Libera Cronaca da Italia bene comune 1535 del 26 e 27 aprile 2015

Libera Cronaca da Italia bene comune 1535 del 26 e 27 aprile 2015

# Je suis Charlie

# No al facismo”

# Se togliendo i diritti agli operai si incentiva l’Occupazione, perché non togliere i diritti –privilegi ai politici italiani per incentivare la Democrazia?

giuseppevezzoni@gmail.com

Un sisma devastante sulla cuspide del mondo, il Nepal e il Tibet

Migliaia di morti a causa del sisma che ha scosso come un albero l’Everest e la catena dell’Himalaya. Un disastro dalle proporzioni che a due giorni dal terremoto appaiono già inaudite per la perdita di vite umane e di beni  dell’umanità della cultura nepalese e tibetana  che la storia aveva consegnato al terzo millennio. Le parole sono sopraffatte dinanzi ad eventi come questi, che sembrano lo sbadiglio di un mostro  che dal remoto letto della Terra si rivolta nel sonno. Solidarietà, pietà,vicinanza, si può scrivere di tutto ma tutto ci appare così infinitamente insignificante dinanzi a tragedie naturali di queste proporzioni. Eppure il piccolo gesto unitamente a milioni di piccoli gesti possono portare un aiuto laddove anche l’aiuto possibile sembra essere stato spazzato da un sommovimento naturale che ha ridotto in macerie anche la speranza.

Giuseppe Vezzoni,addì 27.4.2015, postato ore 08,21

Bomba carta, nel paese che siamo diventati  a 7o anni dalla Liberazione

La bomba carta nello stadio di Torino è stata il compito in classe dopo la lezione di libertà che il giorno prima, sabato 25 aprile è stata impartita  in largo e in lungo nel paese che siamo diventati? Ci rifiutiamo a credere che sia così, ma gli “asini” da mettere dietro la lavagna iniziano ad essere troppi e gli insegnanti mancano di esempio e di autorevolezza per metterceli davvero, costi quel che costi. Dall’alto dell’insegnamento imperante non viene certo un bel messaggio: avanti popolo, alla riscossa, i ricchi avanti tutta ,ai poveri lasciam le ossa.

Con questo insegnamento non si va da nessuna parte e la  violenza trova nell’ humus dell’ingiustizia sociale e della  stupidità  sfogante di un tifo malato  la “manina”  criminale che lancia una bomba carta e rischia di provocare una scellerata strage nel nome di un calcio che ha allontanato da sé tanti pomeriggi da trascorrere con le famiglie allo stadio.

Giuseppe Vezzoni,addì 27.4.2015-postato ore 08,21

Come il rastrello che picchia sul muso l’orazione del ministro Maria Elena Boschi ieri a Sant’Anna di Stazzema

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Stazzema_Il ministro Boschi, fra i nomi ricordati nel suo intervento, ha pronunciato quelli di don Giuseppe Vangelisti, di Elio Toaff, di Enio Mancini e le sorelle Battistini , i nazisti Reder, Kappler e Priebke ma soprattutto il fascista Alemaro Garibaldi, uno dei rinnegati versiliesi che parteciparono al massacro del 12 agosto 1944.

Premessa

Un settantesimo in cui si è scoperto l’acqua calda e che meriterebbe molte sottolineature, come quella della mancata esposizione del tricolore che ci pare di aver notato in un luogo deputato ad esporlo e la sparuta partecipazione alla S.Messa in ricordo del sacrificio del Clero. In questo caso l’assenza è stata l’ennesimo riscontro, peraltro non necessario, considerata la storia che contrassegna ignobilmente con decenni di dimenticanza e dosi massicce di indifferenza la strage di Mulina di Stazzema. Stavolta l’indifferenza e la mancata partecipazione della cosiddetta cittadinanza è stata di riscontro anche a quanto un amministratore ci aveva pubblicamente avvisato giorni prima, ricordandoci che quando organizza Giuseppe Vezzoni la gente non interviene mentre partecipa se ad organizzare è il Comune di Stazzema e l’amministratore in particolare.DSCN9881

Stante ciò, sarebbe veramente ora che l’amministrazione comunale promuovesse a Mulina di Stazzema  numerose iniziative che valorizzino la memoria, di cui la frazione è custode e testimone, così come sarebbe stato lodevole e istituzionalmente significativo, seppur riconoscenti per l’intervento di pulizia effettuato intorno alla chiesa di San Rocco, che l’amministrazione avesse promosso o si fosse unita nel patrocinare la celebrazione di una Messa in ricordo del Sacrificio del Clero nel settantennio della Liberazione, poiché nel programma unitario dei quattro comuni questo ricordo mancava e sarebbe stato un vuoto colpevole non averlo colmato. Inoltre, con l’amministrazione di Stazzema in prima fila, si sarebbe evitato che all’incancrenito comportamento di una comunità ( oggi divenuto pilotato?) si aggiungesse pure l’ignoranza di non conoscere quanto sangue sacrificale di sacerdoti e di religiosi irrogò la Liberazione di settanta anni fa. Che fu la Liberazione di tutti, seppure a Mulina non sembri che sia così. Il 25 aprile 2015 celebrato in Mulina di Stazzema va considerato come uno degli eventi più importanti nella storia della frazione, e l’omelia di mons. Danilo D’Angiolo ne rimarrà documento irrefragabile.(Continua, nella giornata di domani ) postato 22,10 del 26.4.2015

I nomi nell’orazione ufficiale del ministro Maria Elena Boschi

Consentiteci innanzitutto la presunzione di credere che il ministro Maria Elena Boschi potrebbe aver letto i libri di Giuseppe Vezzoni, poiché ha citato alcuni personaggi della strage di Sant’Anna di Stazzema che sono stati a lungo trattati nelle pubblicazioni Un prete indifeso in una storia a metà (1 e 2 ed. Pezzini editore,2006/2014) e Mai Più- Dal Don a Sant’Anna di Stazzema ( 1e 2 ed.Pezzini editore, 2011/ 2012).

Enio Mancini, un superstite testimone che abbiamo incontrato in questi 24 anni di cammino intrapreso sul sentiero della storia di Sant’Anna di Stazzema. Spesso i nostri personali incroci non sono stati per nulla idilliaci, sovente su posizioni diverse e conflittuali ma sempre improntati al reciproco riconoscimento dell’impegno profuso sul tema della memoria. Enio Mancini è stato il testimone che nel 2004, durante l’audizione nell’aula del Tribunale di La Spezia, ha ricordato don Fiore Menguzzo e la strage di Mulina di Stazzema.

Don Giuseppe Vangelisti, per lui due edizioni di una pubblicazione, Un prete indfeso in una storia a metà, che lo difende a spada tratta e con cui è stato chiesto che venga tolto dalla grata del falso mito. Aver sentito citare don Vangelisti dal ministro Boschi è stato per noi una ulteriore conferma che la figura del sacerdote non può essere cancellata dalla storia di Sant’Anna e dal 12 agosto 1944.

Elio Toaff, di lui abbiamo scritto molto nella seconda edizione del libro Un prete indifeso in una storia a metà. Di particolare importanza una sua lettera che nel 1989 inviò al sindaco pro tempore di Stazzema, Giuseppe Conti, per esprimergli l’indifferenza che aveva riscontrato a Roma durante l’impegno assolto di perorare la realizzazione del primo progetto di Parco nazionale della Pace.

Le sorelle Battistini, ( Alba e Ada), graziate insieme ad altri rastrellati a Coletti di Sopra da un giovane militare tedesco che sparò a delle pecore e lasciò fuggire verso la salvezza i 17 prigionieri rimasti sotto il suo diretto controllo dei 22 che erano stati catturati e dai quali i primi cinque della fila, fra cui il babbo delle due sorelle, furono prelevati e ammazzati da un gruppo di tedeschi e italiani mascherati. Fra gli assassini c’era sicuramente Alemaro Garibaldi. Su ambedue le edizioni del libro Mai Più è riportata la testimonianza di Alba Battistini, la superstite che dopo l’audizione al Tribunale di La Spezia si sentì obbligata a fissare per iscritto ciò che in aula non era riuscita a dire, ma anche ciò non le era stato chiesto. Per sentirsi compiutamente serena e in pace con la sua coscienza , alla presenza del figlio Silvio, rilasciò nel 2008 a Giuseppe Vezzoni una testimonianza con cui ricostruì quanto accadde a Coletti di Sopra e rivelò al figlio particolari che si era tenuta per sé per ben 64 anni.

Alemaro Garibaldi, fu uno dei fascisti indagati nel dopoguerra ma che non fu mai processato. Il giornale de Il Tirreno ha fatto il titolone sul bollettino dopo che il ministro Boschi ha indicato il fascista versiliese Garibaldi come responsabile dell’episodio dell’uccisione di 17 civili ( Le 17 vittime si riferiscono all’eccidio avvenuto in località Colle e da cui passò anche Garibaldi). A seguito del titolone il giornale è andato a ruba, come se la notizia della presenza degli italiani nella strage di Sant’Anna fosse un sensazionale scoop a settantanni dalla Liberazione. Ma ciò che sorprende, nel leggere il pezzo firmato da Corrado Benzio, è che non sia stato messo in rilievo che il lasciapassare rilasciato dai tedeschi al termine della giornata del 12 agosto 1944 ad Alemaro Garibaldi è stato il tramite con cui gli storici e gli inquirenti sono riusciti a risalire al reparto criminale che perpetrò la strage di Sant’Anna di Stazzema: il II battaglione del 35° Rgt comandato dal capitano Anton Galler, il vero boia di Sant’Anna, ma mai citato in nessuno degli interventi fatti sabato scorso all’Ossario.

Comunque sui nazisti Reder, Kappler, Priebke, Galler e Sommer ci sono ampi riferimenti nelle due edizioni del libro Un prete indifeso in una storia a metà.

Nell’intervento importante e molto partecipato del ministro Boschi sembrerebbe essere passato invece inosservato il fatto riferito al numero dei morti, che ci pare di aver sentito quantificare in 400 e non in 560. Ma potremmo anche sbagliare. Sarebbe tuttavia importante pubblicare gli interventi scritti del sindaco Verona, dello stesso ministro delle Riforme Istituzionali, dell’assessore regionale alla Sanità Luigi Marroni e dell’ex Presidente della Corte Costituzionale, prof. Giovanni Maria Flick. Interventi che andrebbero conosciuti e ponderati.

Giuseppe Vezzoni,addì 27.4.2015.

L’assessore Biagi di Seravezza ci ha minacciato di querela

Seravezza_ Oggi pomeriggio l’assessore alla cultura di Seravezza, Riccardo Biagi, ci ha minacciato di querela se entro due giorni non facciamo le scuse e rettifichiamo quanto è stato riportato su Libera Cronaca 1481 del 12 e 13 febbraio 2015. Il contendere è il documento Memorie di Lorenzo Jacopi , l’agente seravezzino della missione “Radio Croft”, presentato il 24 aprile 2003 al Palazzo Mediceo di Seravezza nell’ambito del progetto Archivio della Memoria e delle iniziative per il 58° anniversario della Liberazione. L’assessore ci ha detto che il documento non è nella disponibilità della Biblioteca comunale e che l’amministrazione non intende negare o nascondere i documenti. Certamente è così, ma noi ribadiamo che il documento esiste, che sulla copertina sono riportati i loghi del Comune di Seravezza-Assessorato alla Cultura e del Palazzo Mediceo. Il documento è  uno spillato in formato A 4 e si compone di 2 parti: Dattiloscritto in cui sono state raccolte parti scritte di suo pugno e parti battute a macchina; Lorenzo Jacopi 2A. In tutto sono 27 pagine.

Non sappiamo spiegarci il perché questo documento non si trovi nell’Archivio della Memoria del Comune di Seravezza. Il 4 gennaio 2003 il Tirreno pubblicò la notizia che la Biblioteca Comunale di Seravezza avrebbe dato vita all’ “Archivio della Memoria” con la conservazione delle testimonianze sulla Resistenza. A questo proposito fu stabilito un programma di incontri e formato un gruppo di lavoro che avrebbe dovuto recuperare e riordinare le testimonianze. Presenti in questo gruppo di lavoro il professore Giovanni Cipollini, allora in rappresentanza del Comitato Onoranze ai Martiri di Sant’Anna di Stazzema, e Moreno Costa per i partigiani.

Ci siamo sentiti profondamente umiliati dall’assessore Biagi e dalle sue minacce di querela. Ribadiamo che per noi il documento dovrebbe far parte dell’Archivio della Memoria della Biblioteca Comunale di Seravezza. Alla base di tutto non ci sarà la volontà di negare la documentazione ma il documento Memorie di Lorenzo Jacopi esiste, non è una invenzione di Giuseppe Vezzoni. Oggi abbiamo dato dei riferimenti precisi per rintracciarlo e catalogarlo. Se poi l’assessore vorrà procedere alla querela per diffamazione, noi porteremo dal giudice il documento in nostro possesso e tutti quei riferimenti per difenderci dall’accusa.

Giuseppe Vezzoni, addì 25.4.2015

A Mulina non c’è opportunità

Caro Giuseppe, credo che ti dovrai piegare all’evidensa secondo cui se non ci sono microfoni e telecamere non c’è interesse a promuovere un bel niente. S. Anna serve per portare sui giornali e magari in televisione la propria immagine e per cercare così di mettersi su un gradino di rilevo sulla scala che porta a futuri incarichi e posizioni privilegiate. Morti ed eroismi hanno perso ormai significato ma la loro ombra, se sfruttata bene, può dare buoni frutti. Quanto accaduto a Mulina non ha questo potere, non è questione di valore o di classifica ma di opportunità, solo di povera, meschina, rivoltante opportunità.

Ti saluto con una tristezza infinita.

Baldino Stagi,addì 26.4.2015

Re: Caro Baldino, ci spezzeremo ma non ci piegheremo mai. Ciò che portiamo avanti è un sacrosanto dovere di memoria e di informazione che tentiamo di fare con la massima correttezza. Non concordiamo sul fatto che i morti e gli eroismi abbiano perso di significato. Per noi sono e resteranno un riferimento importante, un impegno a ricordare.

Giuseppe Vezzoni,addì 27.4.2015

Expo Mulina: torneranno le patate agli Orti di Carbonaia?Expo Mulina DSCN9946

Mulina di Stazzema _ Agli Orti di Carbonaia un tempo si coltivava. Eusebio e l’Arsida, il Fiaschi, il Doà, il Francé e il Danilo davano senso compiuto al termine Orti, attraverso le coltivazioni delle patate, del granturco, dei fagioli, dei pomodori, dell’insalata e il radicchio. Agli Orti Eusebio teneva pure la vacca e manzetta per il macello. C’era pure il porcile della Vangé, anche se il maiale non l’abbiamo mai visto da quando,nell’ottobre 1962, ci spostammo da Cardoso a Mulina. Non mancavano le galline né i conigli. Poi, piano, piano gli Orti sono diventati luogo di “scepaloni”. Era rimasto a zappare solo Claudio. Il destino avverso se l’è portato via due mesi fa. Era l’ultimo coltivatore  degli Orti. DSCN9948

L‘ abbandono delle piccole coltivazioni ha lasciato campo libero al disfacelo dei vecchi poderi, ormai preda di rovi, di vitalbe e di vegetazione che si è allignata nelle piane, mandando in malora ataviche fatiche attraverso le quali si era costruito il piccolo areale coltivo degli Orti di Carbonaia, sulla sponda destra del Canale di Mulina di Stazzema, a stretto contatto con la storica ferriera del Distendino e le tre abitazioni dell’insediamento abitativo che fanno degli Orti quasi un nucleo a sé, ai piedi della rupe della Pieve di Santa Maria Assunta di Stazzema e del Santuario del Piastraio. Agli Orti il suono delle campane di Stazzema e quello della campanella del Piastraio infondono un maggiore senso di appartenenza di quando si ascoltano dalla sponda sinistra del torrente Mulina, dove si ” apprada” Carbonaia. Là il suono viene dal campanile di un altra comunità, e ne siamo consapevoli. Invece sentire quel din don dan dagli Orti la certezza svanisce, tanto che quel suono sembra provenire dal campanile che avvertiamo nostro.

L’abbiamo riscoperto stamani, piegati e assai incapaci di fare solchi nella piana, quando a Stazzema è suonato il doppio per la Santa Messa delle undici. Un tempo la gente di Carbonaia passava dagli Orti per andare al Santuario della Madonnina. Oggi una “linea gotica” insuperabile di infestazione vegetativa respinge pure il ricordo. Per l’Expo, che inizierà il 1 maggio abbiamo voluto riportare agli Orti il segnale di un ritorno all’agricoltura come tentativo necessario per recuperare il territorio. Le patate, se verranno, qualora scampassero all’istrice e ai cinghiali,  ma nutriamo forti dubbi in proposito, considerata la nostra incapacità di coltivare e la voracità degli animali, saranno quel di più premiale che potrebbe conseguire ad una fatica che è andata a liberare la terra da sotto la montagna di un abbandono.

Giuseppe Vezzoni,addì 26.4.2015

Oggi è stata una giornata pesante. Per tal motivo abbiamo rinviato a domani alcuni comunicati. Abbiamo trascorso molto tempo a cercare tra le nostra documentazione il documento Le memorie di Lorenzo Jacopi. Temevamo di averlo perso e di essere così  in balia dell’assessore alla cultura di Seravezza, tanto che ci eravamo preparati alla rettifica e alle scuse pur essendo certi che le Memorie di Lorenzo Jacopi  rappresentano il primo documento presentato per l’Archivio della Memoria della Biblioteca comunale di Seravezza. Abbiamo deciso di non postare la copertina del documento per non umiliare ulteriormente la corretta informazione che tentiamo di fare.

Giuseppe Vezzoni, addì  27.4.2014 

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Una risposta a Libera Cronaca da Italia bene comune 1535 del 26 e 27 aprile 2015

  1. nila papini ha detto:

    Grazie Giuseppe x aver ricordato Claudio

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