Libera Cronaca da Italia bene comune 1428 del 18 e 19 novembre 2014

Libera Cronaca da Italia bene comune 1428 del 18 e 19 novembre 2014

giuseppevezzoni@gmail.com

Di replica in replica la saga di note tra il segretario comunale di Stazzema e il consigliere Stagi

Nessuna rivelazione su chi ha compiuto un reato non inviando il ricorso straordinario al Capo dello Stato e sul bilancio sul Teleriscaldamento

Stazzema_ Lascio agli amici lettori decidere se una affermazione come quella che si legge nella lettera che ho ricevuto dal segretario comunale possa essere accettabile oppure no. La vicenda dell’occultamento del ricorso di alcuni cittadini al Capo dello Stato segna una ferita nella storia del nostro comune che non ha precedenti e scava nella responsabilità degli amministratori una ferita vergognosa che tutti devono conoscere. Ed il fatto si aggrava per il silenzio colpevole che pesa sulle coscienze di coloro che non hanno voluto e continuano a non volere che si faccia luce su un comportamento illegittimo di tale portata. Cosa dire poi della telenovela “teleriscaldamento” dove da ormai tre anni stiamo cercando inutilmente di sapere quanto costa, quanto rende, quanto pagano gli utenti. Il segretario, responsabile dell’area economica e direttore generale, non ci dice nulla, il Guidi se n’è andato lasciando tutto nel buio totale, gli uffici hanno l’ordine di non dire e non dare. Ma che razza di comune è questo? E che razza di comune è quello che perde la causa sulle unità collabenti, viene condannato in quanto la tassa è inapplicabile e non restituisce il maltolto ai cittadini? Strombazzi pure il sindaco Verona il suo 80%, continui pure a far pesare il risultato elettorale e dica pure che portiamo attacchi strumentali per combattere la nostra battaglia. Noi siamo certi della nostra faccia pulita e riusciremo a dimostrare che non è per tutti così. Intanto dovranno sospendere anche le autorizzazioni alla Condomini per il mappale 16 ed a questo riguardo potrei dire che mi meraviglia molto il comportamento del presidente del consiglio che non ha mai preso posizione a vantaggio dei suoi paesani, pur sapendo bene come certe azioni siano state fatte contravvenendo alle leggi con l’intento preciso di danneggiare il paese di Terrinca. Continui pure il sindaco a difendere l’indifendibile e speri bene. Da parte nostra continueremo a testa bassa e molte sono le voci che raccogliamo dello scontento, anche solo a 5 mesi dall’insediamento del Verona & Co. Chissà che i ragazzi della maggioranza non comincino a capire che invece non è poi tutto così chiaro come si è voluto far credere e magari qualcuno non si perda per strada.

Il consigliere comunale al 20%, per grazia ricevuta. Baldino Stagi ,addì 17.11.2014

Lettera del segretario comunale dott. Canessa- Prot. 9070 del 14.11.2014

Oggetto. Replica alla replica ns prot. 9015 del 13.11.2014

Pdf

Canessa x elenco conc. risposta 6

Lettera del consigliere Stagi- Prot. 9127 del 17.11.2015

Oggetto: Replica alla replica . 9170 del 14.11.2014

Egregio dott. Canessa, sono rimasto atterrito per quanto contenuto nella Sua in oggetto, Le invio le mie valutazione cominciando con l’affermare che la Sua precedente appare sconclusionata non solo a me ma a molti altri. Lei sarà pure sereno, e le credo. Se io avessi il dubbio di aver trascurato di inviare il ricorso dei cittadini al Presidente della Repubblica non ci dormirei la notte, ma ognuno è fatto a modo proprio ed ha con la propria coscienza un rapporto molto personale.

Lei mi dice espressamente che “non mi darà nessuna risposta”. Bene, ne prendo atto, intendo però precisare quanto segue:

  1. Se Lei non è in grado di dire chi ha trattenuto il plico per 32 mesi in Comune, stante il ruolo che ricopriva al momento dei fatti, significa che non è stato in grado di svolgere correttamente il Suo lavoro e questo è inaccettabile, non fosse altro per il costo che Lei costituisce per il bilancio comunale del quale, peraltro, ancora non abbiamo la possibilità di conoscere la cifra definitiva, questo anche grazie a quella inesistente trasparenza che Lei continua a rivendicare. In ogni caso posso a questo punto almeno farmi una mia idea personale, per quel che vale, e riternerLa l’unico responsabile di quella azione di inaudita gravità.

  2. Lei non si occuperà certo del teleriscaldamento ma è il responsabile dell’Area Amministrativa e se non conosce i dati che Le ho chiesto può sempre farmeli dare dagli uffici competenti che eseguono pedissequamente i Suoi ordini. Il fatto è che Lei, e gli amministratori in solido, non volete che quelle cifre vengano conosciute, tenendole occultate da ormai tre anni.

Mi pare ovvio che la Sua decisione di ”non darmi risposte” è per me inaccettabile, mi riservo quindi di agire di conseguenza. La saluto

Terrinca 14.11.2014

Il consigliere comunale Stagi Baldino

La svanizione dell’opera di Mons. Giuseppe Vangelisti è iniziata prima della pubblicazione postuma del suo memorialeimage (2)

Quando un libro è scomodo, resta scomodo anche se a presentarlo si alternano professionalità e ruoli diversi. Ma la scomodità è un pregio, e il libro Un prete indifeso in una storia a metà deve averne assai. La dimostrazione di ciò si è avuta anche ieri pomeriggio, durante la presentazione che si è tenuta a Villa Bertelli. Non così plateale come fu il 20 giugno scorso nella chiesa di Sant’Anna ma tuttavia anche ieri qualcosa è trapelato a conferma che in merito all’eccidio del 12 agosto 1944 ognuno vorrebbe che fosse evidenziata la verità a cui si sente più vicino.

Ciò non sempre è possibile, specie se il tempo a disposizione è il desposta della situazione. Tuttavia una cosa è emersa chiara: la pubblicazione patisce la ristrettezza del tempo. A ciò subentra un nervosismo che sconfina anche nell’ indisponensa, così come fu a giugno Sant’Anna di Stazzema e come è stato in forma assai più lieve ieri pomeriggio. Pertanto d’ora in poi sarà cura dell’autore del libro di accertarsi che per eventuali future presentazioni il tempo a disposizione non sia contingentato in poco più di un’ora, in maniera da evitare di lasciare insoddisfatto qualcuno perché una delle tante questioni non ha avuto l’attenzione che  ci si attendeva. Così come è stato ribadito ieri, il libro affronta TUTTE le QUESTIONI, nessuna esclusa, e diversamente dalle altre pubblicazioni ne pone una propria sulla credibilità delle testimonianze, sia italiane sia tedesche.image (4)

Dalla partecipazione di pubblico davvero insperata che c’è stata, considerato l’orario e il giorno lavorativo e il tempo avverso, emerge che questo libro meriterebbe un occasione di presentazione in cui le istituzioni comunali della Versilia, Stazzema in primis, fossero i soggetti promotori. Purtroppo il libro è firmato da un autore che è un autodidatta e che cicostanzia quando occorre sia il pane sia il vino senza tanto considerare se ciò reca disturbo. Un autore che non patisce remore se deve essere scomodo a sinistra, al centro e a destra. Com’è stato sottolineato a Castello Tesino e ieri sera a Villa Bertelli, il 12 agosto scorso, a Sant’Anna, il Procuratore Capo della fu Procura militare di La Spezia e oggi di Roma,  il dott. Marco de Paolis, ha pubblicamente riconosciuto a Giuseppe Vezzoni il merito di essere un profondo conoscitore dei fatti e di scrivere con precisione in merito all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.

Precisato ciò, la presentazione di ieri ha consentito di acquisire ulteriori notizie sulla figura di don Giuseppe Vangelisti, alcune davvero inedite e che spiegano in parte quella lettera sibillina che il superstite Ennio Bazzichi scrisse nel luglio 2013 al Comitato Martiri di Sant’Anna e allora sindaco di Stazzema Michele Silicani, lettera che è riportata sulla seconda edizione del libro Un prete indifeso in una storia a metà.

Il superstite Ennio Bazzichi, il cui intervento è stato incentrato massimamente sul dopoguerra di Sant’Anna e sulla figura di don Giuseppe Vangelisti, ha svelato che il sacerdote entrò nel cono d’ombra che l’ha portato piano piano alla cancellazione della sua opera pluridecennale in Sant’Anna prima che fosse pubblicato postumo il suo ultimo memoriale sull’eccidio, un dattiloscritto che batté a macchina nel 1982 e che fu pubblicato nel 1997, due anni dopo la sua morte.

É bene precisare che l’intervento del Cav. Ennio Bazzichi non aveva certo l’intenzione di disconoscere che le critiche per certi comportamenti tenuti dai partigiani, che il sacerdote ha voluto lasciare scritto, non abbiano inciso nella defenestrazione che il religioso ha subito, tuttavia – secondo il superstite – la caduta in disgrazia iniziò prima, dopo un consiglio parrocchiale in cui l’oggetto dei soldi delle elemosine da impiegare accese un contrasto, rilevatosi poi insanabile, con una donna di Sant’Anna che era anche membro dell’associazione Martiri, la quale voleva che le offerte – riassumiamo così, e Bazzichi, che ci legge, ci corregga se non riportiamo correttamente quanto ha affermato – fossero destinate unicamente all’arredo della chiesa e non per le altre necessità, come la messa a norma dell’impianto elettrico o altri lavori che Vangelisti e la maggioranza del consiglio parrocchiale ritenevano altrettanto importanti da compiere, anche attraverso i soldi delle elemosine.

Insomma, da quel momento iniziò lo spargimento di una serie di miserie contro il sacerdote, tanto che nel 1995, anno della sua morte, pochi residenti della frazione martire parteciparono al suo funerale. A testimonianza di quanto dichiarava, il superstite Bazzichi ha indicato l’allora sindaco di Stazzema Lorenzoni, presente a ieri a Villa Bertelli.

Quanto ha rivelato ieri Bazzichi fa supporre che l’inizio della denigrazione sia avvenuto dal 1990 in poi, dopo che la Regione Toscana istituì una legge, la LR 12.8.91 n. 32, attraverso cui iniziò ad erogare un contributo annuale a sostegno della memoria dell’eccidio a cui si doveva provvedere dopo aver istituito il Comitato Onoranze ai Martiri di Sant’Anna. Ma ciò non voleva disconoscere e non disconosce il fatto che la critica di alcuni comportamenti tenuti dai partigiani sia stata e sia tuttora alla base dell’avvenuto svanimento ideologico dell’opera di conforto e di sostegno morale che don Vangelisti ha svolto e  che alla quale ha abbinato un’ azione sociale e civile a vantaggio delle popolazioni di La Culla e  di Sant’Anna.

A tal fine il superstite Bazzichi ha raccontato che il sacerdote si spese moltissimo perché le miniere della Edem non chiudessero alla fine degli anni ’50 primi anni ’60, un’attività che poi è proseguita per oltre due decenni dando occupazione alle maestranze locali. Alla stessa maniera si pose in prima fila per la realizzazione della strada carrozzabile fino a La Culla attraverso un rapporto intenso intessuto con l’ing. Gorelli, l’allora direttore dell’attività mineraria di Valdicastello, e l’amministrazione di Camiore guidata dal sindaco Pezzini. La strada, ferma in località La Balza, negli anni ’60 fu ripresa e in un primo momento collegò dalla via Sarzanese la frazione di La Culla e poi fu portata a conclusione a Sant’Anna di Stazzema. Dalla Balza Fiorita fino a La Culla è stata intitolata appunto a don Giuseppe Vangelisti, e una ragione deve esserci pur stata a monte della decisione dell’amministrazione comunale di Camaiore. Il parroco, che sapeva il fatto suo e conosceva come muoversi, si adoperò anche per la costruzione di un acquedotto che tuttora serve le frazioni di Montebello, La Culla e Santa Lucia. Attraverso la sua mediazione fu possibile trovare un accordo tra i proprietari dei fondi interessati dall’opera acquedottile. Ovviamente, come ha detto Bazzichi, il prete era molto attento perché ai suoi parrocchiani non derivassero dei rischi per comportamenti poco accorti che criticò subito e che alla fine ha lasciato pure scritto. Per Sant’Anna si mosse con quell’avvedutezza e temporalità che secondo lui richiedeva il grave momento della strage. Da un memoriale inedito di un partigiano si apprende in merito al posizionamento sul Gabberi:

« Abbiamo indicato l’ubicazione dell’acqua sorgiva e precisato le disposizioni del Comandante Ottorino;fedeli alla consegna,si scendeva alla spicciolata (intendiamo dire dei partigiani non appartenenti alle squadre dislocate nelle varie zone montane a protezione del grosso) fino alla sorgente dove ci si lavava e ci si riforniva. Col passare dei giorni molti andarono ben oltre gli ordini , e noi della squadra Olobardi non fummo da meno; fatta un po’ di toelette (senza sapone!) si scendeva nella vallatella di Sant’Anna per confonderci con i tantissimi sfollati fra i quali quasi tutti avevano delle conoscenze ed amici; al ritorno riempivamo d’acqua i recipienti lasciati nei pressi della sorgente. A distanza di anni ci chiediamo se Ottorino ne fosse stato al corrente perché la nostra serale presenza costituiva un grave pericolo per i residenti e gli sfollati. Noi giovani non eravamo tanto previdenti da ipotizzare eventuali ritorsioni, ma quelli di “mezza età”, e ce n’erano parecchi nella Brigata, se ne rendevano conto: perché non hanno fatto in modo che quell’andirivieni al primo crepuscolo venisse impedito? Nel dopoguerra abbiamo avuto l’onore di conoscere ed intrattenerci più volte con don Vangelisti, parroco di La Culla, il primo che salì a Sant’Anna dopo la strage. Egli avrebbe detto e ribadito, sia ai singoli partigiani incontrati, sia durante la funzione religiosa, che non era prudente la nostra presenza nella vallata»

Nella presentazione di ieri c’è stata data anche l’opportunità di rivedere la temporalità del ministero di rettore svolto presso il benefizio coadiutoriale di Sant’Anna . Differentemente a quanto riporta il libro, don Vangelisti non ebbe, dalla nomina ricevuta nel 1937, la cura continuativa del benefizio Sant’Anna. Nel 1952 il benefizio fu affidato a don Pierluigi Vitè e poi passò agli inizi degli anni ’60 sotto la cura del parroco di Farnocchia per poi ritornare nella titolarità del parroco di La Culla fino al 1995, anno della morte.

Come si può evincere la presentazione di ieri ha consentito di raccogliere ulteriori notizie sul sacerdote e su Sant’Anna, come quella che nei primi anni dopo l’eccidio, nel giorno del 12 agosto venivano onorati tutti i luoghi del paese dove i nazifascisti avevano compiuto le uccisioni. “Oggi alcuni luoghi, ha detto il superstite Bazzichi, sono ricoperti dai rovi, totalmente abbandonati alla dimenticanza”.

Tutto quanto è scaturito dalla presentazione  sarà utile per una eventuale terza ristampa del libro, una pubblicazione scomoda ma estremamente coraggiosa e ricca di notizie.

Libera Cronaca,addì 18.11,2014

Presentazione del volume un prete indifeso in una storia a metà. Don Giuseppe Vangelisti e il suo memoriale, di Giuseppe Vezzoni

Forte dei Marmi, Villa Bertelli, 17 novembre 2014Libro  Un prete indifeso in una storia a metà

Questo libro è la seconda edizione aggiornata, riveduta e largamente ampliata della prima, che uscì, con il medesimo titolo, nel novembre 2006, edita a cura dell’autore.

L’impulso a scriverlo venne allora a Vezzoni dal desiderio di risarcire la memoria offesa di don Giuseppe Vangelisti. Questi fu parroco per sessanta anni di La Culla e per cinquantotto rettore del Benefizio Coadiutoriale di Sant’Anna, entrambe piccole frazioni montane del Comune di Stazzema. Il sacerdote, finché fu in vita, fu considerato “testimone oculare” della strage di Sant’Anna, giacché il giorno seguente, la sera del 13 agosto 1944, accompagnato da una trentina di volontari, si era recato nel paese martire, dove aveva provveduto a ricomporre e dare cristiana sepoltura ai resti dei corpi bruciati e accatastati nella piazza della Chiesa. Per questo suo impegno civile e religioso fu riconosciuto come fulgido esempio di volontariato e di misericordia. Non solo, don Vangelisti fu anche annoverato tra i Giusti dal rabbino di Roma Elio Toaff, che, nel tormentato periodo del passaggio del fronte e della liberazione, fu ospitato dal sacerdote a La Culla. Così scrisse di lui Toaff: «Non ho mai dimenticato quel prete che tanto generosamente si comportò con me e con la mia famiglia. Era un Giusto e tale lo ricorderò per sempre». Dando aiuto e rifugio a un ebreo perseguitato, don Vangelisti rappresenta il primo esempio di quel dialogo interreligioso, che nel 1987 diverrà uno degli scopi primari dell’istituendo Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna. Il sacerdote assecondò senza riserve la creazione di quel Parco, tanto che ne fu indicato da tutti come un “mito”.image (5)

Tutto però cambia con la scomparsa di don Vangelisti, nel 1995, e la pubblicazione postuma, due anni dopo, del suo ultimo memoriale scritto nel 1982. La sua figura cominciò progressivamente a essere sminuita e il culmine di questa azione denigratoria fu raggiunto nel 2006 con l’uscita del volume Vite bruciate, i cui autori bollarono il sacerdote come “falso mito” del Parco Nazionale della Pace e come principale portabandiera della memoria antipartigiana, contrapponendolo al sacrificio pagato da alcuni confratelli, uccisi dai nazisti in Versilia nell’estate del 1944, come don Libero Raglianti, parroco di Valdicastello. Questi, per aver collaborato con le forze della resistenza, fu arrestato durante un rastrellamento dai tedeschi il 13 agosto, tenuto prigioniero per sedici giorni, sottoposto a interrogatori e torture e fucilato il 29 agosto. Gli fu conferita post mortem la medaglia d’oro al valore civile. Don Vangelisti fu piano, piano abbandonato dalle istituzioni, nonché dagli stessi superstiti, che pure, con il suo sostegno, erano riusciti a superare i durissimi anni successivi alla strage, trovando in lui parole di conforto e di speranza.

Che cosa c’era scritto di tanto grave nel memoriale postumo di don Vangelisti, da giustificare un tale rancore? Il sacerdote vi aveva espresso alcune critiche sul comportamento tenuto dai partigiani.image (10)

Ma sono sufficienti queste critiche a fare del sacerdote il capro espiatorio della “memoria antipartigiana”? Secondo l’autore, non lo sono. Egli osserva che esponenti di quella memoria sono stati per decenni, certamente con veemenza maggiore di don Vangelisti, gli stessi superstiti, i famigliari delle vittime e le amministrazioni comunali di Stazzema succedutesi fino al 1985. La contestazione più accesa nei confronti dei partigiani avvenne il 12 agosto 1945, in occasione del primo anniversario dell’eccidio di Sant’Anna, allorché proprio i superstiti impedirono ai partigiani di partecipare alla commemorazione.

L’autore ritiene vergognosa l’azione diffamatoria verso il parroco di La Culla, soprattutto perché rivolta contro un individuo, ormai defunto, che non poteva più difendersi. Svilire la memoria di una persona a cui è preclusa qualsiasi possibilità di replica è un atto inammissibile e non essere intervenuti in sua difesa è indegno della coscienza di uomini liberi.

Come si può spiegare il mutamento di opinione così radicale e repentino su don Vangelisti? Vezzoni ne attribuisce le cause in gran parte alle aspre lotte tra opposte ideologie e fazioni. Dopo aver difeso con eccezionale tenacia il sacerdote, dimostrando la falsità delle accuse, egli chiede che siano riparate le offese rivolte alla sua memoria e che sia dato un giudizio corrispondente a verità.

Ma l’appello cade nel vuoto, sepolto nell’indifferenza generale. Nessuna voce si leva in difesa di don Vangelisti, salvo quelle di Monsignor Danilo D’Angiolo e di don Aldo Armani, entrambi esponenti del clero pisano Così Vezzoni, passati otto anni dalla pubblicazione della prima, torna alla carica con questa seconda edizione. Riportiamo le sue parole: «Sono trascorsi altri otto anni e ora, arrivati al settantesimo anniversario dell’eccidio di Sant’Anna, emerge la necessità, se non l’obbligo, di ritornare sul percorso di una storia che resta ancora a metà. Una vicenda che, dopo la sentenza emanata dal Tribunale di La Spezia del 22 giugno 2005, ha completamente cancellato la figura di don Giuseppe Vangelisti. Rimuovere l’indegna irriconoscenza che sta subendo la memoria del sacerdote è l’intento prioritario posto alla base di questa seconda edizione. Abbiamo voluto scriverla anche perché finora ci è stata impedita una conoscenza capillare della storia e della memoria, pur essendo consapevoli della difficoltà di depurarle dalle brucianti polemiche che le hanno caratterizzate per oltre mezzo secolo. Abbiamo voluto scriverla, infine, perché dobbiamo essere noi e solo noi a farci liberamente la nostra opinione sulla strage del 12 agosto 1944, senza che nessuno ce la propini ripulita dello scomodo passato e dell’inoppugnabile ingerenza che la politica ha avuto e continua ad avere su di essa».

Il volume affronta dunque anche tutte le questioni storiche e giudiziarie, che si sono accumulate nei settanta anni trascorsi dopo l’eccidio di Sant’Anna, tra le quali la questione dell’“armadio della vergogna” e le due relazioni divergenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’insabbiamento di centinaia di fascicoli inerenti alle stragi nazifasciste in Italia, tra cui quella di Sant’Anna, impedendo che su di esse fosse fatta la dovuta giustizia. Proprio in questi giorni il sindaco di Stazzema Maurizio Verona ha chiesto che le relazioni siano discusse dai due rami del Parlamento, affinché emerga un’opinione chiara e univoca sulle responsabilità che portarono all’insabbiamento. Il libro è pertanto storicamente molto attuale.

L’autore, come abbiamo sentito, è profondamente convinto che su quel tragico evento non sia stata fatta ancora del tutto verità. Perciò si impegna a scavare con grande meticolosità, da vero e proprio archeologo della memoria, tra tutto quello che riguarda la strage: testimonianze dirette e indirette, tra cui alcune venute fuori di recente, a distanza di sessantanove anni, lettere dei superstiti, articoli di giornali e riviste, documenti editi e inediti, libri di storici e non. Il risultato di questa ricerca è una miniera di informazioni, che gli consentono di far luce sugli episodi più bui della storia di Sant’Anna.

L’eccidio del 12 agosto 1944 fu una rappresaglia, una risposta a un’azione partigiana, o uno sterminio pianificato nei minimi dettagli di civili inermi? Quale fu realmente il numero delle vittime? Tra le SS autrici del massacro c’erano anche italiani e fascisti? Fu veramente il maggiore Walter Reder il “boia di Sant’Anna”? La mattina della strage c’erano partigiani a Sant’Anna, oppure no?

Questi interrogativi e numerosi altri trovano nel volume una risposta precisa e circostanziata. Vezzoni, nel far ciò, abbatte con coraggio tutte le ricostruzioni degli eventi ormai consolidate, ma da lui ritenute inattendibili o manipolate a scopi politici e a vantaggio personale. Questo è uno dei motivi per cui l’autore definisce la sua opera “un libro scomodo e coraggioso”. Noi aggiungiamo che è anche un libro molto aggiornato. Ad esempio, la situazione giudiziaria della strage di Sant’Anna è esaminata fino al gennaio del 2014. Un capitolo è infatti dedicato alla traduzione della relazione finora inedita tenuta a Esslingen il 27 gennaio dall’avvocato Gabriele Heinecke sull’arduo e tormentato iter giudiziario rivolto ad aprire un procedimento penale sulla strage anche in Germania, dopo che nel 2005 in Italia, sia pure con deplorevole ritardo, con il processo di La Spezia, si era arrivati alla condanna all’ergastolo di dieci graduati delle SS, ritenuti colpevoli dell’eccidio. Tra l’altro, Vezzoni era presente quel giorno nell’aula del tribunale alla lettura della storica sentenza.

Questa seconda edizione, a differenza della prima, è stata inserita con pieno merito tra le pubblicazioni disponibili presso il bookshop del Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna. Un riconoscimento tardivo, che tuttavia giunge a colmare una grossa lacuna.

Per finire, vogliamo ancora una volta mettere in evidenza come l’autore, attraverso il suo scrupoloso lavoro di indagine, sia riuscito a ricostruire nella maniera più imparziale e fedele possibile la storia della strage di Sant’Anna, pervenendo ad alcune verità inoppugnabili, di cui dovranno tener conto tutti quelli che d’ora in avanti si occuperanno dell’evento: un libro, insomma, con il quale non si sarebbe potuto celebrare in modo più opportuno il settantesimo anniversario dell’eccidio di Sant’Anna e della Liberazione della Versilia.

Paolo Verona, addì 17.11.2014

FIRENZE OLTRE LE MURA- PROGETTO PER FIRENZE CAPITALE

Ciclo di conferenze e incontri rivolto alle scuole superiori della città e dintorni e aperto al pubblico a cura di

LYCEUM CLUB INTERNAZIONALE DI FIRENZE, CIRCOLO PIERO GOBETTI, CIRCOLO FRATELLI ROSSELLI DI FIRENZE

SEDE: Palagio di Parte Guelfa (Sala Gigli) primi incontri

A centocinquanta anni dalla Convenzione di settembre (15/ 09/ 1864)

(novembre-dicembre 2014)

Martedì 25 novembre 2014 ore 16,30

Marino Biondi: “La cultura dell’Istituto di Studi Superiori: Pasquale Villari e le grandi biografie “

Giovedì 4 dicembre 2014 ore 16,30

Luigi Lotti:“Come e perché Firenze divenne capitale”

Lo spettacolo organizzato autonomamente dal Teatro della Compagnia Ciurma Storta diretto da Stefano Luci,“Capitale Firenze” sarà presentato il 25 novembre 2014 ed il 4 dicembre 2014 alle ore 20,45 al Teatro 13, via Nicolodi 2 Firenze

http://circolorosselli.it/programma.htm

Dal Circolo Fratelli Rosselli di Firenze

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...