Libera Cronaca da Italia bene comune 1432 del 24 e 25 novembre 2014

Libera Cronaca da Italia bene comune 1432

del 24 e 25 novembre 2014

giuseppevezzoni@gmail.com

L’astensione unisce l’Itaglia, il paese che siamo diventati

Sei italiani su dieci non sono andati a votare alle regionali della Calabria e dell’Emilia Romagna r l’informazione che c’è l’ha definito crollo, ossia il solito termine con cui finora era definito il calo di due o tre punti in percentuale. Oggi è crollo anche se  si va a votare in  meno del  38%. Domani il crollo sarà anche se a votare non andrà più nessuno.

Nulla di nuovo pertanto sotto il sole di un allineamento informativo che nasconde la gravità democratica di questo vero e proprio fuggi fuggi dalle urne. Noi lo definiamo in questa maniera, soprattutto dopo che questo auto sfollamento dalle urne sia stato commentato da Renzi come un problema secondario, perché ciò che conta è che da quando è lui al governo il Partito Democratico e il centrosinistra hanno vinto cinque volte su cinque, prendendo al centrodestra quattro regioni e si sono riconfermati in Emilia Romagna. Si rafforza pertanto la volontà di trasformare il Pd in partito nazionale di una nazione i cui elettori stanno facendo la prova di restarsene a casa in occasione delle elezioni.

Ma che paese siamo diventati quando un presidente del Consiglio commenta alla televisione che ritiene una questione secondaria l’ astensionismo mostruoso come quello che è avvenuto in Emilia Romagna? Ma non sono invece i cittadini italiani , badate italiani e non itagliani, ad avere un premier secondario?

Questa è la situazione a cui la politica miserevole di questo paese sta allontanando la partecipazione dei cittadini alla democrazia: non più sovrani ma sudditi che si tengono lontani dai giochini truffaldini di una classe politica inadempiente e ricorrono ad un astensionismo di massa perché politicamente e moralmente non vogliono legittimare una classe politica che si autocelebra, si autoassolve, si autoforaggia e che ormai va verso l’ auto legittimazione.

In Emilia Romagna è andato a votare il 37,7 % degli aventi diritto mentre in Calabria il 43,8&. Finalmente una politica che uniforma il paese e sposta al Nord, nella rossa Emilia Romagna, un malcontento che sembrava che dovesse esplodere maggiormente al Sud. Incamerano pertanto il plauso minoritario del paese che c’è sia Renzi sia il Partito Democratico, i quali conquistano e amministreranno queste due regioni nonostante i cittadini abbiano bocciato sonoramente la politica che portano avanti. I dati della partecipazione al voto non possono essere letti come elementi di preoccupazione. Sono molto di più. Coloro non lo affermano pubblicamente sono determinati ad incentivare maggiormente l’astensionismo, a dimostrazione che non si vuole assolutamente capire che questa politica itagliana è considerata marcia dal popolo che vuole rappresentare. E’ una politica distante dal sentire comune che avvalora l’impietoso giudizio di una maggioranza di popolo che non intende più dare il certificato di democrazia ad un sistema politico in cui di democratico è rimasto ben poco.

Queste elezioni anticipate in due regioni in cui la corruzione e il magna magna hanno determinato la crisi politica sono la costatazione che dopo l’esperienza deludente del voto di protesta al Movimento Cinque Stelle, per milioni di cittadini non resta altro che disertare le urne. Una scelta che non porterà certo quel miglioramento che servirebbe al paese che siamo diventati, e che ancora continua a divenire.

Giuseppe Vezzoni,addì 24.11.2014

Domani Giornata mondiale contro la violenza sulle donneDSCN9052

La giornata mondiale contro la violenza sulle donne di domani ci riconsegna l’impegno che ci eravamo assunti sabato partecipando all’incontro (previo un invito all’ultimo momento a cui ci siamo sentiti di rispondere) tenutosi al Palazzetto di Cardoso sul tema“ Verso una cultura di genere: Interventi nella società e nella politica” e animato da Giusi Fasano, giornalista del Corriere della Sera e autrice con Lucia Annibali, del libro “Io ci sono”, da Wanda Pezzi, Consigliere delle Pari Opportunità della Regione Toscana e dalla senatrice Manuela Granaiola.

Precisiamo che ciò che scriveremo non vuole minimamente intaccare il punto fermo della denuncia che l’aberrante strage di donne vittime della violenza maschile è in continua crescita nella sua lucida follia omicida e che quanto è stato fatto finora a livello istituzionale per reprimere il fenomeno, che definiremmo anche famiglicidio, non ha impedito l’instaurarsi di un medievale ritmo percussoide del massacro di genere, tanto che da uno studio di Eures (Istituto di Statistica europeo) si apprende che questo efferato fenomeno nel 2013 ha procurato in Italia 179 femminicidi: una donna ogni due giorni dell’anno è stata soppressa dall’uomo, che nell’atto omicida di genere tocca il fondo della sua snaturata debolezza.

In un paese in cui solo alcuni decenni fa il delitto d’onore e il matrimonio riparatore trovavano ancora nella legge una permissione giustificativa inaccettabile, tanto che penalmente il delitto d’onore trovava uno sconto della pena, sta a significare che a substrato di ciò c’era una cultura che alimentava la superiorità e la supremazia del maschio, una cultura che voleva la donna sottomessa all’uomo e una morale in cui il tradimento femminile era percepito come colpa più grave di quello maschile. I questo contesto il criminale fenomeno del femminicidio ha sicuramente trovato una ferace situazione sociale per attecchire. A ciò va aggiunto che alla donna era stato precluso fino al 1945 il voto politico e l’azione civile e che nell’ambito famigliare quel diritto allo studio soggiaceva al prevalente interesse prioritario del maschio quando le ristrettezze economiche lo imponevano. Tutto ciò ha consegnato la donna totalmente all’imperio maschile fintanto che la giusta e doverosa emancipazione femminile è straripata mettendo in discussione le certezze maschili, che non si sono sono più rivelate tali ma hanno messo invece a nudo le debolezze che fino agli anni ’60 venivano mimetizzate in quell’imperio coniugato tutto al maschile e che si è rivelato alla fin fine una fraudolenta formazione del maschio stesso, impedendogli di prendere coscienza dei propri limiti, ma soprattutto del limite di non travalicare quello della donna, che non era subalterno. E nata così quella dipendenza affettiva e co-dipendenza maschile che creano quell’amore malato, una patologia che porta la donna a subire tutto e l’uomo a sottometterla attraverso una violenza che lo porta a perdere il controllo di se stesso, fino a trasformarsi in omicida.

Questo preambolo era doveroso per evitare che quanto andremo a scrivere su alcune considerazioni tenute nel gobbio durante l’incontro che si è tenuto sabato al Palazzetto del Cardoso e verteva sul tema “ Verso una cultura di genere: Interventi nella società e nella politica” siano male interpretate. Non era previsto il dibattito ma solo una sorta di violenza benevola del dover ascoltare tutto e basta, senza interagire, anche quando certe sicumere non erano condivisibili. La prima considerazione l’avremmo posta in merito all’inasprimento della pena con la legge n. 119 del 15 ottobre 2013, chiedendo alla senatrice Manuela Granaiola quale risultato ha prodotto e cosa può produrre in un paese in cui la certezza della pena è assai illusoria e ci sono norme della riduzione carceraria che agevolano chi delinque. Per certi delitti, come il femminicidio, dovrebbe essere sospeso ogni beneficio di legge, così che la certezza della pena da scontare fungesse da contrasto, da freno preventivo. Sul concetto della bellezza avremmo voluto chiedere a quale bellezza di uomo fanno riferimento le donne visto e considerato che la bellezza, senza voler generalizzare in maniera assoluta, è soprattutto a quella fisica dell’immagine e non a quella della pulizia dei sentimenti e della serietà nell’impegno di coppia e famigliare. Il consigliere regionale Vanda Pezzi ha rimarcato gli aspetti della diversità di genere e del mondo del lavoro che non è organizzato a favore delle donne e non contempla quel concetto di bellezza strutturale che anche l’azienda dovrebbe privilegiare. Per quanto concerne la diversità di genere, nel ragionamento della Pezzi abbiamo letto un marcato antagonismo della donna rispetto al maschio, una competitività forse esagerata, tutta improntata a ridurre o a ridisegnare gli spazi maschili e non indirizzata a trovare il convergere sulla centralità dello stare insieme attraverso la ricerca di una condivisione la più ampia possibile sulle necessità comuni. Questo approccio ci pare più un innesco allo scontro, a deterioramento di qualsiasi confronto e non ci pare davvero propedeutico a rimuovere il conflitto donna-uomo. Infine non abbiamo condiviso, sempre nell’intervento della Pezzi, con un passato da sindacalista e attivista femminista, che possa dire in una assemblea pubblica basta con il posto fisso quando ormai la precarizzazione l’ha spazzato via e che l’agricoltura, il turismo e i beni architettonici possono supplire alla chiusura delle fabbriche. E’ una bestemmia bell’e buona disconoscere che le fabbriche sono indispensabili per rispondere alla soddisfazione occupazionale e che l’industrializzazione è il settore portante per un paese moderno e rivolto al futuro. Insomma, l’incontro di sabato è stata una iniziativa importante ma è mancata in quella parte che doveva essere aperta al dibattito pubblico.

Giuseppe Vezzoni, addì 24.11.2014

Studio dell’Ires e Cgil aumentano in Toscana sia la cassa integrazione che la precarizzazione

Da rapporto Ires Toscana presentato sabato dalla Cgil pistoiese emerge una situazione di profonda preoccupazione ed inquietudine proiettata sul futuro prossimo per quanto concerne il lavoro e la ripresa occupazionale. Dallo studio si evince chiaramente che la precarizzazione la fa da padrona nel rapporto di lavoro, spesso saltuario, con cui viene drogato il dato inerente all’avviamento al lavoro che mostra un +11,8%, un incremento da prendere con le molle, dato che i contratti a tempo determinato sono solo il 9%. Solo le aziende che lavorano per l’export reagiscono alla crisi, mentre per quelle che hanno un mercato interno la situazione è nera e il ricorso alla cassa integrazione in deroga è aumentato.

Giuseppe Vezzoni,addì 24.11.2014

“Terrinca la cronaca e la storia raccontata dai suoi parroci dal 1891 al 1994”.

Buongiorno, ieri a Terrinca, come anche Lei ha pubblicato, ho presentato il libro a cura del Gruppo Colombani, a 20 anni dalla morte del parroco Don Ettore Lorenzoni. Il mio intervento non è stato biografico, ma ecclesiologico, perché data la realtà socio religiosa di Terrinca, ho ritenuto giusto focalizzare il concetto di Chiesa (universale) e Chiese (diocesi-parrocchie). Anche tutti gli altri scritti presenti nel libro, ho cercato di “leggerli” con l’esigenza di realizzare comunione e ci sono stati riferimenti specifici. Io di Don Ettore oltretutto ho scritto nell’introduzione del libro. Mons. Danilo D’Angiolo

Testo dell’intervento

Ecco il libro edito a cura del Gruppo Colombani: Terrinca, cronaca e storia raccontata dai sui Parroci. Ve lo presento allora in questa cornice: Chiesa universale e Chiesa locale; di più, il Ministero Pastorale visto dal basso.

Uno dei tratti del Concilio Vaticano II più innovativi e importanti è quel passaggio di LG 23, nel quale i Padri affermano che le Chiese particolari “sono formate ad immagine della Chiesa universale, ed è in esse e a partire da esse che esiste la Chiesa cattolica una ed unica”.

Il sentire comune prima del Concilio era solo quello di una Chiesa massicciamente una, unica e una sola, la Chiesa universale, governata dal Papa, per cui non avrebbe avuto senso in alcun caso usare il termine al plurale.

Oggi, grazie al Concilio, la forma concreta con cui il fedele sperimenta la realtà ecclesiale, quella della sua comunità con il suo Vescovo e il suo Parroco (a Terrinca dal primo parroco Don Lazzaro Bersugi – 1559, fino a Don Bernardo Byczek – 2014), non deve essere scavalcata come un dato contingente, per poter cogliere l’idea della Chiesa. Le Chiese locali non sono le filiali di una multinazionale, una visione a cui si era abituati prima del Concilio, che ora giustamente le considera come Chiese in pienezza. I Padri del Concilio Vaticano II hanno affermato che i singoli Vescovi rappresentano la propria Chiesa e dunque io dico i singoli Parroci rappresentano la propria Comunità parrocchiale e tutti insieme con il Papa rappresentano la Chiesa universale in un vincolo di pace, di amore e di unità in comunione quindi con il Papa che è segno visibile, principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli, …anche quelli di ogni Comunità parrocchiale!

Prima di qualche riferimento al libro che è ampiamente rappresentativo della storia di questa Comunità parrocchiale di Terrinca, non è secondario affermare che la Chiesa è Sacramento di Cristo come Cristo è Sacramento di Dio. Insomma l’essenza della Chiesa è la comunione che nell’Eucarestia vive l’apice di questa comunione sacramentale.

Il decentramento e le nomine che avvengono tuttora per Vescovi e Parroci, hanno sempre come criterio pastorale le esigenze concrete dei fedeli viventi nelle proprie comunità e naturalmente diversi anche culturalmente?

Leggendo qua e la sul libro Terrinca, credo di poter affermare, come ho anche scritto nell’introduzione, che Don Ettore Lorenzoni, che oggi noi commemoriamo a 20 anni dalla sua morte, è stato segno di autentica comunione ecclesiale con il suo popolo, realizzando davvero quella bella incarnazione (condivisione, partecipazione, gioie e dolori, ecc.) propria di chi vuole essere, come scriveva San Paolo, tutto con tutti, con umiltà e amore. Questo lo potete ben riscontrare leggendo altresì il diario di Don Jacopo Parra e la cronaca di Don Ettore Lorenzoni, ma credo sia stato la connotazione della maggior parte dei vostri 37 Parroci. Anche l’amico Gian Piero Lorenzoni, nel suo pezzo ha ben evidenziato questi aspetti belli, addirittura esemplari, di un Sacerdote, non funzionario, che ha amato Cristo e la Chiesa in tutti i suoi fedeli. Purtroppo ho anche dovuto leggere dalle note di Baldino Stagi, ma molto già sapevo direttamente, che la comunità di Terrinca ha dovuto vivere momenti non proprio felici riguardo alla comunione fra parroci e popolo cristiano e neanche fra popolo cristiano e Vescovo (il segno di croce con la mancina!), ma queste sono eccezioni, la regola è quella di vivere in pienezza la comunione sacramentale di cui Parroco Vescovo e Papa devono essere segno evidente, e fra l’altro vi ricordo quanto diceva il mio nonno: “chi più ha giudizio, più lo adoperi”, io aggiungo, nella carità.

Oltretutto se mi rifaccio a quanto affermato all’inizio, Ministero e Ministeri visti dal basso, succede purtroppo che la mancanza di comunione e intesa si verifichi anche dal basso: Cardinali e Vescovi che non condividono in tutto il pensiero e l’azione del Ministero Petrino o non riescono a comprendere situazioni particolari, Parroci che non sono in piena comunione con il proprio Vescovo e con la propria Comunità, e Christi-fideles che non se la intendono con il proprio Parroco. Cerchiamo tutti di non primeggiare nell’esercizio della critica e ognuno operi sempre come Gesù vuole, con tanta misericordia. Anche i preti hanno bisogno di misericordia e perdono. Rileggete nella mia introduzione il breve testamento spirituale di don Ettore.

E dopo avervi detto questo, se proprio dovessi da vecchio prete consigliare confratelli giovani, direi loro che la comunità non è possesso del Parroco, pur essendo suo il compito del pastore che guida: chi si mette al servizio è uno che è disposto a farsi comandare. Letti poi i riferimenti anche amministrativi riportati sul libro “Terrinca”, tanto per indicare una auspicata situazione concreta, se il Diritto Canonico non riconosce al suo consiglio pastorale e a quello economico alcun potere deliberativo, direi che neppure proibisce al Parroco, di volta in volta, di attribuirglielo, pronto ad adeguarsi alle decisioni prese in una comunione felicemente vissuta. Qui a Terrinca, ho trovato sul libro costanti segni di attaccamento alla Chiesa per lavori e restauri: quale Parroco avrebbe potuto da solo affrontare anche finanziariamente le varie situazioni?

Se alla fine di questo incontro, dopo aver ascoltato i vostri interventi, mi sarà richiesto, potrò certo ancora intervenire per eventuali chiarimenti.

Terrinca, 23 Novembre, Festa di San Colombano

Mons. Danilo D’Angiolo

Firenze oltre le mura Progetto per Firenze capitale

Firenze_ Ciclo di conferenze e incontri. SEDE: Palagio di Parte Guelfa (Sala Gigli). primo incontro. Verso il ruolo di capitale

Martedì 25 novembre 2014 ore 16,30

Marino Biondi: “La cultura dell’Istituto di Studi Superiori: Pasquale Villari e le grandi biografie“

http://circolorosselli.it/Comunicato Stampa.pdf

Dal circolo culturale fratelli Rosselli di Firenze, 24.11.2o14

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