Libera Cronaca Natale 2013 1180 del 23 e 24 dicembre 2013

Io la mano la stringo

Caro Renato, per prima cosa ti voglio augurare un buon Natale e un felice Anno nuovo, e ci voglio mettere anche Buona Befana o Pefana a piacere, ricordando, benché gli anni della Befana (io ho 56anni ) siano ormai passati, che l’aspetto sempre e penso che tutti noi si aspetti fino alla morte.

Riguardo a dare la mano, certamente altrimenti che cristiano sarei !!!!

Però, una cosa è il rapporto con la persona fisica, e una cosa è il rapporto con un amministratore.
Io personalmente stimo tutti, però quando scrivo su argomenti non chiari, con documenti in mano, da cittadino che vive in una democrazia, e’ mio dovere, se sono un cittadino onesto, denunciare i fatti.

Io non voglio giudicare il mio passato d’amministratore perché, ripeto, al terzo mandato ho avuto più voti del comune e quindi il giudizio è dato dai numeri.
Una cosa però la voglio dire, se io ho sbagliato come amministratore, ho sbagliato di testa mia e non su direttive di partito, noi dell’amministrazione Lorenzoni siamo andati contro qualsiasi ente che non faceva gli interessi dei cittadini di Stazzema.
A riprova di quello che dico, come cartina di tornasole il mio amico Lorenzoni, che secondo alcuni mi dovrei vergognare ad essere amico, nei suoi 14 anni di mandato amministrativo come sindaco, tra eccidio di Sant’Anna e Alluvione del 1996 ha conosciuto presidenti della repubblica, presidenti del consiglio, presidenti di regione, ministri vari, ed altre persone con ruoli istituzionali. Detto ciò, finito il mandato di 14 anni da sindaco, e’ ritornato a vivere come cittadino comune senza incarichi diretti e indiretti e senza finti stipendi.

Direi che per me e’ tanto poter dire che al sindaco Lorenzoni la politica non gli ha dato nessuna seggiola, ma non perché non gli e’ stata offerta ( io ero presente quando l’allora presidente della provincia Tagliasacchi gliela offerse ) ma perché non e’ mai stato a certi giochi.

Come vedi, caro Renato, io quando parlo faccio nomi e cognomi e se ci sono anche documenti. Ho fatto 14 anni l’amministratore ma non ho imparato a fare il politico!

Ancora auguri a Lilia che e’ il futuro e a tutti i lettori della Libera Cronaca.

Ps. Caro Maurizio, io sono disposto a collaborare con te ma in modo chiaro nel riconoscere anche i soprusi che stanno avvenendo. Uno a caso: la strada dell’Antro del Corchia

Giuseppe Rossi-addì 23.12.2013

Si stringano le mani

Caro Giuseppe, agli auguri espressi da Renato Sacchelli affinché “ci si stringa la mano”, voglio associare i miei, perché in quelle belle parole, espresse con saggia argomentazione, è contenuto un messaggio comprensibile, buono e che sa di buono. Ricolma inoltre il cuore di entusiasmo e di buona speranza il pensare che quel messaggio sia, oltre che letto, compreso e realizzato. Un grande augurio a Te, Tua Famiglia, Tuo Giornale e Suoi Lettori

Luigi Santini- Direttore della Sezione «Versilia Storica» dell’Istituto Storico Lucchese-addì 23.12.2013

Auguri  alla Libera Cronaca

 

Ringrazio, saluto ed auguro Buone Feste a Renato Sacchelli. Con l’occasione invio i miei saluti ed auguri anche a tutti gli amici della Libera Cronaca, alla piccola Lilia ed alla sua famiglia ma in particolare al nonno che ci permette, anche quest’anno, di sapere cosa ci accade intorno. AUGURONI A TUTTI.

Baldino Stagi –addì 23.12.2013

Buon Natale dal Comitato Archivio artistico-documentario Gierut

 

A nome personale e del Comitato Archivio artistico-documentario Gierut, auguro serenità. Invio due liriche di Marta.

 Lodovico Gierut

www.gierut.it

*

 Il dipinto

 

Attraverso la vita

cammino nel paesaggio

di luci e ombre.

Occhi per vedere

i colori del cuore,

impronte d’un passato dolore,

frammenti di vita,

squarci di cielo e di sole.

Restano pensieri,

sentiero di un’anima

nel tempo del vivere,

e tutto intorno immagini

col mondo che sopravvive e cresce.

 

Vita

 

Il tempo della Vita

è

segnato

da fili bianchi,

segni astratti

lungo

il

viso:

esistere.

E Vivere?

Sta nel significato…

Tuo.

Cammina…

Crea, sogna, soffri, rallegrati,

vivi

ma

semina,

per chi vicino sia.

 

(Tratto da : Marta Gierut, “Il volto e la maschera, poesie e opere”, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 2012).

Il Natale di Alfonso, un augurio italiano

 

L’antivigilia di Natale 2013

Ma come in questo momento Alfonso aveva sentito l’imminente Natale così lontano, come fosse una festa che ormai non lo riguardava più. E sì che nel suo ancora giovane trascorso esistenziale v’era stata la morte della madre e la non preventivata nuova vita che il padre s’era rifatto con un’altra donna, con la quale Alfonso aveva avuto ben poco da spartire.

Ma neanche nel corso di quella decina di Natali che ha dovuto trascorrere in attesa di divenire maggiorenne e staccarsi definitivamente da quella situazione famigliare si era mai sentito avulso come stamani.

Neanche quei Natali così avari di cuore erano riusciti a farlo allontanare dalla ricorrenza nella maniera che stava sperimentando. No, neppure quel vissuto doloroso e parsimonioso d’amore l’aveva fatto stare così abissalmente lontano dall’atmosfera della notte che ricorda la scesa in terra di Gesù Bambino, così insensibile e cieco alla luce calda e avvolgente della mangiatoria. Questo Natale gli stava venendo addosso come un treno deragliato. Un mostro nero di ferro, un ammasso di disperazione che non lasciava scampo: mobilità in deroga con ulteriore indennità da riscuotere per altri sei mesi. Poi basta: senza lavoro e senza reddito.

Eppure Alfonso doveva farsi forza e fingere come meravigliosamente riusciva a fare la moglie Manuela nel tentativo di tenere fuori da tutta quell’ansia che gli stravolgeva la vita la sua donnina Laura e quel fagottino che era Luca, l’ultimo nato, consegnato alla cicogna dopo la notte di amore che lui e la moglie si vollero regalare dopo essere entrati a vivere nella casa finalmente di proprietà.

La casa tanto ambita, voluta acquistare con un oneroso mutuo ventennale con quella banca che si era dimostrata così amica e vicina nel momento di erogare il finanziamento ma che col sopraggiungere della difficoltà si era rivelata una matrigna senza cuore.

Una sensazione che aveva già conosciuto ma che non era come questa: allora c’era la speranza di uscirne, stavolta la speranza era soverchiata da una situazione che gli appariva insuperabile. Alfonso l’aveva compreso nel momento in cui quella stessa mattina aveva voluto correttamente avvertire il direttore che per il rateo semestrale 2014 potevano esserci dei problemi ad onorarlo interamente.

L’uomo aveva scoperto una banca pronta a gettare la bella maschera e ad avvertire, ma era una chiara seppur forbita burocratica minaccia, che l’insolvenza non sarebbe stata a lungo tollerata e che i maggiori interessi da pagare non avrebbero certo impedito alla banca di rivalersi sull’immobile.

 A due giorni dal Natale Alfonso aveva ricevuto due mazzate tremende: la prima era stata la notizia che il tentativo di evitare la messa in mobilità era praticamente fallito e che il piano di risanamento dell’azienda confermava la misura draconiana di licenziare diversi dipendenti, soprattutto quelli coinvolti nel ramo aziendale del magazzino; la seconda era stata la crudezza del direttore dell’istituto di credito nell’informarlo che la banca non avrebbe consentito che si protraesse a lungo l’eventuale insolvenza del rateo e che l’eventualità di non riuscire a pagare quanto era stato sottoscritto era una questione seria, molto grave, tanto che poteva causare perfino la perdita della proprietà e di vedere vanificare completamente i grossi sacrifici sopportati finora.

Serviva un miracolo in una nazione come l’Italia in cui i lavoratori di tante fabbriche attendevano come Alfonso il loro personale miracolo dopo l’annosa inconsistente azione politica per contrastare una crisi a cui era stato lasciato campo libero di devastare per gran parte il sistema produttivo.

Alfonso sapeva che il problema più assillante non era più il dover fare i salti mortali per arrivare alla fine mese con quei pochi euro della mobilità ma quello, davvero disperato, di come uscire dalla drammatica situazione che metteva ad alto rischio un bene così vitale che una casa rappresenta per una famiglia. Un miracolo doveva succedere, ma Alfonso non ci credeva che potesse accadere proprio a lui quando molti capi famiglia erano nella sua stessa disperata emergenza lavorativa,

Seppure avvertisse calde e rassicuranti le parole di Papa Francesco quando esortava a chiedere aiuto a Dio senza stancarsi, di non sentirci emarginati dalla grazia consolatoria per un eventuale condizione di peccato perché il Signore ha un cuore grande e non piccolo come sarebbe quello che riversasse i suoi doni solo e unicamente su chi a giudizio degli uomini non ha colpe e si comporta timorato di Dio.

Papa Francesco aveva stemperato il senso di colpa e fra le pecorelle a volte smarrite si era messo pure lui, dicendo che anche il Papa sbaglia eccome e che nessuno è senza peccato. Dio lo sa bene, per questo c’è posto per tutti tra le sue braccia allargate, nessuno escluso.

Quelle parole pronunciate come verità inoppugnabile da un pastore venuto dalla fine del mondo aprivano il cuore a coloro che le ascoltavano. La Chiesa era divenuta meno liturgica ma più missionaria della condivisione dell’umiltà e della misericordia, la paglia rifulgente d’oro della mangiatoia.

Finora le parole di Papa Francesco avevano fatto l’effetto di sollievo in Alfonso, anche se non frequentava la chiesa e non era praticante differentemente alla moglie Manuela, la quale, quando poteva, portava Laura e il piccolo Luca alla messa domenicale. Ma stavolta anche il parroco Broglio, così vicino alle povertà e alle angosce del mondo, era divenuta per Alfonso una voce persa nel vuoto. Stavolta quella voce non riusciva a farsi avvertire né incutere la speranza in un uomo che aveva perso il lavoro e che poteva perdere la casa e ritrovarsi con la famiglia in mezzo ad una strada.

Per Alfonso le esortazioni a credere e a chiedere che dal soglio di Pietro più volte quest’anno erano state sparse sul disperare umano apparivano sparpagliate da quel vento sconosciuto che spazza il cielo nella Terra del Fuoco e rimescola gli elementi a confondere verità e illusioni: una voce ritornata alla fine del mondo, pressoché inavvertibile era la sua essenza di speranza.

Invidiò in silenzio guardando la moglie Manuela per l’impegno che metteva quella mattina perché restasse dentro la solita quotidianità dello sbrigare le faccende di ogni giorno in maniera che Laura e il piccolo Luca non avvertissero la tensione per l’angoscia che anche in lei si contorceva fino a toglierle il respiro. Era nero ogni suo pensiero che fosse rivolto al futuro, ma riusciva a nasconderlo, a non darlo a vedere.

Laura e Luca attendevano il Natale ignari di tutto. Il solito Natale misurato nei doni ma smisurato negli affetti.

Alfonso nel pomeriggio divenne sempre più disperato. Terribilmente solo nella sua disperazione di cercare di uscire da quel buio labirinto in cui era venuto a trovarsi. Ma più cercasse, più ragionasse e maggiormente le vie di fuga era frustrate da una realtà senza scampo: senza lavoro e con un mutuo da pagare e una famiglia da tirare avanti.

Un peso insopportabile anche per un uomo come Alfonso, che aveva sempre avuto la determinazione e la fiducia che la sua esistenza non sarebbe mai stata preda della rassegnazione, del dover rinunciare al sogno di una casa propria perché questo traguardo comportava un prezzo da pagare, con rinunce che sarebbero durate una bella fetta della vita.

(Continua)

AUGURI DA LIBERA CRONACA  PER UN NATALE 2013 DI PACE E DI SALUTE

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