Libera Cronaca dalla Gola del Rondone del 14 e 15 gennaio 2013

Libera Cronaca dalla Gola del Rondone del 14 e 15  gennaio  2013

 

VERITA’ EQUITA’ TOLLERANZA DIALOGO

 

NEVICA NELLO STAZZEMESEMont'Alto innevato 15.1.2013Nevica nello Stazzemese 14.1.2013 002Nevica nello Stazzemese 14.1.2013 001

E’ iniziato a nevicare nel fondovalle di Mulina di Stazzema  poco prima delle 22 e dopo una mezzora era già tutto imbiancato, nonostante che il terreno  e la strada fossero bagnati dalla pioggia. L’intensità  e la grandezza dei fiocchi danno all’evento un qualcosa di spettacolare.

Giuseppe Vezzoni-addì  14.1.2013- ore 22,48

No alla passerella in plastica in Arni

Il progetto approvato dalla giunta, con una spesa di 35.000 euro, prevede l’uso di materiali di plastica riciclataChiesa di Arni. fg jpg

 

StazzemaLa passerella pedonale di Arni che l’amministrazione comunale intende ricostruire tra la strada provinciale e la piazza della Chiesa parrocchiale di S. Agostino, costruita interamente con l’utilizzo di materiali in plastica riciclata, denigra la cultura, la storia e le tradizioni della frazione montana.

L’afferma il consigliere comunale Lorenzoni, il quale sostiene “che un intervento così inappropriato, stonato e deturpante urta con le caratteristiche di un ambiente ricco di suggestivi richiami ed ha bisogno di un adeguato correttivo che preveda l’utilizzo di materiali consoni alla tradizione di un luogo così particolare, posizionato subito sotto la splendida corona delle Alpi Apuane.

Non è certo in discussione, continua Lorenzoni, la ricostruzione del piccolo ponte che oltre ad assicurare le minime condizioni di sicurezza assolva ad una necessità non più rinviabile, ma questo non vuol dire che si debba intervenire in maniera così inadeguata e sciagurata.

Lorenzoni invita l’amministrazione a non distruggere la cultura dei luoghi e chiede di rivedere la soluzione approvata con la delibera n.92 del 18 dicembre 2012.

Lorenzoni ricorda al sindaco e alla Giunta che la valle di Arni dette il titolo al noto romanzo “La Valle Bianca”, dello scrittore Sirio Giannini, dove il colore dominante era il bianco che rappresentava e rappresenta dei suoi preziosi marmi presenti nella valle e c’è una bella differenza che quello anonimo e squallido della plastica che oggi si intende utilizzare.

Il romanzo di Giannini descrive le regole di vita, l’ambiente  e gli uomini del tempo e quella realtà è ancora sotto gli occhi di tutti, per chi vuole vedere, naturalmente.

Descrive un paesaggio modellato dall’uomo; ne risulta, pertanto, che il paesaggio è al tempo stesso una costruzione culturale e una produzione sociale.

L’intervento, conclude Lorenzoni, come proposto dall’amministrazione uccide la memoria storica, ferisce la cultura e la tradizione di una comunità, offende i diritti delle generazioni future e sostiene che solo una diffusa consapevolezza dei cittadini può innescare un processo di presa di coscienza delle conseguenze di questa foga cieca e distruttrice.

Comunicato stampa inviato dal consigliere Gian Piero Lorenzoni-addì 14.1.2013

 

L’appello di Nencini è da sottoscrivere

 

Ciò che penso di Libera Cronaca l’ho già espresso altre volte per cui evito di insistere personalmente su una polemica ripetitiva che assomiglia molto ad un dialogo tra sordi. Propongo però di ripubblicare  uno stralcio  della lettera che Riccardo Nencini indirizza “ai socialisti ed agli italiani che ci sono vicini”. Rivendicazione dei valori della sinistra storica, Partecipazione,  Pragmatismo, questa mi sembra l’estrema sintesi dell’appello di Riccardo Nencini, un appello che non si può non sottoscrivere se si mettono da parte preconcetti e settarismi.

Fabio Maccari-addì 13.1.2012

 

“Abbiamo vissuto anni difficili. E’ tramontata la repubblica dei partiti e si è affermata la repubblica del populismo e degli uomini soli al comando. 

 Celebrando i centoventi anni dalla nostra nascita, anche agli avversari è apparso evidente il contributo scritto dai socialisti nella trasformazione dello stato e nel progresso italiano. Nessuna rilevante riforma del XX secolo è diventata legge senza di noi. Le tutele nel lavoro, l’allargamento dell’istruzione, le fondamenta del welfare e la valorizzazione dei diritti individuali sono alla testa di un processo di rinnovamento che senza l’attività politica e la caparbietà parlamentare del PSI non si sarebbe affermato.

 Ci siamo posti la domanda: lista socialista o alleanza elettorale col PD. Centro Democratico, nei sondaggi, ha una forza simile alla nostra. La legge elettorale prevede che solo una delle due possa avere accesso al parlamento. Hic Rodhus, hic salta.Tutti gli organi di partito chiamati a decidere, compagni che sono stati ministro, direttore dell’Avanti, dirigenti del vecchio partito con cui mi sono confrontato, a larghissima maggioranza hanno valutato il rischio troppo alto e si sono espressi per un accordo elettorale. Perchè fallire la prova avrebbe significato chiudere il libro iniziato a Genova in un mese d’agosto di fine ottocento. E’ il libro che io non intendo chiudere. Troppe pagine ancora da leggere, troppe pagine ancora da scrivere.

Capisco chi ha cuore e non si piega all’Italia che cambia. Ma non possiamo comportarci come i reduci di Salò, naufraghi in un mare di cui avevano smarrito la bussola.

Qualcuno ha scritto che abbiamo fatto un accordo per le seggiole. Già, ma senza ‘seggiole’ le idee non diventano leggi. E abbiamo preteso quanto ci spettava, nulla di meno. Il giudizio si dà alla fine. Sul lavoro che verrà fatto. 

 Mi spaventano invece il velleitarismo e i chiacchieroni di mestiere, quelli dell’ “armiamoci e partite”, quelli che cinque anni fa inneggiavano alla lista socialista e poi non la votarono. “

( Passaggi dell’ Appello ai socialisti e agli italiani che ci sono stati vicini estrapolati da Fabio Maccari)

 

Il dialogo tra sordi movimenta le opinioni, e questo è già un risultato

Ringraziamo Fabio Maccari perché “ un dialogo fra sordi” è la più bella espressione per  testimoniare che il giornale che non c’è è libero e aperto. Noi non vogliamo ingrigire la speranza ma neppure ritingerla continuamente di verde  acceso. Stiamo tentando di costruire un’informazione che non accetta pastori se non quello che va a cercare l’agnellino smarrito della verità per quanto ci è umanamente  e professionalmente possibile. Riconosciamo la  nostra pochezza di cercatori ma rivendichiamo sempre la nostra correttezza nel farlo. Chi legge la Libera Cronaca stia certo che ogni volta che picchiamo sui tasti della tastiera non solo usiamo le ma anche  il rispetto e la coscienza di essere consapevoli,  pur nel nostro poco bene e nel nostro tanto male, che non ci muoviamo con  recondite intenzioni: né a nostro vantaggio né a svantaggio di altri. Meno che mai a danno degli sprovveduti. E questo ci conforta al di là del fatto che altri possano crederci o no. Sprovveduti siamo noi che insistiamo a scrivere in questa maniera,  avendo scelto di non passare mai dalla parte dei provveduti e di pagare per questo il costo.

Un dialogo fra sordi significa che non si esce dalle rispettive posizioni ma che tuttavia resta aperto un dialogo, pertanto qualcosa che movimenta opinioni diverse. Proprio per questo vogliamo essere più precisi in merito alla campagna elettorale.

Intanto lo spread è un fondamentale finanziario che quando scende fa risparmiare miliardi di euro di interessi, mentre quando sale produce un costo altrettanto altissimo. È  un fondamentale estremamente importante ma non è tutto. Ci sono i fondamentali economici. Questi ultimi, nonostante la fase favorevole dello spread, sono terribilmente negativi ed hanno subito un peggioramento a seguito delle decisioni assunte dal Governo Monti, del Pdl, del Pd e del Terzo Polo.

Dare  quindi le colpe solo a Monti è l’ennesima falsità con cui i partiti maggiori della politica italiana per l’ennesima volta vogliono fuorviare gli elettori con l’ appioppare ad altri le rispettive nonché pesanti responsabilità, soprattutto per come hanno governato nella Seconda Repubblica. Le responsabilità non sono ovviamente tutte uguali, ma ciò non ci rasserena né  ci motiva a scegliere il male minore: sempre male rimane.

Vogliamo mettere in rilievo  che lo spread è governabile e riconducibile a livelli bassi anche durante una fase di recessione o quasi depressione dell’economia, con tagli al sociale e ai redditi di poco superiori ai mille euro il mese e lasciando  praticamente inalterati quelli alti, gli sprechi e gli abusi della casta politica e burocratica.  Un vantaggio al Paese fatto pagare da chi ha di meno. Questo rilievo dovrebbe far tenere le antenne tese su una campagna elettorale che non affronta ancora una volta i problemi veri dell’Italia che siamo diventati, la vergognosa forbice della disuguaglianza fiscale, dei diritti e delle opportunità che sempre più si è aperta a svantaggio delle fasce sociali meno abbienti, nonostante la “sorveglianza distratta o distorta” della Costituzione più bella del mondo, la carta che doveva impedire che la Repubblica Italiana  cadesse nelle mani di una classe politica inamovibile,omnivora e dissipante le risorse dei cittadini.

Dopo il 24 febbraio, passata la Befana che scenderà dai camini di tutti nei prossimi 41 giorni, arriverà di notte l’ora della Calcavecchia  a portare via le illusioni. Il 2013 sarà un anno molto duro, forse più duro del 2012. La disoccupazione aumenterà ancora, così come l’imposizione fiscale. La produzione industriale nel mese di novembre è diminuita del -7,6% rispetto a novembre 2011. E’ il 15° ribasso consecutivo,  Un impresa su tre ha il segno meno nel proprio bilancio.

Sono dati di enorme preoccupazione, tali da richiedere una campagna elettorale non imbroglia popolo ma corretta ed incentrata sulle  sfide vere. Ricordiamo che lo spread può salire e scendere  in poco tempo, ma l’economia reale no. Serviranno anni per ritornare al livello del periodo pre-crisi e bisognerà crescere, come minimo, almeno il 2% annuo. Non sarà facile, vista la crescita di un punto o frazioni di punto con cui il Pil è aumentato  negli ultimi 10-15 anni. Sarebbe bene dirlo e ribadirlo fin da adesso ai cittadini e non illudendoli con il taglio dell’Imu e prefigurando la costruzione di un’Italia Giusta da parte di coloro che finora l’hanno resa ingiusta. Intanto a novembre il debito pubblico  ha toccato  i 2020 miliardi di euro, il tetto massimo finora mai raggiunto. A dicembre dovrebbe ridiscendere sotto i 2000 miliardi, ma questo non può consolarci visto che si controlla il debito pubblico con tagli iniqui  di adeguamento alle pensioni dei non abbienti, col blocco di stipendi che non arrivano a mille euro, con l’oppressione fiscale, con l’aumento dell’Iva e via scorrendo, e non attraverso le maggiori entrate che dovrebbero venire dalla crescita della ricchezza economica.

Queste misure  sono state  approvate da parte delle forze politiche che hanno sorretto il Governo Tecnico Monti. Adesso che queste forze  si contrappongono e si rimpallano la responsabilità d’aver impoverito il paese con le tasse e i tagli ma che nulla hanno tolto al bengodi di cui godono e fanno godere a coloro che gravitano intorno alla politica. Vogliono far credere che taglieranno le tasse e disegneranno un paese più equo senza indicare dove saranno trovate le risorse per far ripartire la crescita dei consumi. Tacciono sull’impegno assunto con l’Europa  di conseguire l’equilibrio del bilancio da quest’anno. Intanto il settore sanitario è squassato da una riorganizzazione  che deve rientrare dal profondo rosso del deficit attraverso  il taglio del numero di posti letto ospedalieri e dei servizi, tanto che inizia ad insinuarsi il pericolo che possano venire a costituirsi due sistemi  sanitari: quello per gli abbienti, i quali attraverso assicurazioni potranno usufruire di prestazioni all’avanguardia, e l’altro più dimesso e meno rispondente, come tempi, strumentazioni tecnologiche e medicalizzazioni scientifiche aggiornate, per  i cittadini poveri e per quelli senza le risorse necessarie per usufruire  di un servizio sanitario di  qualità.

Oggi siamo stati tristissimi per bilanciare la gioia della campagna elettorale appena iniziata: via l’Imu,  avanti con l’Italia Giusta e tornare a vedere la Luce in fondo al tunnel. Speriamo di essere allegrissimi e scrivere presto che l’informazione della Libera Cronaca è stata disfattista: impenitente disfattista.

Giuseppe Vezzoni-addì 14.1.2013      

 

Santoro-Travaglio hanno rilanciato Berlusconi: un  servizio pubblico coi fiocchi!

 

Ti mando le poche righe appena inviate alla redazione di Servizio Pubblico. Questo è il mio punto di vista, nella quasi certezza che ormai tutto sia più importante del bene comune.

In merito alla puntata in cui avete ospitato Berlusconi, (che non posso definire onorevole) penso che gli abbiate volutamente lasciato acquisire il vantaggio. Non vi mancano certo le capacità e nemmeno gli argomenti da porre sul tappeto, vi siete invece andati ad infilare in faccende di poco conto o addirittura dove si sapeva che Berlusconi avrebbe potuto trarre un vantaggio. Non avete ribattuto ad argomentazioni opinabili. Sembrava quasi che tutto fosse stato pianificato, forse volendo privilegiare gli ascolti, ma in questo modo avete DANNEGGIATO GRAVEMENTE L’ITALIA E GLI ITALIANI. Mi auguro che alle prossime elezioni Berlusconi abbia la lezione che merita, non potremo certo dire che avete fatto tutto ciò che era in vostro potere per far emergere le gravi responsabilità di cui è colpevole. Cordiali saluti.

Baldino Stagi-addì 14.1.2013

Re: Noi abbiamo optato di andare a letto e leggere ciò che scrive Voltaire sulla tolleranza.

 

Il vocabolo canfino era già presente nel dialetto versiliese prima della seconda guerra mondiale

Ho letto su Libera Cronaca del 31 dicembre 2012 l’articolo di Oriente Angeli riguardante l’etimologia di “canfino”. L’etimologia suggerita dall’autore è molto ingegnosa e suggestiva, ma purtroppo, da quanto mi risulta, è sbagliata. Infatti il vocabolo “canfino” compare nel dialetto versiliese già ai primi del Novecento, con l’avvento dei primi lumi a petrolio, di cui il canfino è una sorta di derivato. Su ciò ho avuto testimonianza da parte di molte persone anziane, tra cui mia madre che ha ora 98 anni, che si ricordano come fin da ragazzi abbiano sentito dire frasi come: “Aggiungi un po’ di canfino nel lume, sennò si spenge”. Dunque il vocabolo non può aver avuto origine durante la seconda guerra mondiale da una deformazione dell’inglese pass me a can fuel detto dagli alleati, perché esisteva già in precedenza. Finora, dalle mie prime ricerche, non sono riuscito a trovare un’etimologia certa e il significato della parola permane oscuro. Comunque, proseguirò nel mio tentativo. Qualora vi riuscissi, ma non ne sono sicuro, e potessi essere annoverato nel numero dei “giusti”, come dice Borges citato da Oriente Angeli, ve lo comunicherò con un successivo articolo su Libera Cronaca.

Grazie dell’ospitalità e spero di tornare presto a scrivervi

Prof. Paolo Verona, Terrinca-addì 13.1.2013

 

Servo di Scena  domani sera al Comunale di PietrasantaC

 

Il grande Franco Branciaroli torna a Pietrasanta sul palcoscenico del Teatro Comunale per la stagione di prosa firmata da Luca Lazzareschi, promossa e organizzata dalla Fondazione La Versiliana, in collaborazione con il Comune di Pietrasanta, nell’ambito dei Teatri della Versilia.C

Pietrasanta– L’appuntamento è per domani martedì 15 gennaio alle 21.15 con Servo di Scena, uno dei più celebri testi teatrali di Ronald Harwood, che curò anche l’adattamento cinematografico dell’omonimo film di culto di Peter Yates, del 1983, interpretato da Albert Finney (premiato al Festival di Berlino) e da Tom Courtenay (cinque candidature agli Oscar). Ed è naturalmente un testo ritagliato ad hoc sulla figura di un attore di grande carisma, quale è Franco Branciaroli, che dell’allestimento prodotto da CTB Teatro Stabile di Brescia e dal Teatro degli Incamminati firma anche la regia. Sul palco del Comunale di Pietrasanta, Branciaroli sarà protagonista insieme a  Tommaso Cardarelli, affiancati da Lisa Galantini, Melania Giglio, Daniele Griggio, Giorgio Lanza e Valentina Violo.

Omaggio all’Inghilterra e a Shakespeare, Il servo di scena che sarà in scena con la traduzione di Masolino D’Amico, è soprattutto un inno al teatro ed alla sua gente, alla sua capacità di resistere in tempi difficili, alla sua insostituibilità.

Scritta in un linguaggio affascinante, tipico dello stile della commedia inglese, affronta con tono ironico le rocambolesche vicende di una precaria compagnia di provincia, che si dipanano tra camerini e palcoscenico, quale sublime metafora della vita del teatro di ogni tempo.

Così la storia: è il 1940, pur devastata dai bombardamenti nazisti, Londra riesce a conservare l’aplomb che l’ha sempre contraddistinta. Come racconta Evelyn Waugh, il grande testimone di quegli anni, la vita procede meglio che può: pub e ristoranti restano aperti finché una bomba non li distrugge, i circoli e i club non variano nemmeno gli orari di apertura e di chiusura. Anche il teatro continua a vivere a dispetto della stupidità che sembra sul punto di conquistare il mondo. E Shakespeare diviene non solo poeta di un intero popolo, ma anche il suo profeta, e il teatro il suo tempio.

Il servo di scena racconta la storia di una di queste compagnie eroiche e spericolate e del suo vecchio capocomico, un non meglio identificato “Sir”, attore shakespeariano un tempo osannato dalle folle e dalla critica. Colpito da malore proprio alla vigilia della Prima del Re Lear, Sir sembra sul punto di dare forfait: sarebbe la prima volta nella sua onorata, lunghissima carriera. Ma Norman, il suo fedele servo di scena, da perfetto inglese non concepisce che non si possa andare in scena. Magari morti, ma gli spettatori hanno pagato il biglietto e hanno perciò diritto allo spettacolo.

Sir è messo male: non solo ha dimenticato quasi tutte le battute del testo, ma ha dimenticato perfino quale testo dev’essere rappresentato. Comincia a vestirsi da Otello, poi si mette a recitare il Macbeth. Infine sembra rimettersi in carreggiata, ma sono troppe le cose che non vanno. Se la prende con la moglie, Milady, una Cordelia decisamente troppo grassa. Se la prende perfino con l’ennesimo bombardamento nazista, che scambia per l’effetto-temporale giunto però troppo presto.

Dopo numerosi esilaranti contrattempi, Sir si sente di nuovo male e, al termine dello spettacolo, mentre gli altri attori (compresa sua moglie, Milady) se ne vanno a casa, solo il buon Norman lo assiste. Sir, sentendo di essere in punto di morte, gli consegna la propria autobiografia, una specie di testamento spirituale in cui ringrazia tutti i membri della sua compagnia, lodandoli uno per uno, dal primo all’ultimo, tranne – guarda caso – proprio il suo servo di scena. Chissà perché, si è dimenticato proprio di lui.

Nella figura del servo Norman trapela la ragione profonda della sua forza: il teatro è invincibile perché non ha padroni, non cerca ricompense, è invincibile perché la ragione profonda della sua esistenza sta nella sua gratuità.

Perciò sa pronunciare le parole più importanti e profonde con ironia e senza perdere il sorriso. Il servo di scena ne è la dimostrazione.

Biglietteria: prezzi e orari.

I biglietti per SERVO DI SCENA sono in vendita al Teatro Comunale (Piazza Duomo,  Pietrasanta – Lu) e negli orari di apertura del Cinema Comunale. Saranno inoltre in vendita dalle 17.00 alle 19.00 il giorno stesso della rappresentazione. Info Tel. 0584 795511 e Fondazione La Versiliana Tel. 0584 265733 – 265735. Prenotazione e prevendita anche online su www.ticketone.it).

Per i Soci Banca BCC (Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana) e per i Soci Coop, è prevista una riduzione sul prezzo del biglietto e per favorire gli studenti è  previsto uno speciale biglietto in galleria al costo di 10 euro.

Prezzi: Platea 24,00 (ridotto 21,00); Galleria 15,00 (ridotto 12,00). Le riduzioni si applicano anche ai minori di anni 25, oltre i 65 anni e portatori di handicap.C

Per info www.laversilianafestival.it

Franco Branciaroli- Tommaso Cardarelli

Servo di Scena di Ronald Harwood traduzione di Masolino D’Amico e con (in o.a.) Lisa Galantini, Melania Giglio, Daniele Griggio, Giorgio Lanza,Valentina Violo. Regia di Franco Branciaroli- Scene e costumi di Margherita Palli- Luci di Gigi Saccomandi

Comunicato stampa Fondazione La Versiliana-addì 14.1.2013

tel. +39 349 8613496 ufficio.stampa@laversilianafestival.it

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Una risposta a Libera Cronaca dalla Gola del Rondone del 14 e 15 gennaio 2013

  1. roberto cordiviola ha detto:

    In merito al termine “canfin”usato anche a Carrara, io non so l’origine ma non dimentichiamo che alcuni reparti americani erano presenti in nord Italia nella Prima guerra mondiale(Hemingway docet)senza contare i trasporti marittimi con cui il petrolio arrivava in “can fuel”dai paesi anglosassoni.Una cosa mi ricordo benissimo io,classe 1947, da bambino,infestato dalla tenia,fui costretto da mia nonna,classe 1907, a inghiottire un cucchiaio di canfin,gentilmente(sic)fornito da un barrocciaio nostro vicino-portava la lanterna appesa dietro al barroccio(o birroccio come sice in Toscana) come segnalazione la notte,-per eliminare il lunghissimo verme.Per oltre una settimana tutto ciò che mettevo in bocca”profumava” di canfin.Scoprii da adulto la velenosità del prodotto,che però in piccola dose funzionò benissimo.

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