proprie sventure, di un lavoro, di una casa e di una famiglia possono trovare in Cristo un approdo alle loro tribolazioni. Nonostante ciò, le avversità che colpiscono Alfonso nel racconto lo conducono al punto di far vacillare la sua fede, ma si tratta solo di un breve momento di sconforto alla fine superato. Quella del protagonista non è una forma di religiosità bigotta o bacchettona, bensì una fede proprio come la intende papa Francesco, che vuole una Chiesa ecumenica, missionaria, interreligiosa, povera per i poveri, coraggiosa nel denunciare le storture dell’odierno sistema economico, profondamente ingiusto fin dalle radici.

Dalla lettura di questo libriccino possiamo rilevare come Giuseppe Vezzoni, pur essendo un autodidatta, abbia nel suo Dna tutte le qualità di un autentico narratore. Egli mostra anche una notevole capacità di introspezione psicologica: gli bastano pochi tocchi sapienti per descrivere il tumulto di sentimenti contrastanti che si agita nell’animo di Alfonso e l’ardua lotta che questi deve sostenere per non farsi sopraffare dagli impulsi negativi che lo spingerebbero all’autodistruzione.

Un racconto, insomma, che, partendo da un caso personale, sintetizza perfettamente l’attuale situazione italiana (non per nulla il sottotitolo è Una storia tutta italiana) per quanto riguarda il problema del lavoro, che non c’è o è precario. L’autore è un profondo conoscitore della realtà, conoscenza acquisita nella sua pluriennale attività di lavoratore, sindacalista e giornalista, e da essa prende lo spunto per la narrazione, una realtà che poi egli rielabora per mezzo dell’invenzione, creando figure paradigmatiche come quella di Alfonso, che vanno al di là della vicenda individuale e le conferiscono un rilievo universale, che riguarda tutti indistintamente.

Non manca la denuncia, ferma e risoluta, contro questo stato di cose. L’autore segnala le difficoltà dei più deboli, dei più indifesi, in una situazione in cui il mondo del lavoro va progressivamente perdendo ogni tutela.

Voglio terminare questa presentazione proprio leggendovi un breve brano in cui la sdegnata protesta di Vezzoni appare più marcata.

«Alfonso era rimasto colpito dalle parole di papa Francesco quando, riferendosi alla condizione di mancanza di lavoro in cui si trovano oggi molti uomini, aveva detto: “Dove non c’è lavoro non c’è dignità” […]. Questo era il pensiero fisso che rimbalzava nella sua mente, priva ormai di ogni volontà di reazione. Pensava solo alle situazioni peggiori, quelle ai limiti di una condizione umana, che pare quasi impossibile possa esistere. Mai e poi mai avrebbe consentito che la sua famiglia fosse ridotta a un’esistenza da strada, a dormire dentro una macchina, a mangiare alle mense dei poveri della Caritas, a lavarsi alle fontane pubbliche, a cercare il cibo nei cassonetti. Insomma, costretta a fare quella vita da gente disperata, che sempre più era la realtà amara e tragica del nostro paese. Frutto di una politica che aveva lasciato il sistema lavoro nelle fauci di caimani e le mediazioni delle crisi aziendali nelle mani lunghe di sciacalli, bravi a portare via le braccia dalle fabbriche e a risanare i danni causati da avventurieri, lasciati liberi di fare e disfare, dissipando ricchezza e occupazione, togliendo diritti e serenità alle famiglie che stavano dietro a quelle braccia tagliate: numeri in azienda, ma individui reali fuori dei cancelli».

Intervento dell’autore Giuseppe VezzoniDSCN0340

Il racconto non è assolutamente natalizio, come sembrerebbe dal titolo, ma è purtroppo una narrazione, seppur inventata, ma neanche troppo, di una vicenda famigliare che ha caratterizzato e sta ancora caratterizzando migliaia e migliaia di vicissitudini vere che ci sono state e che continuano ad esserci nell’Italia colpita dalla crisi, ma soprattutto nell’Italia che ha precarizzato il lavoro ed che ha lasciato senza difese milioni di cittadini e di famiglie. L’intento del racconto è stato quello di staccarmi un poco dall’assorbimento che per oltre due decenni ho dedicato alla storia dell’estate del 1944 e alle vicende dei militari versiliesi nell’ultimo conflitto mondiale e di volgere l’attenzione e il cuore alla speranza di una ripresa economica dopo gli oltre sette anni di crisi, iniziata nel 2007 ma negata fino a quella eclatante manifestazione di perdita di posti di lavoro, di suicidi di imprenditori e la desertificazione industriale in tante aree territoriali d’Italia.

Ovviamente nel raccontare collocato nell’atmosfera natalizia c’era anche il desiderio di infondere un poco di fiducia e soprattutto di fare qualcosa di concreto, seppur in misura minima: pagate le spese della pubblicazione, dare una parte degli introiti ad una bottega alimentare di Stazzema perché provveda alla spesa di chi si trova in difficoltà. Oltre 300 euro sono già stati devoluti perché questa speranza non rimanesse un gran bell’auspicio fine a se stesso,consapevoli che belle parole hanno inflazionato il paese che siamo diventati e continuano a farlo con una ripresa economica che speriamo di poter tornare a vivere quest’anno, dopo l’annuncio beffa del 2014 .

Il Natale di Alfonso resta, ahinoi, una vicenda attualissima e da leggere anche nel 2015 e negli anni a venire, perché il lavoro, anche dalle ultime previsioni della Ue, resterà la vera emergenza italiana, soprattutto per i giovani. Una situazione che colpisce le giovani coppie come la famiglia di Alfonso e soprattutto i lavoratori meno qualificati. Il racconto intende sensibilizzare e denunciare le difficoltà dei più deboli, i più indifesi in una situazione di “indifesa generalizzata” che caratterizza ormai il mondo del lavoro.

Va precisato che Il Natale di Alfonso non è assolutamente un racconto ideologizzato o di parte ma una narrazione finalizzata a far emergere le drammatiche difficoltà che una famiglia incontra quando il lavoro non è più sicuro e si apre davanti ai coniugi uno scenario davvero disperante. Alla perdita della certezza sul domani si aggiunge ad un senso di inutilità per l’impoverimento identitario e valoriale che avverte colui che perde il lavoro e teme di non riuscire più a far fronte agli impegni per tirare avanti la famiglia.

A conclusione vorrei allontanare qualsiasi pensiero malevolo su una possibile strumentalizzazione che attraverso il tema forte della perdita del posto di lavoro l’autore si sia cercato per ricavarne vantaggio e immagine.

L’autore autodidatta qual sono scrive solo ciò che veramente sente e si lascia ispirare da una interiorità limpida e sincera. L’autodidatta non possiede gli strumenti e la conoscenza per sviluppare un tema così cogente come la disoccupazione se non l’avverte nella drammaticità che sente propria.

Ecco, come pensionato mi sono sentito un privilegiato rispetto alle emergenti situazioni occupazionali e rispetto ad un futuro giovanile fortemente alienato dagli egoismi della casta politica ed economica, quella che ormai non considera più l’occupato come un protagonista attivo del mondo che esiste fuori dai cancelli delle fabbriche ma solo un numero o uno strumento d’impresa da dismettere quando non serve più.

Il racconto nasce da questa riflessione amara, da una globalizzazione che cancella la particolarità dell’individuo, le sue aspirazioni, e non rivolge alle debolezze formative e fisiche un doveroso riferimento per una tutela occupazionale e sociale. Ormai emergono solo i limiti e le deficienze per quella competitività e produttività che sono doverose ma che dovrebbero sopperire anche alle situazioni di debolezza di coloro che vivono il disagio per l’intero corso dell’esistenza. Il lavoratore e il suo correlato di umanità e di affettività sono ormai prevaricati dal profitto e da quell’usa e getta consumistico nel cui vortice paiono irrimediabilmente essere risucchiati.

Alcune mamme puliscono l’area verde della scuola dell’Infanzia di Mulina di StazzemaDSCN0353

Da Giuseppe Vezzoni,addì 12.5.2015

Stazzema- Alcune mamme hanno tagliato l’erba alta e pulito l’area verde recintata adiacente alla Scuola dell’Infanzia di Mulina di Stazzema, dove i bambini sono portati a giocare all’aria aperta.

Basati e Minazzana, lassù respira l’anima ma l’asfalto della discesa è un inferno

Da Giuseppe Vezzoni,addì 12.5.2015

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Seravezza_ Stamani siamo saliti dalla Zingola per raggiungere Basati e Minazzana. Erano mesi che non effettuavamo questo percorso che, specie a maggio, ossigena l’anima per quegli scorci stupendi delle Apuane e della marina ma anche per le stupende fioriture che colorano i poggi. DSCN0352Se salendo è fin troppo facile non percepire la condizione davvero infernale di certi tratti di asfalto, nello scendere da Minazzana a Seravezza, circa 8 km di discesa, il manto asfaltato ci è parso davvero rovinoso, più che mai adatto per un proditorio agguato atto a farci capitombolare. Sarà perché invecchiamo e le parti sul sellino ormai hanno decisamente gli “ammortizzatori” scarichi per attutire i ripetitivi contraccolpi, ma la discesa di stamani non è stata per nulla agevole, tantoché la via d’Arni ci parsa addirittura liscia come una autostrada. Ma perché nessuno parla e denuncia la situazione davvero deficitaria delle tantissime strade che anno dopo anno lasciano che il manto asfaltato si deteriori tantissimo? Una situazione di abbandono che aumenta il rischio di incidenti e logora le parti meccaniche dei mezzi che percorrono certe strade. Stamani abbiamo ascoltato l’anima e fotografato le bellezze naturali di questo percorso, ma la prossima volta documenteremo lo stato della via, davvero pericolosa, anche se discesa con la massima attenzione. Se la ruota della bici entra in certe screpolature,  tralasciando il rischio delle buche, il volo per terra è più che possibile. Alla quartultima curva in fondo alla discesa abbiamo rischiato di brutto, pur scendendo con la massima precauzione.

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