Libera Cronaca da Italia Bene comune di pochi 1223 del 12 e 13 febbraio 2014

Libera Cronaca da Italia Bene Comune di pochi e precluso ai giocondi 1223 del 12 e 13  febbraio  2014

giuseppevezzoni@gmail.com

I corrotti sono in mezzo a noi ma non sono con noi

La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti Innominati

Le leggi inique contro i meno abbienti sono immediatamente costituzionali

Le leggi che toccano la casta necessitano sempre di approfondimenti costituzionali

I sacrifici vanno fatti tutti insieme

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La pagliacciata democratica con la Disfida della Barzelletta

La pagliacciata democratica  costringe l’Italia ad essere lo zimbello dell’informazione internazionale. Speriamo che oggi cessi questa ennesima vergogna di gente che non si interessa ai problemi reali del paese che siamo diventati ma fa Disfide della Barzelletta, come quella in corso tra Letta  e Renzi,  vessilliferi del bene comune di pochi.

Nel momento in cui l’Italia affonda nella vita reale, il nuovo si distingue per quello che non potrebbe essere altrimenti in un sistema che si è fatto partitocratico e autoreferenziale:  ossia, peggio del vecchio. Mentre la Tv di Stato tempesta di spot per il pagamento del canone, fa pubblicità al gioco d’azzardo e istupidisce il giornalismo con questa resa dei conti di un partito che di democratico per ora ha solo il bene di preservare  i suoi molteplici interessi e di  tentare il conseguimento  di un potere  con un premio di maggioranza che potrebbe mandare al macero la rappresentabilità  parlamentare di milioni di voti, il mondo ride alle nostre spalle e ci sbatte le porte in faccia. Ma che Stato siamo quando si lascia spazio all’avanspettacolo di galli nel pollaio e la Democrazia  è ormai una esilarante pantomima che supera quelle di Charlie Chaplin?

Giuseppe Vezzoni-addì  13.12.2014-ore 08,10  

Renzi presidente  senza passare dalle urne?

Ormai è tutto possibile: gli italiani  hanno votato un cambiamento netto ma  potrebbero  ritrovarsi, dopo Bersani spentosi a furia di smacchiare il leopardo con il bene comune, con  un Letta messo a nanna prima di atterrare a Manhattam ed un Renzi bum bum,  presidente del Consiglio. Ma siamo certi che in questa maniera siamo sulla strada della democrazia? Per noi è  ostaggiocrazia  assoluta, una scorciatoia dissestata, partitocratica  e autoreferenziale. Un arbitrio da denunciare senza alcun ritegno.

Giuseppe Vezzoni-addì 12.2.2014

La questione della rivalutazione quote capitale di Bankitalia

Ecco la descrizione tecnica dell’operazione, ho cercato di renderla più fluida possibile non sò se ci sono riuscito…

PREMESSA

La Banca d’Italia produceva un bene che costava molto poco produrre, la moneta, nella fattispecie la Lira. Similmentela Banca Centrale Europea produce un bene che costa molto poco produrre, nella fattispecie l’Euro. La differenza fra il prezzo e il costo è una delle fonti di guadagno della Banca d’Italia che si chiama “signoraggio”.

La Banca Centrale compra titoli di stato per far entrare la moneta necessaria al funzionamento del sistema. La moneta creata alla Banca Centrale costa poco o nulla, mentre i titoli comprati danno un rendimento, intanto che li si può vendere. Questo guadagno è frutto del monopolio che la Banca Centrale ha per Legge nel “battere moneta”. Di conseguenza è un “bene pubblico”, e come tale è dello Stato e non dei privati. Infatti, i guadagni di signoraggio sono parzialmente (una parte è trattenuta per patrimonializzare la Banca Centrale) retrocessi ai Tesori. Nel caso della Banca Centrale Europea essi sono parzialmente retrocessi alle Banche Centrali nazionali che li retrocede parzialmente ai propri Tesori.

Per dare una cifra, la media dei trasferimenti di Bankitalia al Tesoro negli anni 2001-2011, che comprende i proventi da signoraggio ed altro è stata di 370 milioni di euro l’anno. L’euro non ha modificato molto queste quantità, anche se c’è stata una riduzione.

BANCA D’ITALIA ENTE DI DIRITTO PUBBLICO

La Banca Centrale Europea ha come azioniste le Banche Centrali dei Paesi facenti parte degli accordi sulla moneta unica.

La Banca d’Italia ha come azioniste le banche che partecipano al capitale fin dalla sua fondazione. Gli azionisti bancari non hanno però alcuna voce in capitolo, il Governatore è, infatti, nominato dal Potere Politico.

Il capitale nominale iniziale della Banca d’Italia era di soli 156 mila euro: 300 milioni delle vecchie lire che furono versati nel 1936 dagli istituti di credito italiani, allora pubblici. Quegli istituti di credito sono oggi le banche private italiane e una sessantina di loro, insieme a qualche assicurazione e a INAIL e INPS, sono ancora oggi formalmente i proprietari della banca. A causa di una serie di acquisizioni e cessioni, oltre il 50 per cento delle quote è in mano ai gruppi Intesa ed Unicredit e da allora il capitale effettivo è cresciuto come accumulo di riserve. Con l’accumulo di riserve che è, come detto prima, frutto del signoraggio. Perciò abbiamo un “bene pubblico” – il frutto del signoraggio – che si è accumulato come capitale della Banca Centrale che ha come azionisti dei privati privi di voce in capitolo.

Qualcuno potrebbe pensare – e c’è chi lo ha fatto – che, dato che la proprietà formale della Banca d’Italia è degli istituti privati, questi traggano da decenni grandi guadagni dal signoraggio e dalle altre attività economiche della banca centrale. Non è così, fino ad ieri, ed è un punto molto importante: secondo lo statuto della Banca d’Italia i guadagni erano ripartiti tra i proprietari fino a un massimo del 10 per cento circa del capitale nominale, che, lo ricordiamo, era di soli 156 mila euro.

Ogni anno quindi la sessantina di banche che possiede la Banca d’Italia si spartivano poche decine di migliaia di euro in base al capitale che detengono (15.600 euro nel 2006, per esempio). A questo si aggiunge però un altro 4 per cento massimo, calcolato però sul totale delle riserve. Questa aggiunta fa arrivare i trasferimenti dalla Banca d’Italia alle banche private a cifre molto più consistenti, anche se quasi irrilevanti per il bilancio di un istituto di credito: negli ultimi tempi è stato intorno ai 67 milioni l’anno, di fronte però a un utile netto della banca centrale di 1,1 miliardi di euro. Con un esempio concreto: Intesa possiede il 30 per cento delle quote della Banca d’Italia e ha ricevuto nel 2012 circa 20 milioni di euro. Nello stesso anno il suo bilancio dichiarava utili per 1,6 miliardi.

CHE COSA CAMBIA CON IL DECRETO CONTESTATO

La Banca d’Italia rivaluta le quote del 1936 a 7,5 miliardi di euro. Le banche – ipso facto – hanno un attivo maggiore, frutto della rivalutazione della partecipazione in Banca d’Italia, che si trasforma in un capitale maggiore. Questa rivalutazione entra a far parte dell’imponibile, nonostante l’operazione sia contabile, senza trasferimenti di liquidità o di altre attività alle banche, queste devono pagare tasse sulle cosiddette plusvalenze di questa operazione. Lo Stato ne riceverà quindi un gettito fiscale una tantum di oltre un miliardo di euro: e questi soldi serviranno a pagare parte della seconda rata IMU.

TUTTO QUI?

Cambiano altre due cose di un certo rilievo. La prima è che le quote diventano trasferibili, cioè teoricamente comprabili e vendibili in base al valore stabilito dal mercato. Per questo motivo alcuni hanno sostenuto che sia possibile dare la proprietà della Banca d’Italia a enti stranieri. In realtà questa possibilità è esplicitamente esclusa dal decreto, che stabilisce la necessità per i proprietari della banca di avere “sede legale e amministrazione centrale in Italia”.

La seconda è che viene fissato un limite del 3 per cento per la partecipazione al capitale. Le banche o le assicurazioni che hanno più del tre per cento dovranno vendere la parte eccedente. Non è ancora del tutto chiaro come verrà venduta questa parte eccedente, ma il decreto stabilisce un periodo di tre anni in cui le quote potranno essere ricomprate dalla Banca d’Italia. Quanto care non si sa, perché la cifra dipenderà dai dividendi che la Banca d’Italia deciderà di pagare: in questa eventualità, che rimane un’eventualità, ci sarebbe un effettivo trasferimento di denaro dalla Banca d’Italia ai proprietari delle quote. In altre parole il trasferimento sostanziale dal Governo/Tesoro non necessita dell’atto di ricomprare le quote, che potrebbe avvenire come no, ma sta invece nei dividendi che la banca pagherà in futuro, da cui il valore delle quote in effetti dipende.

 INFINE LA RIVALUTAZIONE DELLE QUOTE

Il tetto massimo dei dividendi, che si ottengono dagli utili netti, è stabilito al 6% del valore del capitale. Dato che questo è diventato di 7,5 miliardi di euro, il massimo teorico che la Banca d’Italia pagherà in dividendi sarà di 450 milioni di euro l’anno (contro i 70 milioni di utile attribuiti nel 2012).  La legge sia precedentemente che ora fissa solo un tetto massimo ai rendimenti, i dividendi futuri saranno lasciati alla discrezione del governatore e del direttorio.

Re: Ringraziamo il nostro lettore per la esauriente spiegazione con cui ci invita ad attendere come verrà venduta la parte eccedente e a quanto potrebbe ricomprare la Banca d’Italia nel caso in cui – così ci sembra di capire – l’eccedente non sia acquistato da altri istituti e occorra intervenire perché ai partecipanti  restino con  la quota stabilita del 3%

Giuseppe Vezzoni-addì 12.2.2014

 Lucchini, sen. Petraglia (SEL): “Il Governo si attivi per scongiurare il blocco della produzione”

Presentata al Senato un’interrogazione ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico sottoscritta da tutti i senatori di SEL

“Il Governo si attivi subito per scongiurare il blocco dell’altoforno della Lucchini e dia seguito all’impegno preso nei mesi passati davanti ai lavoratori e ai cittadini: garantire la continuità produttiva in attesa di conoscere il nome del nuovo acquirente”.

Lo dichiara la senatrice toscana di SEL Alessia Petraglia a proposito del rischio di stop per lo stabilimento di Piombino dovuto all’esaurimento delle materie prime necessarie al suo funzionamento.

“Il gruppo SEL al Senato – dice ancora Petraglia – ha presentato un’interrogazione ai Ministri dello Sviluppo Economico e del Lavoro per sollecitare un intervento immediato e non rinviabile, dal momento che, per evitare il blocco già a partire dal mese prossimo, le materie prime dovranno essere acquistate nel giro di pochi giorni. Oltre a questo, chiediamo al Governo di fare la sua parte in questa vicenda convocando subito un tavolo che sblocchi una situazione che da troppo tempo si trova in una fase di stallo, e di rendere note quali iniziative finanziarie e progettuali intenda mettere in campo per evitare il fallimento della Lucchini, un tassello di primaria importanza del settore siderurgico nazionale”.

“Ancora una volta – conclude la Senatrice – torniamo, infine, a porre una domanda fondamentale per questa e per altre crisi: che cosa si intende fare per definire e lanciare, dopo decenni di navigazione a vista e improvvisazione, una seria politica industriale per il nostro Paese? Solo definendo obiettivi, coordinando i settori industriali, puntando su capitale umano e innovazione possiamo trovare una via d’uscita dal baratro nel quale versa da anni la nostra economia”.

Firenze, 12 febbraio 2014

Comunicato Ufficio stampa SEL  Toscana

 

Replica al tecnico sul processo partecipativo attività estrattive

A riguardo del “processo partecipativo sulle attività estrattive” abbiamo letto ieri sulla Libera Cronaca lo sfogo di “un tecnico” che sembra essere molto informato ma che preferisce non far sapere chi è. Istintivamente non mi fido di chi si nasconde nell’anonimato seppure le cose che scrive possano, a prima vista, apparire sensate. E’ certamente qualcuno legato alla amministrazione, in particolare al vicesindaco nonché presidente dell’Unione dei Comuni Verona (forse con la segreta speranza che diventi sindaco) e certamente si occupa di marmo, forse è un geologo e magari si potrebbe anche azzardare un nome ma rischio di farmi mettere i puntini dal Vezzoni.

Detto ciò, credo di poter affermare che sarebbe ora che si cercasse di dir le cose come stanno, senza pensare se le parole vanno ad incidere sulle sorti politiche di questo o quello ma considerando che questo territorio ha subìto nel tempo una infinità di offese e la politica se n’è fregata bellamente, stando sempre dalla parte degli imprenditori, mai dalla parte dell’ambiente e dei cittadini. Si è addirittura concesso di lavorare in casa altrui senza averne diritto, causando enormi danni economici, patrimoniali ed ambientali, sempre sperando che chi deve controllare abbia cose meno impegnative da verificare e rivolga altrove la propria attenzione, o forse con la certezza di avere santi in Paradiso che hanno le “mani in pasta” e che possono affossare eventuali indagini. Lo stesso dissesto della strada provinciale potrebbe essere imputato, oltre che alle piogge alluvionali, all’ eccessivo traffico ed ai pesi intollerabili trasportati senza che nessuno abbia mai avuto il buonsenso di porre un limite o di avviare un sistema di controlli.

Che il settore estrattivo costituisca un settore vitale per il nostro territorio è cosa vera, è altrettanto vero che ormai la ricaduta sul territorio è ridotta al minimo, basti contare la quantità di laboratori abbandonati sparsi nella nostra pianura. Altrettanto minimi sono gli incassi che i comuni ottengono dalla tassa marmo, in molti casi si parla di cifre vergognose.

Il marmo, caro tecnico, viaggia di notte e se ne va in Cina, spesso senza documento di trasporto e relativa fattura, alla faccia dei nostri disoccupati e del fisco, lasciando dietro di sé danni irreparabili, arricchendo poche persone che se ne strafregano di chi è senza lavoro. Che dire poi dei dissennati metodi di demolizione attuati per produrre semplicemente carbonato di calcio, inviterei gli amici di dare un’occhiata al filmato di Alberto Grossi intitolato Aut Out e che trovate comodamente in internet, forse vi farete un’idea di cosa vuol dire oggi lavorare il marmo e di quale rischio corre il nostro ambiente.

Da parte mia sono schierato da tempo con chi cerca di porre un limite a questo sconcio, senza voler fermare l’escavazione ma certamente volendola regolamentare. Sono uno di quelli che sostiene la necessità di lavorare il marmo sul territorio, spedire all’ estero il prodotto già finito perché solo così il danno imposto alla natura verrebbe a risarcire, almeno in parte, gli abitanti apuani, solo così l’enorme flusso di denaro legato al marmo sarebbe controllato e ridistribuito evitando di accumularlo nelle tasche di pochi privilegiati, magari non sempre onesti. Questo sarebbe infine un sistema per dare il giusto risalto alle enormi professionalità delle nostre maestranze. Io credo sia giusto che il pensiero della gente sia ascoltato e che se ne debba tener conto: la natura,  le montagne, il paesaggio appartengono al bene comune e tutti devono potersi esprimere a riguardo. In quanto alle “tifoserie” mi auguro che i cittadini comincino a parteggiare per loro stessi invece che per i furboni e gli imbonitori.  Il tecnico pare invece pensare al proprio tornaconto senza considerare quello della comunità, forse frequentando i politicanti ha imparato a zoppicare.

P.S. Potrebbe essere una variante interessante al noto proverbio:<<chi va col politicante impara a zoppicare>>

Baldino Stagi- addì 12.2.2014

Via di fuga del consiglio regionale dalle vie di fuga

 

Staccioli (FdI): “La Regione non rispetta gli accordi e abbandona il territorio”

 

Toscana_ L’argomento principale del consiglio regionale di questa mattina era l’approvazione del Piano Regionale Integrato Infrastrutture e Mobilità (PRIIM), ovvero il documento che delinea le strategie di attuazione integrata e coordinata delle politiche regionali negli ambiti di azione strategica, “un atto importantissimo perché decide dove indirizzare i finanziamenti e su cosa intervenire” spiega la consigliera Marina Staccioli (Fratelli d’Italia).

Insieme ai colleghi Giovanni Donzelli e Paolo Marcheschi ho presentato degli ordini del giorno che modificassero questo piano modo da intervenire su alcune situazioni che da anni aspettano una soluzione: la Variante di Santa Chiara a Fivizzano (MS) e il collegamento (strada bianca o asfaltata) Palagnana – Stazzema (LU) – spiega la consigliera di Fratelli d’Italia – sulla seconda avevo addirittura trovato l’accordo con alcuni consiglieri di maggioranza, che però in aula si sono tirati indietro votando contro la modifica. Chissà che non ci sia lo zampino di qualche politico nazionale o amministratore locale in questa poco onorevole retromarcia”.

“Nella sostanza si chiedeva, nel primo atto, che nel PRIIM si prevedesse il compimento della realizzazione della Variante Santa Chiara, lasciata a metà, con l’aggancio con la zona di Pian di Molino, di modo da congiungervi Gassano e Gragnola, e la realizzazione di una strada di collegamento tra Stazzema e Palagnana, di cui esiste già un progetto ma che l’Amministrazione del territorio subordina ad interventi meno impellenti per il territorio – illustra la Staccioli – di fatto queste due opere avrebbero prima di tutto una fondamentale rilevanza a livello di sicurezza: la Palagnana – Stazzema creerebbe un importante collegamento tra la Garfagnana e la Versilia, costituendo una via di fuga aggiuntiva in caso di interruzione delle altre vie e accorciando del 70% la percorrenza; mentre il completamento della Santa Chiara, per stessa ammissione del locale Sindaco, impedirebbe l’isolamento di varie aree della zona, senza contare che libererebbe il borgo di Gragnola dal continuo passaggio di mezzi pesanti”.

“In conclusione la maggioranza in Regione Toscana ancora una volta sceglie di non seguire la strada degli interventi preventivi sul territorio (si richiedevano interventi anche per Vitoio, Pietrasanta, e Iacco, a Stazzema), preferendo investire su altri campi e piangendo lacrime di coccodrillo a disastri accaduti – conclude Marina Staccioli – e la dimostrazione di questo ci viene sbattuta in faccia ogni qualvolta la cronaca registra fenomeni atmosferici o sismici rilevanti. Ma alla Regione poco importa, si preferisce spendere 82 milioni per il People Mover, il collegamento tra stazione e aeroporto di Pisa, nonostante vi sia un collegamento ferroviario ad hoc; oppure buttare via altri 29 milioni della bretella Scandicci Signa, pagata ma mai realizzata, tutte risorse che potevano essere gestite o indirizzate meglio ”. Bocciato anche l’ordine del giorno relativo al raddoppio della tratta ferroviaria Firenze – Lucca – Viareggio, l’ennesimo schiaffo a cittadini e territorio.

Firenze 12 febbraio 2014

Da Alberto Pardini, Segreteria Consigliere Regionale Marina Staccioli –  Consiglio Regionale della Toscana – Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia

 

 

Stazzema: richiesta di esaminare  l’accordo per  adeguamento via di accesso al Parco nazionale della Pace approvato dal consiglio comunale di Camaiore

 

Stazzema_ Il consigliere comunale  di Stazzema, Gian Piero Lorenzoni, ha scritto al Sindaco di Stazzema, al Presidente del Consiglio Comunale, al Segretario Comunale, ai Capigruppo Consiliari e per conoscenza al Comune di Camaiore,alla Provincia di Lucca e alla  Regione Toscana chiede quando sarà esaminato a Stazzema l’accordo per l’adeguamento  via di accesso al Parco della Pace che è stato valutato e approvato del Consiglio comunale di Camaiore.

Il Consiglio Comunale di Camaiore, il 03 febbraio 2014, ha approvato all’unanimità, lo schema di accordo di programma relativo alla realizzazione di interventi di adeguamento della viabilità comunale di accesso al Parco nazionale della pace di Sant’Anna di Stazzema. Per l’attuazione degli interventi è stato stipulato e sottoscritto un apposito accordo di programma fra le parti per l’assunzione degli impegni di spesa e quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi fissati per le parti interessate e coinvolte. La deliberazione del consiglio di Camaiore approva l’accordo di programma ed i suoi allegati, tra cui la delibera della GP n.241_2013 di approvazione del progetto preliminare, il verbale della conferenza dei servizi del 26.11.2013, il crono programma e lo schema tipo di monitoraggio ex. LR 35_2011.

Pertanto sono a chiedere quando lo stesso “accordo” potrà essere esaminato, discusso ed approvato dal nostro consiglio comunale, anche secondo le indicazioni dell’art.42, comma 2, lettera 1) del DLgs 267_2000 e successive mod. ed integ. In attesa di sue cortesi e urgenti comunicazioni, si saluta

Consigliere Gian Piero Lorenzoni-addì 12.2.2014

 

L ‘Italia è il primo Paese che recepisce la raccomandazione della Commissione europea

L’Aula della Camera ha approvato la mozione del Partito Socialista Italiano concernente l’indicazione dell’affiliazione dei partiti nazionali a quelli europei. Sono stati 321 i sì, 119 no, 57 gli astenuti. A favore hanno votato: PSI, PD, Ncd, SC e PI. I no sono stati quelli della Lega Nord, del M5S e Fratelli d’Italia. Forza Italia si è astenuta”. Il simbolo dei partiti europei sarà così sulla scheda elettorale accanto al simbolo dei partiti nazionali. “Grazie alla mozione del Psi –scrivono in una nota congiunta il presidente dei deputati socialisti, Marco Di Lello e la deputata del Psi, Pia Locatelli, presidente onorario dell’Internazionale Socialista Donne – l’Italia è il primo Paese a recepire la raccomandazione dell’Europa. La mozione del Psi – hanno spiegato i deputati del Psi – impegna il Governo e il Parlamento ad adottare in tempi brevi la raccomandazione della Commissione della Ue, dove si chiede che i partiti nazionali indichino ai cittadini a quale famiglia europea intendono affiliarsi e quale candidato sostenere alla presidenza della Commissione.  Noi la scelta l’abbiamo fatta da tempo e tra poche settimane a Roma si terrà il congresso di una di delle grandi famiglie politiche europee, quella del PSE, di cui il Psi è membro fondatore.  Negli ultimi anni la nostra scarsa rilevanza in Europa è figlia anche della leggerezza dei partiti italiani nelle grandi famiglie Europee”- aggiungono Di Lello e Locatelli.

“E questa raccomandazione risulta ancor più urgente in quanto per la prima volta, a maggio, il Presidente della Commissione Europea non sarà più indicato dai governi, ma verrà eletto dal Parlamento europeo e dall’indicazione dei cittadini. Sapere che il proprio voto, il voto di ciascuno di noi, avrà una conseguenza diretta su come saranno costituite, da chi saranno presiedute e che indirizzo politico avranno le istituzioni europee può arginare la deriva euroscettica. L’Italia, per una volta può essere d’esempio”– hanno aggiunto i deputati socialisti. Dobbiamo dare nuovo vigore alla dimensione sovranazionale dell’ Unione: una politica che si faccia europea e non somma di partiti nazionali spesso riottosi a cedere sovranità alla loro stessa famiglia europea. Vogliamo dare una nuova direzione ai sentimenti verso l’Europa, rafforzare il senso di appartenenza ad un grande progetto comune. Mai come in questa fase la convergenza tra nuove politiche economiche e ispirazioni ideali ci aiuta a rilanciare le ragioni originarie del progetto europeo: l’Unione federale dell’Europa. In Ucraina molti stanno rischiando la vita per il sogno europeo. Facciamolo rivivere anche da noi” – concludono Di Lello e Locatelli.

Da Gabriele Martinelli,  Psi di Lucca- Addì 12.2.2014 Da  www.partitosocialista.it

Campagna pubblicitaria “Divina Toscana”

Fratelli d’Italia: saltata per mancanza di volontà la votazione della mozione per evitare la diffusione delle foto taroccate

Toscana_ Non si placano le polemiche sulla campagna “Divina Toscana” commissionata e pagata 100.000 euro dalla Regione Toscana all’agenzia LS&Blu di Roma per pubblicizzare le bellezze del territorio toscano in tutto il mondo.

Non vediamo come potrebbe essere il contrario. – esordiscono i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia – Riteniamo una conseguenza logica e naturale il dissenso che si è sollevato a 360 gradi, proteste sono giunte da parte di addetti al settore turistico, semplici cittadini, fotografi; quello che non è affatto naturale e che non si capisce sono invece le scelte della Regione e dell’Assessore al turismo Scaletti.”

“Certo i gusti non si discutono, – intervengono Staccioli, Donzelli e Marcheschi – ma qui non è una questione di gusto, ma di “buon” gusto. E non solo. La verità è che proprio nessuno, a parte l’assessorato che dovrebbe esserne il portavoce, pensa che l’immagine della Toscana debba essere “ritoccata” per essere in grado di attrarre visitatori e turisti.”

Oggi il gruppo di Fratelli d’Italia aveva fatto inserire nell’ordine del giorno dell’aula di consiglio una mozione per evitare la diffusione della campagna promozionale e impedire la circolazione di false immagini ritoccate, procedendo alla sostituzione delle stesse con altre che rispecchiassero il vero volto del territorio toscano. Altre forze politiche, anche di maggioranza, avevano manifestato apertamente il loro dissenso a “Divina Toscana”, ma al momento della discussione di questa ed altre mozioni, i consiglieri presenti in aula hanno deciso che era ora di andare a pranzo.

Fine della seduta.

E domani, come tutti sanno, aprirà a Milano la Borsa Internazionale del Turismo, dove la nostra regione sarà presente “divinamente” con la sua campagna taroccata. Anche il Governatore Rossi aveva bocciato le scelte dell’Assessore Scaletti, ma pare che sia preferibile spendere centinaia di migliaia di euro per portare in giro per il mondo quelle “belle foto” piuttosto che rischiare di incorrere nel danno erariale.

E’ ora che chi commette questi errori e ha le responsabilità di alcune scelte ne risponda in prima persona senza continuare a mettere toppe, o far finta di nulla, a spese poi di tutta la comunità.

Rischiare e arrecare un danno all’immagine della Toscana sarebbe una cosa gravissima.

Taroccare le foto e le immagini che ritraggono il nostro territorio è come ammettere che per essere attraente la Toscana abbia bisogno di falsare la sua immagine agli occhi del mondo e questo sarebbe un danno, alla lunga (ma neanche tanto), ben peggiore di quello erariale che si teme.

E’ di un paio di settimane fa l’accusa apparsa su un quotidiano statunitense e rimbalzata per le agenzia stampa di tutto il mondo, che l’olio Toscano è taroccato. Se decidiamo di diffondere anche le immagini false, daremo solo credito a queste accuse e perderemo ulteriormente di credibilità.

“Inoltre – conclude Staccioli – se c’è un settore dell’economia, in questo disgraziato periodo di crisi, che ancora funziona nella nostra regione è proprio il turismo. E questo senza che l’immagine che la Toscana ha nel mondo venga rimaneggiata.”

Firenze 12.2.2014

Comunicato stampa da Daniela Cattani, Segreteria Consigliere Regionale Marina Staccioli. Consiglio Regionale della Toscana-Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia

 

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