Libera Cronaca da Italia bene comune 1473 del 26 e 27 gennaio 2015

Libera Cronaca da Italia bene comune 1473 del 26 e 27 gennaio 2015

Je suis Charlie

giuseppevezzoni@gmail.com

Domani

Giorno della Memoria 2015

Settant’ anni fa il mondo conobbe l’esistenza dell’inferno in terra: Auschwitz-Birkenau

Dal libro Mai Più. Dal Don a Sant’Anna di Stazzema di Giuseppe Vezzoni (Pezzini editore, 2012):

La guerra ai civili che ha insanguinato e messo a ferro e fuoco centinaia di borghi abitati da gente inerme come a Sant’Anna di Stazzema ha marcato unitamente alla Shoah, inesorabilmente e per sempre, il XX secolo della perversità di cui l’Uomo è stato e rimane capace, nonostante i tanti “mai più” che oggi più che mai sembrano espressioni di retorica fine a se stessa”

Bandiere esposte agli edifici pubblici per il Giorno della Memoria

Spazzatura a Seravezza, ma quanto mi costi!

Seravezza_ Dei balzelli locali e di altri ammennicoli la tassa sui rifiuti è la più cara in assoluta della finanza locale. Il cittadino la paga in cambio del servizio ritiro e smaltimento rifiuti; e l’efficienza del servizio è misurata dal rapporto costi/benefici; vale a dire tassa/servizio.

Dal 2001 al 2012 la exTarsu è aumentata nel comune di Seravezza dell’81%(in calce tabella* ricavata dalle delibere); per subire un ulteriore impennata con l’avvento della Tares poi Tari.

L’ulteriore salasso è stato determinato dalla diversa condizione di copertura costi smaltimento. La ex Tares era fissata considerando una copertura all’84% del costo smaltimento, la Tares diventata poi Tari si basa sulla condizione di una copertura del 100% del costo smaltimento.

In sostanza dal 2001 al 2014 i cittadini non hanno fatto altro che conoscere aumenti, in cambio dello stesso servizio, peggiorando ovviamente il rapporto costi/benefici.
Novità per il 2015 è l’annuncio che la neoTari nel Comune di Seravezza, sarà ridotta del 5%, a fronte del ritiro dimezzato del vetro e del verde; il quale dal ritiro settimanale passa al ritiro ogni 15gg.

Possiamo forse dire che il servizio è migliorato? NO.   Perché la minor TASSA il cittadino la paga con minor SERVIZIO. ….minor servizio, badate, che è stato deciso PER ridurre i costi smaltimento Ersu….non per alleggerire il carico fiscale al cittadino.

Aggiungo, e concludo:

a) solo quando pagheremo meno  TARI “a parità di SERVIZIO”; o stessa TARI con “maggior SERVIZIO”, si potrà dire d’aver migliorato la situazione 

b) solo quando la raccolta differenziata porterà risparmi di costi smaltimento tali da ripagare tutti gli aumenti dei rifiuti succedutisi dal 2007 (anno di inizio della raccolta differenziata) ad oggi,potremo dire d’aver vinto la scommessa con la differenziata.
Diversamente i primati ricicloni saranno stati  tanti……….vuoti a perdere!.

*

L’AUMENTO DELLA TARSU NEL COMUNE DI SERAVEZZA – periodo 2001-2011

ANNI

TARSU – TARIFFA

% d’aumento

2001

83,98

2002

99,13

+18,04%

2003

112,01

+12,99%

2004

134,22

+19,83%

2005

134,22

2006

134,22

2007

153,42

+14,30%

2008

153,42

2009

176,44

+15,00%

2010

177,80

+0,77%

2011

177,80

2012

177,80

Aumento TARSU nel decennio

+80,94%

Fonte:

Elaborazione su dati ufficiali del Comune

copertura all’84%

Da Massimo Tarabella, addì 25.1.2015

Dalla mappatura degli edifici di culto romanici toscani mancano quelli del territorio di Stazzema

Mappatura

Stazzema_ Il consigliere Gian Piero Lorenzoni ha scritto all’Assessore alla Cultura Serena Vincenti e al Consigliere Delegato al Progetto Speciale Sviluppo del Santuario Mariano Manuela Olobardi per informarli che nella mappatura degli edifici religiosi toscani con tipologia romanica mancano quelli di Stazzema.

Ho avuto modo di vedere su Google Maps il progetto dedicato alla mappatura degli edifici di culto romanici della Toscana ed oltre.

Tra gli edifici religiosi censiti troviamo la Pieve della Cappella (Seravezza), la Pieve di Valdicastello (Pietrasanta) la Pieve dei Santi Pietro e Paolo di Careggine, la Chiesa di S.Agostino di Vagli Sotto, ecc..

Invece non c’è nessuno degli edifici di culto ricompresi nel nostro comune che sono un pregevolissimo patrimonio culturale-architettonico-religioso tutto da scoprire e valorizzare.

E’ indubbio che tali edifici hanno conservato cospicui caratteri superstiti di un periodo storico e chiaramente indicano, nella loro essenza tipologico-strutturale, la concretizzazione di un ideale di fede e non per ultimo rappresentano le vicende territoriali, anche complesse, che hanno coinvolto popolazioni e strutture insediative ed amministrative di un territorio che oggi è rappresentabile con la Versilia.

Allego sotto uno stralcio della mappa riferita al progetto in questione e invito l’amministrazione ad adoperarsi per integrare il progetto specificato indicando ai responsabili del progetto le preziose emergenze. Sono certo che aderire al progetto contribuirà positivamente ad una maggiore qualificata diffusione di quelle bellezze che il nostro territorio e la nostra gente meritoriamente custodiscono. In attesa di cortese riscontro, si saluta

Consigliere Comunale Gian Piero Lorenzoni, addì 26.1.2015

Coperta militare morto della Div. Buffalo: probabile integrazione storico- bibliografica

Stazzema_ Giuseppe Vezzoni ha protocollato stamani una lettera per porla all’attenzione del Sig. Sindaco di Stazzema, del Responsabile Ufficio Cultura Comune di Stazzema, della Giunta Comunale, dei Consiglieri Comunali, del Direttivo Comitato Onoranze Martiri di Sant’Anna e del Museo della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema. Prot. n.565-26.1.2015

Oggetto: Coperta militare caduto della Div. Buffalo: probabile integrazione storica bibliografica

Egregio Signor Sindaco, Signori in indirizzo,

questa mia vuole farvi partecipi di una probabile integrazione ricostruttiva storico-bibliografica per quanto concerne la coperta del militare della 92° Divisione Buffalo, caduto insieme ad altri due suoi commilitoni nel settembre 1944 a S. Ilario in Brancoli, che dal 13 dicembre 2014 è esposta in una teca nel Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema.

Seppur non specificato il paese e con una differenziazione temporale che consegna il fatto agli eventi bellici del novembre 1944 e non al settembre di quell’anno, come invece attesta lo documentazione consegnata unitamente alla coperta, l’episodio dell’uccisione dei tre soldati della Buffalo, qualora non fosse una sorprendente ripetizione di un fatto già accaduto due mesi prima, è riportato nelle pgg. 11/14 del libro Vernon Baker, l’eroe della Buffalo nei combattimenti a Lucca, Pietrasanta e nella battaglia Castello Aghinolfi di Vernon Baker e Davide del Giudice (edizioni Sarasota 2014).

Dai riscontri fatti la Brancoleria fu liberata 1l 19 settembre 1944 e sembrerebbe che nel mese di novembre non ci furono particolari operazioni militari a seguito di un periodo di diffuse piogge. Pertanto è possibile che il capitolo “Novembre 1944. Battaglia in un paese fuori Lucca” sia stato collocato in una temporalità sbagliata.

Cordiali saluti

Mulina di Stazzema addì 26.1.2015

Giuseppe Vezzoni

Presentazione libro All’alba di Sant’AnnaDSCN9328

Prima di tutto grazie ancora per avermi coinvolto nella presentazione del tuo libro All’alba di Sant’Anna. Per me è stata una bellissima esperienza. Ti invio il link del post che ho pubblicato sul mio blog: http://bit.ly/1uQ4o7r

Un saluto,

Elisa Bandelloni, addì 26.1.2015

Dal link:

Quest’incontro si è svolto quasi in concomitanza con la ricorrenza internazionale che il 27 gennaio di ogni anno commemora le vittime dell’Olocausto. Lo scopo è mantenere viva la memoria storica, perché come ricorda Paolo Schimd, presidente dell’Anpi Trentino, nella prefazione del l libro “Un popolo che dimentica le tragedie del proprio passato è destinato a ripeterle”. All’alba di Sant’Anna, scritto da Giuseppe Vezzoni in collaborazione con Graziella Menato per la casa editrice Il Margine di Trento, ripercorre la breve vita di Don Fiore Menguzzo,…”

NB: Per leggere il post questo è il link del blog Posologia letteraria http:/ /bit.ly/1uQ4o7r

Presentazione del volume di Giuseppe Vezzoni, Un prete indifeso in una storia a metà. Don Giuseppe Vangelisti e il suo memoriale

Querceta, Croce Bianca, sabato 24 gennaio 2015DSCN9331

NB: Il testo è stato già pubblicato dopo la presentazione avvenuta il 17 novembre 2014 a Villa Bertelli, tuttavia lo scritto è stato integrato con le rivelazioni che il superstite Ennio Bazzichi fece su don Giuseppe Vangelisti il giorno della presentazione. Per questo lo riproponiamo.

Questo libro è la seconda edizione aggiornata, riveduta e largamente ampliata della prima, che uscì, con il medesimo titolo, nel novembre 2006, a cura dell’autore.

L’impulso a scriverlo venne allora a Vezzoni dal fermo proposito di risarcire la memoria offesa di don Giuseppe Vangelisti. Questi fu parroco per sessanta anni di La Culla e per cinquantotto, salvo qualche breve parentesi di cui diremo in seguito, rettore del Benefizio Coadiutoriale di Sant’Anna. Il sacerdote, finché fu in vita, fu considerato “testimone oculare” della strage di Sant’Anna, giacché subito il giorno seguente, la sera del 13 agosto 1944, accompagnato da una trentina di volontari, si recò da La Culla nel paese martire, dove si adoperò a ricomporre e dare cristiana sepoltura ai resti irriconoscibili dei 132 corpi bruciati e accatastati nella piazza della Chiesa, come ci riferisce lui stesso in uno dei suoi memoriali.

Per questo suo impegno civile e religioso fu riconosciuto come fulgido esempio di volontariato e di misericordia. Non solo, don Vangelisti fu anche insignito del titolo di Giusto dal rabbino di Roma Elio Toaff, che, nel tormentato periodo del passaggio del fronte e della liberazione, fu ospitato dal sacerdote a La Culla. Episodio che oggi assume un significato ancor più particolare con l’approssimarsi del 27 gennaio, il “Giorno della Memoria”. Così scrisse di lui Toaff: «Non ho mai dimenticato quel prete che tanto generosamente si comportò con me e con la mia famiglia. Era un Giusto e tale lo ricorderò per sempre». Dando aiuto e rifugio a un ebreo perseguitato, don Vangelisti rappresenta anche un esempio di quel dialogo interreligioso, che dal 1987 diverrà uno degli scopi primari dell’istituendo Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna. Il sacerdote assecondò senza riserve la creazione di quel Parco, di cui fu indicato unanimemente come un “mito”.

Tutto però cambia con la scomparsa di don Vangelisti, nel 1995, e la pubblicazione postuma, due anni dopo, del suo ultimo memoriale scritto a macchina nel 1982. La sua figura cominciò progressivamente a essere svilita e il culmine di questa azione denigratoria fu raggiunto nel 2006 con l’uscita del volume Vite bruciate, i cui autori bollarono il sacerdote come un “falso mito” del Parco Nazionale della Pace e come il portabandiera della memoria antipartigiana, contrapponendolo al sacrificio pagato da alcuni confratelli, uccisi dai nazisti in Versilia nell’estate del 1944, come don Libero Raglianti, parroco di Valdicastello. Quest’ultimo, per aver collaborato con le forze della resistenza, fu arrestato il 13 agosto durante un rastrellamento dai tedeschi, tenuto prigioniero per sedici giorni, sottoposto a interrogatori e torture e fucilato il 29 agosto. Gli fu conferita post mortem la medaglia d’oro al valore civile.

Don Vangelisti fu pian piano abbandonato dalle istituzioni e dagli stessi superstiti, che pure, con il suo sostegno, erano riusciti a superare i durissimi anni successivi alla strage, trovando in lui parole di conforto e di speranza.

Che cosa aveva detto il sacerdote di tanto grave nel suo memoriale postumo, da giustificare un tale rancore? Vi aveva espresso critiche sul comportamento tenuto da alcuni partigiani.

Ma sono sufficienti queste critiche a farne addirittura il portabandiera della “memoria antipartigiana”? Secondo l’autore, non lo sono. Egli osserva che le critiche più violente verso i partigiani, certamente di un’intensità maggiore di quelle di don Vangelisti, furono formulate dagli stessi superstiti, dai famigliari delle vittime e dalle amministrazioni comunali di Stazzema succedutesi fino al 1985 e che la contestazione più accesa nei confronti dei partigiani avvenne il 12 agosto 1945, in occasione del primo anniversario dell’eccidio di Sant’Anna, quando proprio i superstiti impedirono ai partigiani di partecipare alla commemorazione.

Vezzoni spiega questo mutamento di opinione così radicale e improvviso su don Vangelisti con le aspre lotte tra opposte ideologie, che hanno caratterizzato il periodo dell’ultimo dopoguerra, ma non esita a definire come vergognosa e inammissibile l’azione diffamatoria nei confronti del parroco di La Culla, soprattutto per il fatto di essere rivolta contro una persona defunta, non più in grado di discolparsi. Oltraggiare la memoria di chi non ha alcuna possibilità di replicare è un atto di grande viltà e non intervenire a tutela di chi ne è vittima non è degno della coscienza di uomini civili.

Dopo aver difeso con tenacia il sacerdote, dimostrando l’evidente falsità delle accuse a lui mosse, l’autore esorta a riparare le offese rivolte alla sua memoria e a impegnarsi perché sulla sua figura sia dato un giudizio non annebbiato da pregiudizi ideologici, ma corrispondente a verità.

Tuttavia l’appello cade nel vuoto, sepolto nell’indifferenza generale. Le uniche voci che si levano in difesa di don Vangelisti sono quelle di Monsignor Danilo D’Angiolo e di don Aldo Armani, entrambi esponenti del clero pisano. Il mondo laico tace. Così Vezzoni non si arrende e, passati otto anni dalla pubblicazione della prima, torna sull’argomento con questa seconda edizione. Con queste parole enuncia il suo proposito: «Sono trascorsi altri otto anni e ora, arrivati al settantesimo anniversario dell’eccidio di Sant’Anna, emerge la necessità, se non l’obbligo, di ritornare sul percorso di una storia che resta ancora a metà. Una vicenda che, con la sentenza emanata dal Tribunale di La Spezia del 22 giugno 2005, ha completamente cancellato la figura di don Giuseppe Vangelisti. Rimuovere l’indegna irriconoscenza che sta subendo la memoria del sacerdote è l’intento prioritario posto alla base di questa seconda edizione. Abbiamo voluto scriverla anche perché finora ci è stata impedita una conoscenza capillare della storia e della memoria, pur essendo consapevoli della difficoltà di depurarle dalle brucianti polemiche che le hanno caratterizzate per oltre mezzo secolo. Abbiamo voluto scriverla, infine, perché dobbiamo essere noi e solo noi a farci liberamente la nostra opinione sulla strage del 12 agosto 1944, senza che nessuno ce la propini ripulita dello scomodo passato e dell’inoppugnabile ingerenza che la politica ha avuto e continua ad avere su di essa».

È una dichiarazione di intenti alla quale Vezzoni rimane rigorosamente fedele per tutta l’opera. Pertanto, egli affronta anche tutte le questioni storiche e giudiziarie, nessuna esclusa, che si sono accumulate nei settanta anni trascorsi dopo l’eccidio di Sant’Anna, a cominciare da quella dell’“armadio della vergogna” e delle responsabilità dell’insabbiamento di centinaia di fascicoli inerenti alle stragi nazifasciste in Italia, tra cui quella di Sant’Anna, impedendo che su di esse fosse fatta la dovuta giustizia.

L’autore è profondamente convinto che su quel tragico evento non sia stata scoperta ancora per intero la verità. Perciò si impegna a scavare con grande meticolosità, da vero e proprio archeologo della memoria, tra tutto quello che riguarda la strage: testimonianze dirette e indirette, tra cui alcune venute fuori di recente, a distanza di sessantanove anni, lettere di superstiti, articoli di giornali e riviste, documenti editi e inediti, libri di storici e non. Il risultato di questa ricerca è una miniera di informazioni, che gli consentono di fare maggior luce sugli episodi più controversi della storia di Sant’Anna.

L’eccidio del 12 agosto 1944 fu una rappresaglia, cioè una risposta a un’azione partigiana, o uno sterminio pianificato nei minimi dettagli di civili inermi? Quale fu il numero reale delle vittime? Tra le SS autrici del massacro c’erano anche fascisti e italiani? Fu veramente il maggiore Walter Reder il “boia di Sant’Anna”? La mattina della strage a Sant’Anna i partigiani c’erano, oppure no?

A questi interrogativi e a numerosi altri Vezzoni cerca nel volume di dare una risposta precisa e circostanziata. Egli è consapevole che, in merito al 12 agosto 1944, ognuno vorrebbe far trionfare la verità alla quale si sente ideologicamente più vicino. A tale scopo sono state fin qui elaborate numerose ricostruzioni degli eventi inattendibili o manipolate a fini politici o a vantaggio personale. L’autore, senza guardare in faccia nessuno, le abbatte tutte una per una, anche quelle ormai consolidate, affrontando i problemi ancora irrisolti e fornendo su ciascuno, diversamente dalle altre pubblicazioni, un proprio giudizio.

Vezzoni definisce la sua opera “un libro scomodo e coraggioso”, che dice pane al pane e vino al vino, senza curarsi se rechi disturbo, se sia sgradito a destra, al centro e a sinistra. Noi aggiungiamo che è anche un libro molto aggiornato. Ad esempio, la situazione giudiziaria della strage di Sant’Anna è riferita fino al gennaio del 2014. Un capitolo è infatti dedicato alla traduzione della relazione finora inedita tenuta a Esslingen il 27 gennaio dall’avvocato Gabriele Heinecke sull’arduo e tormentato iter giudiziario rivolto ad aprire un procedimento penale sulla strage anche in Germania, dopo che nel 2005 in Italia, sia pure con deplorevole ritardo, con il processo di La Spezia, si era arrivati alla condanna all’ergastolo di dieci graduati delle SS, ritenuti colpevoli dell’eccidio.

Questa seconda edizione, a differenza della prima, è stata inserita tra le pubblicazioni disponibili presso il bookshop del Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna. Un riconoscimento tardivo, che tuttavia colma una ingiustificabile lacuna.

Vogliamo infine evidenziare come l’autore, attraverso il suo scrupoloso lavoro di indagine, sia arrivato, nel suo tentativo di ricostruire nella maniera più imparziale e fedele possibile la storia della strage di Sant’Anna, ad acquisire alcune verità inoppugnabili, di cui dovranno tener conto tutti quelli che d’ora in avanti si occuperanno dell’evento. Ciò è stato sottolineato anche dal Procuratore Capo della Procura di Roma Marco De Paolis, già Pubblico ministero nel processo di La Spezia del 2005, che a Sant’Anna, il 12 agosto scorso, ha pubblicamente riconosciuto a Giuseppe Vezzoni il merito di essere un profondo conoscitore dell’eccidio e di averne scritto con grande precisione.

Potrei chiudere qui il mio intervento, già piuttosto lungo, ma mi pare opportuno far conoscere anche al pubblico qui presente alcune notizie inedite emerse sulla figura di don Vangelisti dalla testimonianza di un superstite, il Cavalier Ennio Bazzichi, in occasione della presentazione di questo volume a Villa Bertelli a Forte dei Marmi il 17 novembre dell’anno scorso.

La prima notizia riguarda la cronologia del ministero di rettore del Benefizio Coadiutoriale di Sant’Anna. Contrariamente a quanto riporta il libro, don Vangelisti non ricoprì continuativamente per cinquantotto anni questo incarico, dalla nomina, avvenuta nel 1937, fino alla sua morte. Nel 1952 il Benefizio fu affidato a don Pierluigi Vitè, quindi agli inizi degli anni sessanta passò al parroco di Farnocchia per poi tornare a don Vangelisti fino al 1995, anno della sua scomparsa.

La seconda notizia ha permesso di scoprire che il sacerdote entrò nel cono d’ombra che ha portato alla cancellazione della sua opera pluridecennale a Sant’Anna ancor prima che fosse pubblicato il suo ultimo memoriale postumo. Nel 1990, dopo un consiglio parrocchiale, avente per oggetto l’utilizzazione dei soldi ricavati dalle elemosine, si aprì un contrasto insanabile tra una donna di Sant’Anna, membro dell’Associazione Martiri, che voleva che le offerte fossero destinate per intero all’arredo della chiesa e don Vangelisti e la maggioranza del consiglio, che desideravano invece servirsene anche per altre necessità, come la messa a norma dell’impianto elettrico e lavori di manutenzione.

Quest’unico episodio non basterebbe a giustificare l’annullamento totale della figura di don Vangelisti verificatosi in seguito, ma è importante perché segna l’inizio di quel deterioramento nei rapporti tra popolazione e sacerdote, che proseguì con la diffusione di accuse calunniose nei suoi confronti, sì che nel 1995 solo pochi residenti della frazione martire parteciparono al suo funerale. Quanto ha rivelato Bazzichi fa dunque presupporre che la denigrazione della figura del parroco sia cominciata già nel 1990, sette anni prima della pubblicazione del suo memoriale postumo.

Occorre tuttavia precisare che il superstite non ha voluto con questa sua dichiarazione respingere la tesi secondo cui la critica di alcuni comportamenti tenuti dai partigiani sia stata e sia tuttora alla base della caduta in disgrazia di don Vangelisti e del completo oblio dell’opera di conforto e di sostegno morale che pure il sacerdote svolse, insieme a un’azione sociale e civile, a vantaggio delle popolazioni di La Culla e di Sant’Anna.

L’autore, preso atto di queste nuove acquisizioni, ha affermato che gli saranno utili per un’eventuale terza ristampa del suo volume. (Paolo Verona,addì 24.1.2015)

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